Pensieri Analogici: Osaka, le zone che non sai. Parte 3/3.

nishinari 3 (17 of 18)

Le lattine vengono raccolte e poi vendute, circa 80Y al chilo.

Ritorno nell’Osaka che sappiamo, mi fermo a pranzo dai miei amici al Circo Mitali`. Gli racconto la mia mattinata, e del posto in cui son stato, e che posto. A quanto pare si chiama Nishinari, mi dicono che è una zona considerata parecchio pericolosa, e non ho ragione di dubitare. Dopo anni di Giappone so bene che la percezione che si ha qui di cosa sia pericoloso o meno, è ben diversa da quella che si ha in altri posti, ma in questo caso non ne ho dubitato nemmeno un po’.

nishinari 3 (3 of 18)

Rientro a casa e cerco un po’ di cose su questo Nishinari. E qualcosa salta fuori. Nishinari è uno dei 24 distretti che fanno parte della città di Osaka. La zona in cui son stato viene chiamata con il suo vecchio nome, Kamagasaki. A quanto pare viene di proposito omessa dalle mappe turistiche. Almeno così era sino ad un po’ di tempo fa.

Innanzitutto i senzatetto, quanti sono? E come si posiziona il Giappone nella classifica dei senzatetto?
Per la prima domanda ho trovato un dato forse un po vecchiotto, ma tanto per avere un`idea. I senzatetto nel mondo dovrebbero essere intorno ai 100 milioni, dai 20 ai 40 milioni nelle zone urbane ed il restante nelle zone rurali. I paesi con il numero più alto sono posti come il Brasile, con 20 milioni, l`India con 78 milioni, e così via. In Giappone siamo fortunatamente lontani da quei numeri, dovrebbero essere intorno ai 25000, con circa 6000 a Tokyo e 7000 a Osaka. In Italia, tanto per far un paragone nostrano, sono circa 17000, con Roma che ne ospita da sola 7000.

nishinari 3 (10 of 18) nishinari 3 (11 of 18)

Si sa che i quartieri più poveri sono quelli dove si incontrano più facilmente persone che vivono ai margini. Ma nell`area che ho visitato erano decisamente tanti, per la mia esperienza. Mi ha dato l`idea di un vero e proprio quartiere di emarginati, un vero e proprio ghetto.

Torniamo indietro nel tempo, seguendo link, pagine notizie, sono arrivato ad un fotografo. E` il 1950 ed il giovane fotografo Seiryū Inoue (井上 青龍) si sta facendo le ossa come fotografo documentarista. Nel 1960 fa la sua prima esposizione personale, il titolo? “The Hundred Faces Of Kamagasaki”. Un reportage sulle persone che vivevano nella zona. Nel 1960 un certo Daido Moriyama approderà allo studio di Seiryū. Moriyama sarà sempre grato a Seiryū per averlo spinto sulle strade, a fotografare quello che vedeva ogni giorno, sino a sviluppare il suo inconfondibile quanto controverso stile.

nishinari 3 (5 of 18) nishinari 3 (12 of 18)

Insomma già nel 1960 Kamagasaki e Nishinari erano quartieri che ospitavano senza tetto. La maggior parte di queste persone erano lavoratori edili, approdati dalla zona rurale durante il boom dell`edilizia, l`epoca delle grandi infrastrutture. Nel 1970 si sarebbe tenuto l`EXPO a Osaka e questo attirò ancora più lavoratori. Dopo quell`evento il lavoro cominciò a scarseggiare, sempre di più. E in un modo o nell`altro, centinaia di lavoratori che nel tempo avevano abbandonato la vita di campagna per il miraggio della città, rimasero come intrappolati lì, a Kamagasaki. Le cose continuarono a peggiorare, il numero di senzatetto sembra essere aumentato di continuo da allora. Ma non ci sono solo senzatetto. A Kamagasaki c’è anche la più alta concentrazione di “daily labor” (lavoratori giornalieri) di tutto il Giappone. Si stima che circa 21000 persone vi si rechino ogni giorno a cercare il loro impiego quotidiano seguendo le interminabili code dai datori di lavoro, ogni mattina.

