Storie Analogiche N. 2: La Olympus XA4

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Oggi abbiamo un altro ospite a parlarci della sua macchina fotografica preferita, Giovanni Pascarella. Personalmente sono molto contento che abbia accettato di scrivere questo post, ammiro molto il suo modo di vedere e non avendolo mai conosciuto di persona, se non per un brevissimo e fortuito incontro in un aereoporto, è bello leggere qualcosa di più profondo ed elaborato che non i fugaci messaggi che ci si scambia ogni tanto. Ritengo la sua fotografia molto stimolante, una raffinata ricerca dell’attimo, alternata ad ironia e geometrie sono i protagonisti dei suoi scatti.  Ma basta premesse, a te la parola Giovanni.

Storie Analogiche N. 2: La Olympus XA4 (di Giovanni Pascarella).

Ad un certo punto di questo articolo inizierò a parlare dell’unica macchina fotografica che finora mi ha convinto a comprarne una seconda per paura che la prima si rompa. Ma per spiegare il valore di questa minuscola macchina e le sue potenzialità devo iniziare il racconto da qualche anno addietro. Mettetevi comodi.

Ricordo che all’Università durante le prime lezioni di anatomia sul sistema nervoso fui folgorato da un pensiero che non mi aveva mai attraversato la mente prima: ogni essere senziente è condannato a vivere nel passato, ma ad avere l’illusione di vivere nel presente.

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Nel corso dell’evoluzione abbiamo sviluppato raffinatissime ed eleganti soluzioni biologiche per captare quello che ci circonda: vista, udito, tatto, olfatto e gusto (ci sarebbe anche il famoso sesto senso ma in questo articolo lascio a casa il paranormale per non complicare le cose) sono i nostri unici mezzi per conoscere il mondo…ma qualsiasi stimolo richiede tempo per raggiungere i nostri neuroni ed essere elaborato dal cervello. Questo intervallo di tempo, per quanto infinitesimale, comporta che nel momento in cui la nostra coscienza diventa consapevole dello stimolo ricevuto la fonte stessa dello stimolo avrà cambiato la sua condizione iniziale. Un esempio estremo è quello della luce delle stelle che giunge a noi dopo un aver compiuto un lunghissimo percorso: abbiamo l’illusione di vederle brillare davanti a noi, ma in realtà stiamo osservando ed avendo esperienza sensoriale di un evento verificatosi molto, molto tempo prima della nostra percezione e quelle stelle potrebbero anche non esistere più (spero di no). Diciamo che “le stelle brillano”, ma se volessimo essere precisi dovremmo dire che “le stelle brillavano” o “hanno brillato”; per non complicarci la vita parliamo al presente, anche perché abbiamo l’illusione di vivere nel presente.

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Lo stesso concetto è valido anche per tragitti più brevi della luce (ad esempio la luce emessa da una lampadina, o la luce solare riflessa da qualsiasi superficie), ma nella maggioranza dei casi l’intervallo di tempo tra il verificarsi dell’evento e la nostra percezione è brevissimo: questo ci permette di essere responsivi ed interagire con il mondo (e sopravvivere!) grazie alla tempestività dei nostri sensi, alla velocità di elaborazione del nostro sistema nervoso e grazie al fatto che qualsiasi evento, anche il più breve, unico ed irripetibile avviene in un intervallo di tempo discreto.

La fotografia è basata sulla nostra percezione del mondo, e per questo la logica sembrerebbe imporre a qualsiasi fotografo l’uso delle più moderne tecnologie per ridurre al minimo ogni perdita di tempo e massimizzare le probabilità di catturare il famoso “momento decisivo” che tutti (o quasi) i fotografi di strada inseguono per avere quella sensazione unica di essere riusciti a raccontare la bellezza della vita in una cornice eterna.

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Le principali case produttrici di macchine fotografiche nel corso degli anni si sono date battaglia a colpi di autofocus ma nessuna elaborazione elettronica o espediente tecnologico (per ora) può riprodurre o sostituire l’abilità di seguire le linee, capire i movimenti, anticipare le azioni. Per questo motivo studio, stimo ed invidio profondamente quei fotografi che hanno il quasi miracoloso dono di riuscire a prevedere gli eventi; piuttosto che essere dotati di superpoteri o di impianti neuronali l’unica dotazione questi fotografi al contrario è stata ed è la capacità di immergersi nel flusso del mondo, e vedere quello che molti non possono vedere…accompagnata spesso da una semplice macchina fotografica con messa a fuoco manuale….manuale?? Già, perchè l’unica cosa più veloce del più veloce autofocus é la cosiddetta “messa a fuoco a zona” (“scale focusing” o “zone focusing” in inglese, anche se la seconda definizione viene contestata da alcuni fotografi per l’inerente confusione con il sistema a zone ideato da Ansel Adams che però nulla ha a che vedere con la messa a fuoco).

