Hiroshima Okonomiyaki – la ricetta

Questa è la ricetta dell’okonomiyaki di Hiroshima che mi è stata insegnata alla ditta Otafuku Sauce di Hiroshima.

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Innanzitutto per fare un buon okonomiyaki bisogna avere una buona piastra elettrica, ma va bene anche una padella resistente o un “testo” per la piadina. La temperatura della piastra preriscaldata all’inizio deve essere sui 180°C, aumentare a 250°C quando si arrostisce la carne, e poi ritornare a 180°C.

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Gli ingredienti usati nella lezione di cucina sono: 1 uovo, cavolo cappuccio affettato sottilmente, germogli di soia, un piccolo porro affettato, ikaten (fiocchi di calamari fritti essiccati), fettine di maiale sottili, una confezione di pasta fresca (udon o soba per yakisoba), salsa per okonomiyaki e alga aonori.

La quantità degli ingredienti varia a seconda dei gusti, ma in genere gli strati devono essere belli spessi, poi, cuocendo, l’okonomiyaki si assottiglia..

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Il primo bianco

(puntata 34) di Michele Pinin

                                                                                           finché c’è musica devi danzare

Okada è una persona semplice. Due più due fa quattro. Sempre. Una persona razionale. Definizioni queste che dicono molto e anche molto poco. Quando sentiamo dire che qualcuno è una persona semplice, pensiamo subito a una persona buona. Semplice e buono sono aggettivi che tendiamo a usare insieme. Qualcosa di semplice, qualcosa di buono. Poi basta un attimo e una persona buona diventa un sempliciotto, un ingenuo. Addirittura uno stupido e se di attimi ne passano due, si trasforma in una persona ottusa che non ascolta quello che gli diciamo, uno di quelli che quando le cose si mettono male, non ci guarda negli occhi e dice: questo è il mio lavoro, faccio solo il mio lavoro. La semplicità può rivelarsi implacabile, crudele quasi. Come le corse sfrenate in macchina dei giochi che facciamo al telefonino: sbagli una curva e finisci nel burrone.
Leggere il diario di Elemetti insieme a Sae era stata una rivelazione per Okada. La donna era onesta: leggeva le frasi scritte in lingua italiana dal marito e traduceva in giapponese tutto quello che c’era da tradurre. Come poteva esserne sicuro lui che l’italiano non lo capiva? Gli bastava guardare l’espressione del viso, i movimenti delle mani, gli scarti con cui la donna muoveva il bacino sulla sedia davanti al computer. E poi l’imbarazzo. Stavano sfogliando il diario di un morto. Perché Sae avesse richiesto di avere accanto uno dei due giornalisti prima di iniziare a leggerlo, nonostante le sue giustificazioni (puntata 28), rimaneva un mistero. Continua a leggere

Cuciniamo italiano?

Quando si vive all’estero bisogna sapersi adattare, questo è vero.
Ma che fare quando capita uno di quei momenti in cui si vuole preparare un piatto a cui si è affezionati?

In quel caso esistono più soluzioni: si potrebbe andare a mangiare in un buon ristorante italiano. Ma questo non darebbe, in ogni caso, quella sensazione di “familiare” che viene dal piatto consumato a casa. Allora si potrebbe cercare di riprodurre il piatto che vorreste con gli ingredienti che avete a disposizione. Ecco la ragione del mio post di oggi: non vivo in Italia da sei anni, ormai, ma ho un marito che ama mangiare, e quindi mi capita di proporgli molti piatti italiani.

Ho pensato di raccontarvi, a cominciare da questo post, come preparo alcuni dei miei piatti migliori. Spero di incuriosirvi, di ricevere qualche appunto nel caso che le mie interpretazioni non fossero corrette, e – magari – di darvi qualche idea per pranzo o cena a basso costo, e di rapida esecuzione.

Mi andrebbero dei ravioli.

A me piacciono quelli con ricotta e spinaci, e qui cominciano i “dolori”. Dove trovare la ricotta? In questo paese si trovano con facilita’ porzioni di ricotta che non superano i 150 gr… Decisamente poco per preparare a sufficienza per due/tre persone!
Per questo motivo mi sono messa a cercare una soluzione alternativa, e la mia scelta è caduta sul tofu. Eh si, proprio lui! Quello strano alimento, dal gusto indefinito, che i giapponesi amano tanto…
Certo, non si tratta di ricotta, e immagino che sia difficile immaginare un accostamento tofu/spinaci, ma vi assicuro che è possibile, e ora vi spiegherò come.

Cominciamo.

Ingredienti e dosi (per due persone)

Per la sfoglia:
150 gr di farina, un uovo, sale qb.

Per il ripieno:
Un mazzo di spinaci, un panetto di tofu da 300 gr, sale qb (*all’occorrenza, se il tofu non si asciuga subito, basta aggiungere del pangrattato e mescolare: l’impasto acquisterà in volume ma non perderà il suo sapore).