nishinari 3 (7 of 18) nishinari 3 (8 of 18)

Questo fa si che i prezzi della zona siano veramente bassi. Alloggi chiamati Doya, possono costare intorno ai 400-800Y per notte. Per questo motivo la zona sta attualmente diventando parecchio popolare tra i “backpackers”. In effetti ogni volta che ci sono andato ne ho sempre visto parecchi in giro.

nishinari 3 (9 of 18)

Non solo sono posti economici, ma anche discreti. E` possibile spesso fermarsi a dormire senza che nessuno chieda uno straccio di documento. Questo permise a Tatsuya Ichihashi, ricercato con l`accusa di omicidio dell`insegnante inglese Lindsay Ann Hawker, di rimanervi nascosto per un lungo periodo di tempo durante i suoi 31 mesi di latitanza. A Nishinari trovò lavoro in una compagnia edile e riuscì a eludere la caccia all`uomo per diversi mesi, vivendo nel più assoluto anonimato.

nishinari 2 (1 of 3)

La raccolta di cartoni è un altro lavoro che spesso fanno i poco abbienti. Viene pagato intorno ai 300-500Y al giorno.

nishinari 1 (17 of 21)

A marzo dell`anno scorso è stato presentato all`Osaka Asian Film Festival un film del regista Shingo Ota, intitolato “Fragile”. Il film e` ambientato proprio a Kamagasaki, e le autorità hanno chiesto al regista di tagliare alcune scene, determinate parole (come ad esempio Doya e qualche altra) e rimuovere tutto ciò che avrebbe potuto far riconoscere l`area di Kamagasaki. A leggere i commenti dell`autore, il film ha ricevuto forti censure nel tentativo di seppellire questa realtà`, di nasconderla sotto il tappeto insomma.

Tornando ancora una volta indietro nel tempo ho anche scoperto che Kamagasaki fu teatro di durissime rivolte e ancora più dure rappresaglie da parte della polizia. La prima nel 1961, uno dei lavoratori giornalieri venne investito da un taxi, e lasciato agonizzante sull`asfalto, l`ambulanza arrivo dopo moltissimo tempo, quando ormai non c`era più niente da fare per l`uomo. Per gli abitanti di Kamagasaki si trattava dell`ennesima discriminazione nei loro confronti, la scintilla che faceva scoppiare il bubbone ormai gonfio della sfiducia nei confronti dello Stato, dell`autorità. Gli scontri durarono due giorni e furono molto violenti. La 1961 al 1973 ci furono ben altre 21 rivolte. Un`altra degna di nota accadde ancora nel 1990 (leggete anche qui), quando saltò fuori che un poliziotto della zona intascava mazzette da una famiglia di Yakuza, nota per sfruttare i lavoratori della zona. Anche in questo caso, rivolte e sanguinosi scontri con la polizia, circa 1000 rivoltosi e 1500 poliziotti vennero coinvolti, con oltre 100 poliziotti che subirono da lievi a più gravi ferite. Interessante notare che dopo i primi momenti che videro coinvolti solamente i lavoratori giornalieri e i senzatetto della zona, si unirono alla rivolta anche gli studenti delle scuole superiori che avevano abbandonato gli studi. Per finire, una molto più recente è avvenuta nel 2008, quando a seguito di una discussione in un ristorante, un membro della comunità locale è stato prelevato dalla polizia vittima di un violento pestaggio da parte di quest` ultima. In questo caso le proteste e gli scontri durarono 6 giorni. La cosa ugualmente interessante, almeno per me, è che i motivi scatenanti riguardavano sempre e solo singole persone, ma le rivolte accorpavano insieme tutti i cittadini di Kamagasaki, accendendo la scintilla per far scoppiare il malcontento in cui si vive nella zona.

nishinari 2 (2 of 3)

Foto scattata all’alba a Namba.

nishinari 3 (4 of 18)

Per chi volesse approfondire ancora, nel 2007 venne girato un documentario, “Nishinari Mapping the Future”, della Zakka film (未来世紀, ニシナリ di Yukio Tanaka 田中幸夫 e Tetsuo Yamada 山田哲夫).

