Il canale Youtube di BUROGU!

Salutando l`estate e dando il benvenuto all`autunno giapponese ne approfittiamo per presentarvi il canale Youtube di Burogu!
Un nuovo spazio in cui cercheremo di proporvi qualche video interessante, fatto da noi o scovato in rete, per farvi scoprire aspetti sempre nuovi del Giappone!

https://www.youtube.com/user/burogu00

Il primo video che carichiamo e` un saluto all`estate giapponese, iscrivetevi in tanti al nuovo canale! :D

Pensieri Analogici: Osaka, le zone che non sai. Parte 2/3.

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Esco dallo shotengai, torno verso la stazione tramite un`altra strada. Passo davanti a quello che sembra un piccolo mercatino, vendono soprattutto DVD ed altre cianfrusaglie. Ogni buco, porta che vedo potrebbe essere un piccolo locale, bisogna guardare da vicino. Intravedo in lontananza dei cumuli di quello che sembrano sacchetti della spazzatura, messi da un lato della strada, divisi da una barriera. In realtà sono buste di plastica che contengono oggetti appartenenti alla moltitudine di persone che sta alla mia destra. Un edificio piuttosto grande (scoprirò che si tratta di un dormitorio comunale) con il piano terra interamente costituito da portici. Qui vedo tantissimi uomini e qualche donna: stanno all`ombra, son divisi in piccoli gruppi che giocano a carte, chiacchierano, per terra file di barattoli vuoti di nihonshu, tutti allineati, quasi li stessero contando. Nel modo più discreto possibile faccio qualche scatto. Imposto tutto prima di portare la macchina all`occhio, tempi, diaframma, la messa a fuoco in modo da essere il più veloce possibile.

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Ma non lo sono abbastanza, mentre cammino verso la fine della strada che fiancheggia i portici, sento qualcuno dietro di me che strilla, non capisco cosa dica, ma faccio finta di niente, non aumento il passo. In realtà potrebbe anche non avercela con me, ma il formicolio dietro la nuca, la sensazione di aver osato troppo, di aver confermato ai loro occhi di essere il turista coglione che va a fare un giro nei bassifondi si sta concretizzando.

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Alla fine un uomo mi raggiunge, ormai è a un paio di metri da me. Non posso più ignorarlo. Ha un paio di pantaloni corti da ginnastica, una maglietta bianca, la barba e i capelli lunghi e incolti. E` tutto abbronzato e sta urlando nella mia direzione, puntandomi il dito. Mi raggiunge, continua a strillare. Cerca di afferrarmi la macchina fotografica. Non capisco quello che dice, ma è facile intuirlo, almeno nella mia testa automaticamente traduco, anche se non capisco la mia coscienza mi fa immaginare che dica: “Tu, brutto stronzo, che cazzo vieni qui con la tua macchina fotografica, coi vestiti puliti, a passare il tuo sabato mattina!! Ma che ti credi? Ad un safari? Siamo esseri umani, abbiamo una dignità`, la vita ci ha già dato un calcio in culo e adesso ci vuoi solo tu, a fare le foto da far vedere ai tuoi amici?” Mi fa cenno che devo togliere il rullino, e strapparlo, esporlo alla luce, bruciarlo. Alzo le braccia senza dire niente, facendo la faccia da idiota, ma lui non molla. Alla fine faccio lo sbaglio più grosso. Gli dico “I am sorry”. Questo lo fa veramente incazzare, ma di brutto. Mi si avvicina, mi urla in faccia “Soryyy???? NO SORYY” ed altre cose in quello che immagino sia Kansai-ben, non riconosco manco una parola. Ricomincio a camminare a passo spedito, ma non troppo, cerco di distanziarlo, non voglio mettermi a correre.

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Oramai siamo sulla via principale incrociamo persone che assistono alla scena, il tizio raccatta un secchio di metallo, di quelli dove si mettono le vernici, e comincia a minacciarmi di lanciarmelo se non gli do la macchina fotografica. Io continuo a guardarlo fisso negli occhi, senza sfida, lo guardo semplicemente fisso, ignorando il secchio. Alla fine lo sbatte per terra, spaventando un passante, ha gli occhi che sputano fiamme. Mi giro, me ne vado, rinuncia. Mi guarda allontanarmi. Quando mi giro per l`ennesima volta a controllare dove sta, lui fa una cosa veramente buffissima. Mi guarda con questa espressione da matto, sta lì, vestito come ho detto, con delle ciabatte sgangherate, ad un certo punto fa ’sta faccia da finto pazzo, si vede che vuole esagerare per farmi paura, e alza il pugno e fa il gesto di inseguirmi, sapete quando si mima una corsa sul posto. Ecco fa proprio così, un balzello, quella faccia, è una delle cose più buffe che abbia mai visto. Mi sforzo di non ridere, mi fa anche una certa tenerezza, e decido di dargli soddisfazione. Fingo paura e scappo. Mi giro dopo qualche metro di corsa e vedo che forse un po’ gongola.