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Per capire come funziona lo scale focusing occorre la conoscenza di alcuni concetti base della fotografia (apertura del diaframma, profondità di campo e lunghezza focale); per farla breve e non esagerare con dettagli tecnici, la macchina viene “preparata” dal fotografo per effettuare uno scatto in cui tutti i soggetti ad una certa distanza fisica “x metri” dal piano della pellicola (decisa appunto dal fotografo) saranno a fuoco. La zona di messa a fuoco non è mai un unico valore ma riguarda sempre un certo intervallo di distanza che sarà perciò la “zona di lavoro” del fotografo. In questo modo risulta più facile immergersi nell’azione e concentrarsi pienamente sul soggetto, alterando di quando in quando la zona di messa a fuoco in base alle esigenze.

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Il mio approccio con lo scale focusing è stato lento, anzi lentissimo. Ho imparato il concetto ed intuito le potenzialità già anni fa, ma per insicurezza non avevo mai provato ad applicarlo realmente. La macchina fotografica che mi ha aiutato ad uscire da questa impasse è la Olympus XA4, una minuscola compattina a pellicola che sta nel palmo di una mano con un obiettivo di lunghezza focale fissa di 28mm f/3.5, esposizione a programmi e soprattutto con scale focusing come unica opzione per la messa a fuoco. Point and shoot nella forma più essenziale.

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La XA4 appartiene alla famiglia delle Olympus XA ed è l’unica della serie con un obiettivo 28mm (XA, XA2 ed XA3 hanno un 35mm). Il fatto che sia stata in produzione per un unico anno la rende alquanto rara e costosa rispetto alle sorelle a 35mm, ma con un po’ di pazienza e fortuna è possibile trovarne alcune sui soliti canali di aste online oppure dopo attenta ricerca nei negozi di usato in Giappone. La profondità di campo che si ha con un obiettivo 28mm è sufficientemente ampia per lasciare a casa le preoccupazioni sullo scale focusing, in particolare se abbinata ad un film a media-alta velocità: la mia configurazione preferita per questa macchina attualmente è focusing da 3 metri ad infinito e pellicola 400 ISO. 4In questo modo, scattando all’aperto durante in condizioni di luce piena la XA4 sceglierà sempre (o quasi) un’apertura del diaframma piccola ed un tempo di scatto veloce (il tempo massimo consentito è 1/750s), parametri ideali per avere una estesa profondità di campo e congelare nello scatto l’azione del soggetto. In caso di incontri più ravvicinati il selettore della distanza di messa a fuoco può essere cambiato tempestivamente anche senza guardare la macchina una volta memorizzate le poche posizioni disponibili (Foto 4). Con il calare delle tenebre i tempi dell’otturatore scelti 3dalla macchina andranno via via aumentando insieme all’apertura del diaframma ed aumenterà di conseguenza la possibilità di avere foto “mosse” (tempi più lenti di 1/30s sono indicate da un led verde nel viewfinder, il tempo massimo consentito è di 2s) o sfocate se la distanza del soggetto non viene valutata accuratamente, ma questo può essere usato più o meno intenzionalmente a seconda del tipo di fotografia. In caso di controluce c’è sul fondo della macchina una piccola leva che permette se attivata di compensare l’esposizione di 1.5EV; lo stesso effetto può essere ottenuto anche cambiando il valore di ISO con compensazioni anche maggiori sia in positive che in negativo, a patto di ricordare di re-impostarlo al valore giusto una volta scattata la foto. La qualità dell’obiettivo è sorprendentemente alta per una compatta, le foto hanno contrasto e definizione degni di ottiche ben più famose e costose ed un accenno di vignettatura che diventa più evidente in alcune condizioni di luce ma non è mai eccessivo.