Ho messo il link a molte delle fotni che ho usato per scrivere quest`ultima parte. Ancora molte notizie le ho prese da questo blog, con un post scritto in due parti, parte 1 qui e parte due qui. Altre notizie potete trovarle da voi, ci son diversi articoli sull`argomento, stessa cosa per il video sulle rivolte che potete trovare su youtube. Una breve storia di Kamagasaki la trovate in questo pdf, le illustrazioni rendono bene l’idea di ciò che si racconta.

Il viaggio nei sobborghi di Osaka e` finito. Spero di avervi fatto scoprire qualcosa di nuovo, e sotto certi aspetti  interessante. Il Giappone è pieno di bellissimi posti, soprattutto qui nel Kansai, con Kyoto e Nara a far da protagoniste per le mete dei turisti. Dopo svariati anni di vita ad Osaka, ed aver visto tanti bei posti di questa città, guidato photowalk per oltre un anno e mezzo facendo scoprire angoletti nascosti anche a chi qui ci vive da parecchio, ho voluto raccontare qualcosa di diverso. Non mi son sentito particolarmente orgoglioso di quello che facevo, non mi son sentito per niente contento o soddisfatto quando ho finito i miei giri fotografici in quella zona, ma questi posti esistono, e forse sarò anche un pochino moralista o clichè, ma mi andava di farlo sapere anche ad altre persone. Non penso che chi venga qui come turista (ma neanche chi ci vive) debba andare a vedere con i propri occhi, ma semplicemente sapere di queste realtà credo sia importante.

Un articolo molto interessante che fa riflettere su che cosa sia giusto o meno fotografare lo trovate a questo link, vi consiglio di leggerlo.

nishinari 2 (3 of 3)Fine Parte 3.

Parte 1, Parte 2.

Il primo bianco

(puntata 36) di Michele Pinin

                                                                                   Qui lui viene trattato come un ospite

La prima volta è meglio di mattina. Magari nelle mezze stagioni, a metà settembre o in aprile. In quelle belle mattinate con il cielo azzurro, il sole forte e non troppo caldo. I giorni migliori sono lunedì, martedì e mercoledì.
Elemetti era stato fortunato e gli era successo proprio un martedì mattina. Alle otto, sulla pensilina della linea Odakyu, alla stazione di Shimokitazawa in direzione Shinjuku, aveva assistito per la prima volta al rush hour. Non aveva ancora chiara la differenza fra l’ora di punta e il rush hour, troppo pochi i giorni trascorsi dal suo arrivo sull’arcipelago.
Era vestito a festa perché era stato subito obbligato a cercare un modo per cucire il pranzo con la cena e lo aspettava un’intervista con la proprietaria di una scuola di lingue. Al contrario di molti dei suoi coetanei stranieri, non aveva una borsa di studio o soldi di famiglia, la mattina doveva alzarsi per andare a caccia di qualche ora di lezione. Il poco denaro con cui era atterrato si era sciolto come un gelato nel culo di un elefante.
Prima di arrivare aveva letto molto a proposito del rush hour, la cerimonia che si tiene la mattina nelle stazioni della capitale al comando degli annunci, dei fischietti e delle mani inguantate di bianco del personale che spinge le schiene dei protagonisti oltre le porte, dentro i vagoni. Negli articoli si riportava che per gli isolani, la parola “alienazione”, non incuteva sconforto perché l’avevano sostituita con “appartenenza”. La psicoanalisi era stata abbattuta sul nascere. Sentirsi una piccola vite di un enorme ingranaggio, non provocava depressione o tristezza, quanto la sensazione di fare parte di un destino comune. Nei treni stipati non era il caso di lasciarsi andare. Era la realtà delle cose, un fiume che ti offre due possibilità: nuotare la corrente o esserne spazzato via.
Franco non avrebbe mai pensato, quella mattina di aprile all’inizio degli anni 90, davanti alla bellezza e ferocia della cerimonia, che un giorno, quasi un quarto di secolo dopo, avrebbe scelto la seconda di alternativa. Continua a leggere

Il canale Youtube di BUROGU!