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Mi allontano da quella zona. Sono perso nei miei pensieri, mi sto dando dello stronzo, sto pensando a che farci con le foto, mi ripeto che per fare un pezzo su ’sto blog, per raccontare un qualcosa di non so che importanza, ho fatto incazzare uno di questi poveretti. Ne valeva davvero la pena?

Non la vedo la bici che arriva, e mi prende in pieno il braccio, la macchina vola, e poi atterra. ’Fanculo a me e al mio odio per gli strap, si apre il retro, si bruciano le foto. Non so quante ma di sicuro un po’ sono andate. Mi è già successo, di solito i primi scatti si salvano, le foto già scattate sono avvolte talmente tanto strette che la luce non ci arriva. Penso che anche questa volta sarà così. Penso, spero.

Le foto che vedete qui con gli aloni chiari, sono le foto che si son salvate. Qualche altra foto è andata persa. Ad esempio quella con tutti i barattoli di sake.

nishinari 1 (18 of 21)Fine Parte 2.

Parte 1

Pensieri Analogici: Osaka, le zone che non sai. Parte 1/3.

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Prima di tutto una breve ma doverosa introduzione. Questo non vuole essere un pezzo di stampo giornalistico, tutte le informazioni che vi trovate sono tratte da altri pezzi, i link alle fonti li troverete sopratutto nella terza ed ultima parte. Tutto tranne le esperienze personali che racconterò. Non è mia abitudine andarmene in giro a fotografare senzatetto, barboni, persone che se la passano in generale poco bene. Non critico chi lo fa, ma non è il mio campo d`azione, questa volta ho fatto un`eccezione.

Osaka. Una città che non definirei certo bella, ma con il passare degli anni e soprattutto grazie alla fotografia, ho imparato a conoscerla, a scoprire tante piccole cose che divergono dai soliti itinerari turistici.

nishinari 1 (1 of 21)Non sono mai stato il tipo da guida turistica, mi piace perdermi nei posti, specie quelli in cui vivo. Un giorno Steve ed io decidiamo di andare a fare qualche foto nella zona dello Shinsekai, veramente pittoresca. Sulla via del rientro scegliamo un percorso mai fatto, tornando indietro tramite una lunga diversione verso ovest. Camminando ci rendiamo conto che la zona si fa sempre più degradata, sempre più povera, ma si fa tardi, e torniamo a nord, per le solite strade.
Non penso più a quella zona, quando mesi più tardi, pensando a dove andare a fare un po’ di foto, mi ritorna in mente, arrivo alla stazione di Osaka, controllo la mappa della linea JR e scelgo una fermata un po’ a caso, ma che intuisco sia nella zona che mi interessa. La “loop” line della JR mi piace, è quasi tutta all’aperto, ed ogni tanto riesco a vedere punti per potenziali esplorazioni future. La mia stazione, arrivato. E’ una bella stazione, una lunga banchina all’aperto. Mi dirigo verso l’uscita, passo i tornelli e prendo l`uscita a nord, sbuco in un sottopassaggio, ed immediatamente la puzza acre di piscio stantio mi fa storcere il naso.

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Non è qualcosa che si sente spesso in Giappone, almeno non così forte, è davvero nauseabonda. Esco, e capisco che non è il solito quartiere poco conosciuto, qui si respira un`aria completamente diversa, la povertà è sospesa nell`aria, è scritta sui muri, ce l`hanno addosso le persone che vedo. Appena sulla strada vedo una signora che dorme per terra, in una specie di rientranza; continuo a camminare, mi affaccio su un piccolo vicolo che porta ad un sotto passaggio, un signore con la bicicletta mi supera, si ferma all`ingresso del sottopassaggio e comincia a pisciare contro il muro. Lo fotografo, lo osservo e nel frattempo mi passa accanto un vecchio con un deambulatore, odora di qualcuno che non si lava da parecchio tempo.

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Ho già lo stomaco che mi si stringe, la sensazione di essere fuori posto mi accompagnerà per tutta la mattinata, la sensazione di essere scambiato per uno stronzo turista, venuto a fare qualche scatto ai poveri, a quelli che se la passano male. E forse è proprio così. Ma troppo spesso sento dire e leggo di un Giappone perfetto, alcuni studenti son persino convinti che, a parte rarissime eccezioni e magari a Tokyo solamente, i senzatetto in Giappone manco esistano (sentito con queste orecchie da alcuni ragazzetti all’università).