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La sensazione di libertà che si prova usando la XA4 per strada deriva in parte dalla perdita di responsabilità rispetto ad una macchina che richiede di scegliere tempi ed aperture del diaframma ed in parte dalla leggerezza ed incospicuità della macchina stessa che diventa perciò una pura estensione meccanica dell’occhio del fotografo. Usata con consapevolezza questa microscopica macchinetta regala immediatezza e spontaneità, rende più facile l’immersione nello scorrere del mondo circostante; ovviamente questi vantaggi sono controbilanciati dall’impossibilità di avere un controllo totale sui parametri fondamentali

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dello scatto e per questo non è una macchina adatta a tutte le occasioni ed a tutti i fotografi.

A coloro che sono attratti dal provare a scattare con lo scale focusing ma hanno sempre avuto paura di sprecare pellicola ed occasioni dico…provate (con cognizione!) e lasciatevi andare con un 28mm o un 35mm perché i risultati nella maggior parte dei casi vi sorprenderanno.

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Oltre a perdere le mie inibizioni con lo scale focusing la XA4 mi ha insegnato altre lezioni importanti che possono ovviamente essere apprese con qualsiasi altra macchina con simili caratteristiche.

In un tipo di fotografia così tempestivo come la fotografia di strada ad esempio spesso non si ha il tempo per portare la macchina al livello dell’occhio ed inquadrare il soggetto nel mirino cercando la giusta composizione, perciò si impara nel tempo a previsualizzare la composizione finale in base all’esperienza accumulata;

la previsualizzazione richiede esercizio e pratica, in particolare con un 28mm che ha un angolo di ripresa molto ampio (lavori in corso, come si può vedere dalle mie fotografie).

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Le dimensioni estremamente ridotte e la silenziosità della XA4 mi hanno inoltre permesso di avvicinare le persone spesso molto più di quanto non fosse nelle mie abitudini e concesso dalla mia timidezza. Ho imparato che autostima, movimenti lenti, un atteggiamento sereno ed un cenno di ringraziamento spesso permettono di avvicinarsi e rompere le barriere, spezzano qualsiasi dubbio e permettono di allontanarsi senza problemi in armonia con il mondo. Questo va però accompagnato di pari passo

con l’imparare che ci sono foto che non vanno fatte, che è meglio lasciare dove sono…ma il limite è spesso soggettivo e sarebbe difficile discuterne in questo contesto.

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 Dopo tutto quello che ho scritto sulla XA4 sarà ormai chiaro il motivo per cui appena sono riuscito a trovarne una seconda in un piccolo negozio di Tokyo non me la sia lasciata scappare. Mai più senza!

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Beh, che dire dopo aver letto questo pezzo chi non ha voglia di provare un po di zone focusing? Io ho una Olumpus XA, non la XA4, e devo ammettere che finito di leggere sto pezzo, ci ho messo un rullino.
Grazie mille a Giovanni per la sua storia, interessante ed informatva. Se vi son piaciute le sue foto, dubito del contrario ma i gusti son gusti, qui trovate il suo sito principale, oppure date uno sguardo alla sua pagina su Flickr o quella su Tumblr, it’s just a ride, sara` un bel viaggio.
Alla prossima e chiunque voglia inviarci la sua Storia Analogica sarà il benvenuto.

Il primo bianco

(ventisettesima puntata) di Michele Pinin
                                                                                                     a ogni santo la sua festa

Quando riescono finalmente a raggiungere l’uscita Mayuko è diventata una nuova donna. Ha ritrovato energia, dopo mesi, si sente finalmente utile. Ha capito che l’amica ha bisogno di aiuto. Deve sedersi all’aria aperta, bere un bicchiere d’acqua e mangiare qualcosa. Non può che passare il braccio destro dietro alla schiena di Abe, mettersi quello sinistro della donna sulle spalle e trascinarla di peso. Lasciato l’incrocio davanti al Bunkamura, dopo pochi metri fra una banca e un negozio di strumenti musicali, c’è un bar con delle sedie e dei tavolini messi fuori. E’ pieno di gente, non le piace; il volto  pallido di Abe non le lascia altra scelta, la fa sedere.
- Daijobu – ripete Abe cercando di inghiottire aria e afferrare i vestiti di Mayuko per non scivolare dalla sedia. Sentendo l’amica ripetere quella parola è sicura che le cose non vadano bene e deve darsi da fare. Quando chi sta male, ripete daijobu (va bene) è per non fare preoccupare chi ha davanti. Mayuko non dice niente, entra nel bar, mentre degli stranieri seduti ai tavoli vicini – a voce alta – commentano dicendo: sarà ubriaca.
Non lo sa, perché non viene quasi mai a Shibuya, ma quel posto dove adesso è in fila alla cassa, è un  bar all’italiana, si chiama Segafredo. Per questo i commessi, ogni volta che qualcuno fa un’ordinazione, la ripetono a voce alta aggiungendo prego o per favore. Un caffè espresso prego, un cappuccino doppio per favore. Fa scena, fa Italia. Continua a leggere

Pensieri Analogici: Aiuto! Quale Rullino Compro?