Salutando l`estate e dando il benvenuto all`autunno giapponese ne approfittiamo per presentarvi il canale Youtube di Burogu!
Un nuovo spazio in cui cercheremo di proporvi qualche video interessante, fatto da noi o scovato in rete, per farvi scoprire aspetti sempre nuovi del Giappone!

https://www.youtube.com/user/burogu00

Il primo video che carichiamo e` un saluto all`estate giapponese, iscrivetevi in tanti al nuovo canale! :D

Pensieri Analogici: Osaka, le zone che non sai. Parte 2/3.

nishinari 1 (7 of 21)

Esco dallo shotengai, torno verso la stazione tramite un`altra strada. Passo davanti a quello che sembra un piccolo mercatino, vendono soprattutto DVD ed altre cianfrusaglie. Ogni buco, porta che vedo potrebbe essere un piccolo locale, bisogna guardare da vicino. Intravedo in lontananza dei cumuli di quello che sembrano sacchetti della spazzatura, messi da un lato della strada, divisi da una barriera. In realtà sono buste di plastica che contengono oggetti appartenenti alla moltitudine di persone che sta alla mia destra. Un edificio piuttosto grande (scoprirò che si tratta di un dormitorio comunale) con il piano terra interamente costituito da portici. Qui vedo tantissimi uomini e qualche donna: stanno all`ombra, son divisi in piccoli gruppi che giocano a carte, chiacchierano, per terra file di barattoli vuoti di nihonshu, tutti allineati, quasi li stessero contando. Nel modo più discreto possibile faccio qualche scatto. Imposto tutto prima di portare la macchina all`occhio, tempi, diaframma, la messa a fuoco in modo da essere il più veloce possibile.

nishinari 1 (21 of 21)

Ma non lo sono abbastanza, mentre cammino verso la fine della strada che fiancheggia i portici, sento qualcuno dietro di me che strilla, non capisco cosa dica, ma faccio finta di niente, non aumento il passo. In realtà potrebbe anche non avercela con me, ma il formicolio dietro la nuca, la sensazione di aver osato troppo, di aver confermato ai loro occhi di essere il turista coglione che va a fare un giro nei bassifondi si sta concretizzando.

nishinari 1 (20 of 21) nishinari 3 (13 of 18)

Alla fine un uomo mi raggiunge, ormai è a un paio di metri da me. Non posso più ignorarlo. Ha un paio di pantaloni corti da ginnastica, una maglietta bianca, la barba e i capelli lunghi e incolti. E` tutto abbronzato e sta urlando nella mia direzione, puntandomi il dito. Mi raggiunge, continua a strillare. Cerca di afferrarmi la macchina fotografica. Non capisco quello che dice, ma è facile intuirlo, almeno nella mia testa automaticamente traduco, anche se non capisco la mia coscienza mi fa immaginare che dica: “Tu, brutto stronzo, che cazzo vieni qui con la tua macchina fotografica, coi vestiti puliti, a passare il tuo sabato mattina!! Ma che ti credi? Ad un safari? Siamo esseri umani, abbiamo una dignità`, la vita ci ha già dato un calcio in culo e adesso ci vuoi solo tu, a fare le foto da far vedere ai tuoi amici?” Mi fa cenno che devo togliere il rullino, e strapparlo, esporlo alla luce, bruciarlo. Alzo le braccia senza dire niente, facendo la faccia da idiota, ma lui non molla. Alla fine faccio lo sbaglio più grosso. Gli dico “I am sorry”. Questo lo fa veramente incazzare, ma di brutto. Mi si avvicina, mi urla in faccia “Soryyy???? NO SORYY” ed altre cose in quello che immagino sia Kansai-ben, non riconosco manco una parola. Ricomincio a camminare a passo spedito, ma non troppo, cerco di distanziarlo, non voglio mettermi a correre.

nishinari 3 (15 of 18)