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Quindi rimango un po’ da quelle parti, a fare fotografie, pensando a questo pezzo, pensando di voler raccontare un pezzo di Osaka che non sempre si legge, senza pretese. Cammino per questo quartiere, la gente che dorme per terra è ad ogni angolo, è estate, siamo a luglio, è mattina ed il sole picchia forte anche se sono solo le 10:30. Ogni angoletto di ombra è occupato da qualcuno che dorme, o sta seduto per terra, o accovacciato, nella tipica posizione dei giapponesi, col sedere sui talloni.

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Incontro qualche banchetto, vendono cose assurde, segreterie telefoniche con lo scomparto per le cassette, VHS, per lo più sembrano tutti rottami, cose scassate, impolverate.

Mi domando chi mai comprerebbe ’ste cose qui. Una segreteria telefonica a cassette…….Ed ecco l`immancabile shotengai, è tutto proporzionato, non è così luminoso ed effervescente, i negozi son meno appariscenti e meno colorati, anzi, direi smunti, grigi. La luce che proviene dalla copertura in vetro fa apparire tutto grigiastro, verdolino, per lo più ci sono persone anziane, che davvero si trascinano. Una coppia di vecchietti è ferma a parlare, uno seduto su una bici, l`altro a piedi, un tizio sulla bici ha un piede sul pedale, la posizione gli lascia scoperta la caviglia, ha la pelle che si squama, si vedono i grossi pezzi di pelle secca che penzolano sulla caviglia, ha un sorriso tutto gengive, mentre chiacchiera con quello che penso sia un suo amico.

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Una sala giochi, non ci sono porte, ma dei semplici teli di plastica che immagino vogliano tenere dentro l`aria condizionata.

Un pachinko, questo è invece come tutti gli altri, passo accanto alle fotocellule delle porte che si spalancano, il consueto frastuono e la puzza di fumo stantio si riversano per un attimo all`esterno in quel lampo di anarchia che solo chi è passato davanti ad un pachinko sa come sia, di cosa odori. Penso che in questo posto molti troveranno qualche momento di salvezza apparente. Dentro il pachinko non conta niente, non esiste il tempo, ti ci puoi perdere dentro. Le macchinette, il frastuono, il fumo ti ipnotizzano e magari chissà, ogni tanto qualcosa la vinci e arrivi alla fine anche di questa giornata.

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Fine prima parte.

Il primo bianco

(puntata 35) di Michele Pinin

                                                                       L’uomo crede vero tutto quello che desidera

Agosto e dicembre sono due mesi che ti mettono alla prova. La gran parte delle persone ha già deciso il proprio destino: le vacanze.
Sono delle ricorrenze le vacanze. Appuntamenti con decisioni che non sempre si vogliono prendere. L’alternativa è semplice: dentro o fuori. Tocca a te decidere. Il caldo e il freddo come li vuoi vivere, dentro o fuori? Letteralmente, vuoi stare in casa o sulla spiaggia, in casa o in montagna? E’ la malvagità umana che te lo chiede. Vuoi sentirti solo o in compagnia? E il problema, bada bene, non è così futile come stai pensando. Scalare una montagna in solitaria in agosto è un modo per trascorrere le vacanze dentro, in compagnia di tutti gli altri scalatori solitari dell’estate che prima di lasciare il rifugio, aspettano il ritorno dello scalatore che li ha preceduti. Muoversi a fine settembre e scalare realmente da soli la stessa montagna diventa possibile grazie alla minaccia del maltempo, all’essere fuori stagione. Devi aumentare il pericolo, quello fisico di romperti l’osso del collo a causa di un temporale improvviso e quello morale di essere definito uno che vuole fare di testa sua. E’ la malvagità umana: il calendario definisce il tempo e lo spazio.
Okada, ha deciso di trascorrerle nella capitale le vacanze a leggere il diario di Elemetti e approfittare di Sae che non riesce a dire di no (puntata 34). Ha rinunciato ai tre giorni che di solito passa a Wakamatsu dagli anziani genitori a metà agosto per le festività dedicate alle anime dei morti. Quest’anno gliene basta una di anima morta. Continua a leggere

Calendario di Burogu, Settembre 2014

E` pronto il mese di Settembre 2014 !

Terminata, o quasi, la calda estate giapponese, si torna a scuola e al lavoro accompagnati naturalmente dal Calendario di Burogu!

Immaginea

Come sempre due pagine di calendario, una con i giorni e le festivita` (giapponesi) ed un`altra con un`immagine “alternativa”.

Buon Settembre! :)

Settembre 2014
Retro Settembre 2014