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Il tofu è molto difficile da asciugare. Per ottenere un prodotto accettabile io lo tiro fuori dalla confezione, lo avvolgo in alcuni fogli di carta da cucina e lo appoggio su una grata per torte, cercando di comprimerlo con qualcosa di pesante (di solito uso due tazzine da caffè). Dopo un paio d’ore il tofu è pronto per essere mescolato con gli altri ingredienti.

In una ciotola capiente unisco il tofu agli spinaci, che ho scottato in precedenza, e al sale. Aggiungo sempre una bella spolverata di formaggio grattugiato, che dà sapore all’impasto.

A me piace la pasta all’uovo, confesso! Cerco di usarla spesso (nei limiti del tempo a disposizione), e non posso immaginare di preparare dei ravioli con altri tipi di sfoglia.

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In un primo tempo procedevo esclusivamente a mano, con un solo alleato: un mattarello acquistato al negozio a 100 yen. Ottenere una sfoglia accettabile era faticoso, e mi occorreva parecchio tempo. Poi, finalmente, ho fatto acquisti in una zona di Osaka in cui si trova una serie di negozi dedicati ai locali di ristorazione (Doguyasuji), e sono tornata a casa con una macchina per la pasta! La commessa mi ha avvisata, non era molto adatta a un locale di medie dimensioni, e allora le ho risposto che per il mio locale (due clienti affezionati, a cui si è aggiunto un terzo – che per ora mangia ancora poco) era più che sufficiente.

Con l’ausilio della mia piccola alleata, procedo come farebbe qualsiasi altra persona in Italia (o altrove): preparo un impasto con 150 gr di farina e un uovo (*per due persone) e lo lavoro a mano, per poi tirarlo fino a ottenere una sfoglia di pasta sottilissima.

La stendo su un piano di lavoro, distribuisco l’impasto – mezzo cucchiaino da caffè – lasciando circa due cm di distanza tra uno e l’altro, vi appoggio sopra una seconda sfoglia che appiattisco con una semplice bacchetta, taglio i miei ravioli con una rotella dentata (altro acquisto intelligente in un negozio a 100 yen) e il gioco è fatto.

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Per la cottura, io li tiro su non appena vengono a galla, e li condisco con un sughetto al pomodoro semplice.

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Occorre un po’ di tempo per prepararli, ma vi assicuro che il tofu non svilisce il risultato finale, che si presenta bene e scompare velocemente!!

 

Calendario di Burogu, Agosto 2014

E` pronto il mese di Agosto 2014 !

Arrivano le cicale, l`umidita`, i matsuri, gli hanabi… e` l`estate giapponese!  E` il Calendario di Burogu!

Come sempre due pagine di calendario, una con i giorni e le festivita` (giapponesi) ed un`altra con un`immagine “alternativa”.  State piu freschi con Burogu! :D

Buon Agosto! :)

Agosto 2014
Retro Agosto 2014

Il primo bianco

(puntata 33) di Michele Pinin

                                                                          – Il mondo è mediocre e dunque anche lei.
                                                                            E’ d’accordo?

- Dai, io e te? In vacanza insieme?
– E perché no?
Tomita e Abe si guardano e sorridono.
È il 7 luglio, il momento di programmare le vacanze, se aspettano ancora un po’ arriva l’autunno. Eppure non è così facile organizzarsi, l’estate quest’anno sembra non volere arrivare. Non fa caldo, ci sono 24 gradi, il cielo è coperto, le nuvole lasciano scendere una pioggia sottile. Dopo anni, nella capitale è tornata la stagione delle piogge, quella vera. Ormai si erano abituate a solo un paio di settimane di acquazzoni, qualche notte più umida del solito e poi via nel forno dell’estate. Invece da settimane piove, il caldo non arriva e chi si ostina a girare nei treni in pantaloncini e maglietta ha freddo, la sera prima di dormire trema e deve chiedere aiuto alle aspirine, due alla volta.
Loro sono sedute al Les Deux Magots, nella piazzetta del Museo Bunkamura, a Shibuya. Qualche settimana prima Abe era entrata e uscita da un incubo a pochi passi da lì, nel palazzo del Don Quixote e una sua vecchia amica incontrata per caso in quella confusione l’aveva salvata (puntata 26). Ha dato appuntamento a Tomita per raccontarle cosa era successo quel pomeriggio. Quando l’ha vista arrivare, con una minigonna nuova, ha deciso di non dire niente. La guarda con invidia. La sua amica è bella con quella minigonna di lino, ha le gambe lunghe, affusolate. Oggi sorride. Nelle mail che si sono scambiate negli ultimi giorni, mancava il sorriso, sembrava che il cielo grigio e l’umidità della stagione fossero riusciti a entrare anche nelle frasi. Continua a leggere