Oramai siamo sulla via principale incrociamo persone che assistono alla scena, il tizio raccatta un secchio di metallo, di quelli dove si mettono le vernici, e comincia a minacciarmi di lanciarmelo se non gli do la macchina fotografica. Io continuo a guardarlo fisso negli occhi, senza sfida, lo guardo semplicemente fisso, ignorando il secchio. Alla fine lo sbatte per terra, spaventando un passante, ha gli occhi che sputano fiamme. Mi giro, me ne vado, rinuncia. Mi guarda allontanarmi. Quando mi giro per l`ennesima volta a controllare dove sta, lui fa una cosa veramente buffissima. Mi guarda con questa espressione da matto, sta lì, vestito come ho detto, con delle ciabatte sgangherate, ad un certo punto fa ’sta faccia da finto pazzo, si vede che vuole esagerare per farmi paura, e alza il pugno e fa il gesto di inseguirmi, sapete quando si mima una corsa sul posto. Ecco fa proprio così, un balzello, quella faccia, è una delle cose più buffe che abbia mai visto. Mi sforzo di non ridere, mi fa anche una certa tenerezza, e decido di dargli soddisfazione. Fingo paura e scappo. Mi giro dopo qualche metro di corsa e vedo che forse un po’ gongola.

nishinari 3 (16 of 18) nishinari 3 (1 of 18)

Mi allontano da quella zona. Sono perso nei miei pensieri, mi sto dando dello stronzo, sto pensando a che farci con le foto, mi ripeto che per fare un pezzo su ’sto blog, per raccontare un qualcosa di non so che importanza, ho fatto incazzare uno di questi poveretti. Ne valeva davvero la pena?

Non la vedo la bici che arriva, e mi prende in pieno il braccio, la macchina vola, e poi atterra. ’Fanculo a me e al mio odio per gli strap, si apre il retro, si bruciano le foto. Non so quante ma di sicuro un po’ sono andate. Mi è già successo, di solito i primi scatti si salvano, le foto già scattate sono avvolte talmente tanto strette che la luce non ci arriva. Penso che anche questa volta sarà così. Penso, spero.

Le foto che vedete qui con gli aloni chiari, sono le foto che si son salvate. Qualche altra foto è andata persa. Ad esempio quella con tutti i barattoli di sake.

nishinari 1 (18 of 21)Fine Parte 2.

Parte 1

Pensieri Analogici: Osaka, le zone che non sai. Parte 1/3.

nishinari 1 (8 of 21)

Prima di tutto una breve ma doverosa introduzione. Questo non vuole essere un pezzo di stampo giornalistico, tutte le informazioni che vi trovate sono tratte da altri pezzi, i link alle fonti li troverete sopratutto nella terza ed ultima parte. Tutto tranne le esperienze personali che racconterò. Non è mia abitudine andarmene in giro a fotografare senzatetto, barboni, persone che se la passano in generale poco bene. Non critico chi lo fa, ma non è il mio campo d`azione, questa volta ho fatto un`eccezione.

Osaka. Una città che non definirei certo bella, ma con il passare degli anni e soprattutto grazie alla fotografia, ho imparato a conoscerla, a scoprire tante piccole cose che divergono dai soliti itinerari turistici.

nishinari 1 (1 of 21)Non sono mai stato il tipo da guida turistica, mi piace perdermi nei posti, specie quelli in cui vivo. Un giorno Steve ed io decidiamo di andare a fare qualche foto nella zona dello Shinsekai, veramente pittoresca. Sulla via del rientro scegliamo un percorso mai fatto, tornando indietro tramite una lunga diversione verso ovest. Camminando ci rendiamo conto che la zona si fa sempre più degradata, sempre più povera, ma si fa tardi, e torniamo a nord, per le solite strade.
Non penso più a quella zona, quando mesi più tardi, pensando a dove andare a fare un po’ di foto, mi ritorna in mente, arrivo alla stazione di Osaka, controllo la mappa della linea JR e scelgo una fermata un po’ a caso, ma che intuisco sia nella zona che mi interessa. La “loop” line della JR mi piace, è quasi tutta all’aperto, ed ogni tanto riesco a vedere punti per potenziali esplorazioni future. La mia stazione, arrivato. E’ una bella stazione, una lunga banchina all’aperto. Mi dirigo verso l’uscita, passo i tornelli e prendo l`uscita a nord, sbuco in un sottopassaggio, ed immediatamente la puzza acre di piscio stantio mi fa storcere il naso.