Velvia 50 ISO, 120 format

Velvia 50 ISO, 120 format

Stiamo giungendo alla fine, credo, dei post introduttivi. Vediamo adesso che rullino comprare. Suppongo sempre di parlare a chi si sta avvicinando alla fotografia analogica, quindi, anche questo post non vuole essere dedicato a utenti esperti, ma piuttosto a beginners.

Innanzitutto, come sempre (o quasi) nella vita, le cose belle costano. Eh si, questa è una amara realtà con la quale cari miei dobbiamo confrontarci ogni giorno. Ci sono eccezioni, ci son casi in cui qualcosa si può risparmiare, ma, traducendolo nell’argomento del post, scordatevi di buttar dentro la macchina un qualche rullino anonimo del piffero e trovare colori vividi e sgargianti, tonalità super sexy e foto strabilianti quando ritirate il rullino. Ve lo dico perché poi magari avete seguito questi post, vi siete comprati una macchina analogica, fate le foto e vi vengono delle ciofeche. Allora v’incazzate con me!

Kodak Portra 400

Kodak Portra 400

Eh no. Se volete i bei colori, vi dovete comprare un bel rullino! Non c’è scampo! È pur vero che con i tempi che corrono la disponibilità di film, è piuttosto risicata, son rimasti in sostanza film di una certa qualità e le cose super economiche non convengono più a nessuno, ne a chi le dovrebbe fare, ne a chi le dovrebbe usare. È un mercato un po’ di nicchia e la maggior parte delle persone che scattano in analogico sono informate, hanno idea dei costi che ci son dietro e non vogliono buttar via i soldi. Caso a parte quelli della comunità della Lomografia, che generalmente parlando son solo dei gran pasticcioni, entusiasti si, ma pasticcioni.

Detto questo una foto non è solo colori e nitidezza ma anche contenuti, quindi potete benissimo puntare su questi ultimi e risparmiare sul rullino.

Lomography 800 ISO - molto economico

Lomography 800 ISO – molto economico

Per quanto mi riguarda, mi piace che sia una combinazione dei due. Nelle foto che scatto bado al contenuto, a ciò che vuole raccontare l’immagine, ma spesso il protagonista è semplicemente il colore, contrasti tra colori e così via, quindi preferisco usare dei film medio buoni.

Per quanto riguarda il colore mi son trovato da subito benissimo con il Fuji Superia 400. Questa è una pellicola molto versatile, che rende bene le cromie sia in giornate soleggiate sia nuvolose, quindi mi pare un buon film da cui cominciare senza doversi preoccupare troppo delle condizioni meteo.

Kodak Portra 400 con cielo coperto.

Kodak Portra 400 con cielo coperto.

Ad esempio il Kodak Portra con cielo coperto ha delle rese cromatiche della pelle da brivido, risulta di un verdino malaticcio davvero brutto a meno che non lo si voglia utilizzare per scopi particolari o per ottenere volutamente questo effetto.

Altra ottima scelta per quanto mi riguarda è il Kodak Ultramax, riesco a trovarlo su Amazon qui in Giappone a prezzi davvero competitivi, circa 6000Y per 20 rullini! Quindi rappresenta un ottimo compromesso tra qualità e prezzo.

Questi sono i film dai quali io vi consiglio di iniziare per il colore. Se siete coraggiosi e avete voglia di buttar via qualcosa in più, potete anche scegliere un Velvia 50. Consiglio a tutti di provare questo rullino. La Fuji taglia ogni anno qualche pellicola, e fremo ogni mattina aspettando l’annuncio del taglio del Velvia. Sarà un giorno davvero triste per la fotografia analogica.