nishinari 1 (3 of 21) nishinari 1 (4 of 21)

Non è qualcosa che si sente spesso in Giappone, almeno non così forte, è davvero nauseabonda. Esco, e capisco che non è il solito quartiere poco conosciuto, qui si respira un`aria completamente diversa, la povertà è sospesa nell`aria, è scritta sui muri, ce l`hanno addosso le persone che vedo. Appena sulla strada vedo una signora che dorme per terra, in una specie di rientranza; continuo a camminare, mi affaccio su un piccolo vicolo che porta ad un sotto passaggio, un signore con la bicicletta mi supera, si ferma all`ingresso del sottopassaggio e comincia a pisciare contro il muro. Lo fotografo, lo osservo e nel frattempo mi passa accanto un vecchio con un deambulatore, odora di qualcuno che non si lava da parecchio tempo.

nishinari 1 (2 of 21)

Ho già lo stomaco che mi si stringe, la sensazione di essere fuori posto mi accompagnerà per tutta la mattinata, la sensazione di essere scambiato per uno stronzo turista, venuto a fare qualche scatto ai poveri, a quelli che se la passano male. E forse è proprio così. Ma troppo spesso sento dire e leggo di un Giappone perfetto, alcuni studenti son persino convinti che, a parte rarissime eccezioni e magari a Tokyo solamente, i senzatetto in Giappone manco esistano (sentito con queste orecchie da alcuni ragazzetti all’università).

nishinari 1 (12 of 21) nishinari 1 (13 of 21)

Quindi rimango un po’ da quelle parti, a fare fotografie, pensando a questo pezzo, pensando di voler raccontare un pezzo di Osaka che non sempre si legge, senza pretese. Cammino per questo quartiere, la gente che dorme per terra è ad ogni angolo, è estate, siamo a luglio, è mattina ed il sole picchia forte anche se sono solo le 10:30. Ogni angoletto di ombra è occupato da qualcuno che dorme, o sta seduto per terra, o accovacciato, nella tipica posizione dei giapponesi, col sedere sui talloni.

nishinari 1 (19 of 21) nishinari 3 (2 of 18)

Incontro qualche banchetto, vendono cose assurde, segreterie telefoniche con lo scomparto per le cassette, VHS, per lo più sembrano tutti rottami, cose scassate, impolverate.

Mi domando chi mai comprerebbe ’ste cose qui. Una segreteria telefonica a cassette…….Ed ecco l`immancabile shotengai, è tutto proporzionato, non è così luminoso ed effervescente, i negozi son meno appariscenti e meno colorati, anzi, direi smunti, grigi. La luce che proviene dalla copertura in vetro fa apparire tutto grigiastro, verdolino, per lo più ci sono persone anziane, che davvero si trascinano. Una coppia di vecchietti è ferma a parlare, uno seduto su una bici, l`altro a piedi, un tizio sulla bici ha un piede sul pedale, la posizione gli lascia scoperta la caviglia, ha la pelle che si squama, si vedono i grossi pezzi di pelle secca che penzolano sulla caviglia, ha un sorriso tutto gengive, mentre chiacchiera con quello che penso sia un suo amico.

nishinari 1 (16 of 21)

Una sala giochi, non ci sono porte, ma dei semplici teli di plastica che immagino vogliano tenere dentro l`aria condizionata.

Un pachinko, questo è invece come tutti gli altri, passo accanto alle fotocellule delle porte che si spalancano, il consueto frastuono e la puzza di fumo stantio si riversano per un attimo all`esterno in quel lampo di anarchia che solo chi è passato davanti ad un pachinko sa come sia, di cosa odori. Penso che in questo posto molti troveranno qualche momento di salvezza apparente. Dentro il pachinko non conta niente, non esiste il tempo, ti ci puoi perdere dentro. Le macchinette, il frastuono, il fumo ti ipnotizzano e magari chissà, ogni tanto qualcosa la vinci e arrivi alla fine anche di questa giornata.

nishinari 1 (14 of 21)

Fine prima parte.