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Fuji Velvia 50

Il Velvia 50 richiede molta accuratezza nell’esposizione, si paga anche il minimo errore. Mentre i film sopra citati hanno una buona tolleranza alla sovra o sotto esposizione, il Velvia non perdona, ogni mezzo stop lo pagate caro. Ma quando azzeccate una foto, ve la potete stampare formato gigante e i colori sono vividi e belli, esattamente come se foste li. Fa vivere davvero la magia di uno scatto. Costa, sono diapositive, quindi non tutti i Lab le fanno, e costa lo sviluppo e lo scan. Ne vale la pena, ma siate pronti a spendere qualcosa in più.

Bianco e Nero.

Ovviamente questo rappresenta il formato più intrigante. Tutti abbiamo messo un rullino in bianco e nero nella macchina con l’idea che avremmo fatto delle belle foto sgranate, seducenti, con atmosfere che sanno di localetti fumosi, periferie urbane, ritratti e sguardi intensi. Poi non succede mai. Fidatevi. Il mondo è a colori, riuscire a vedere cosa funziona in bianco e nero non è semplice e spesso, la cosa che mi disturba di più, è vedere foto assolutamente mediocri fatte in bianco e nero per dargli “quel certo non so che”. È una trappola in cu si cade facilmente, state attenti. Detto questo, per il bianco e nero ci sono diverse strade.

Ilford XP2 400

Ilford XP2 400

Provare una delle pellicole che si sviluppano con il C-41, lo stesso che si usa per il colore, e che quindi può esser fatto dalle macchine in un qualsiasi lab che vi fa il colore. Le scelte sono tra Ilford XP2 e Kodak BWCN entrambi 400 ISO. Ci sarebbe anche il Fuji CN professional 400, ma mi risulta sia un po’ difficile da trovare. Tra l’ilford ed il Kodak la mia preferenza va a quest’ultimo.

Un rullino bianco e nero “normale”, potrebbe costarvi di più e avere tempi più lunghi, per allenarvi o semplicemente per capire come vedere il mondo in monocromatico ed ottenere delle foto interessanti, potrebbe essere meglio iniziare con questo.

Il meglio è sicuramente usare un vero bianco e nero. La scelta qui è per fortuna ancora ampia.

Kodak XTri 400

Kodak XTri 400

Il kodak TriX è uno dei classici storici del monocromatico, una pellicola che esiste da anni ed anni ed ha visto nel corso della storia qualche revisione, ben collaudata ed apprezzata da tutti. Prezzi contenuti, ed ottima latitudine espositiva, il che significa che tollera bene un ‘esposizione sbagliata, quindi potete scattare più liberamente. Se trovate il Fuji Neopan 400 è il momento di provarlo, la Fuji ha annunciato lo stop della produzione, finite le scorte che ci sono in giro, addio Neopan, val la pena provarlo prima della sua scomparsa.

Kodak TMax 400

Kodak TMax 400

Ovviamente le scelte sono ancora svariate, ma questo è quello che mi sentirei di proporre ai novizi che si avvicinano alla fotografia analogica, se siete ad altri livelli immagino abbiate il necessario bagaglio culturale per esplorare diversi film adatti alle condizioni in cui scatterete.

Bene, buona luce a tutti!

Il primo bianco

(ventiseiesima puntata) di Michele Pinin

                                                                                         io sono nato per vivere morendo

- Il succo è che prima devi imparare qualcosa, altrimenti non ti diverti. Poi a una certa età, non ti diverti più, anche imparando qualcosa di nuovo. Allora capisci che avresti dovuto fare dei figli, almeno si sarebbero divertiti loro, al tuo posto. -
Queste le parole che Abe uscita dall’ospedale, stringendo le spalle nell’impermeabile nuovo, troppo sottile per il vento gelido che soffia dalla Siberia, si ripete cercando qualcosa sul marciapiede da prendere a calci. È difficile trovare qualcosa da calciare perché sono puliti, i marciapiedi, e non ci sono lattine o avanzi di cibo, riviste o fogli di giornale. Comunque è un bene che non ci sia niente da colpire per strada, anche questa sera indossa le babbucce di Ferragamo e si farebbe male alle dita dei piedi. Le babbucce, chi le chiama più così quelle scarpe basse, leggere, con un fiocchettino davanti? Abe non riesce ancora a credere alle sue orecchie e alle sue labbra. Il succo è. Solo un maschio poteva iniziare una frase in quel modo. Il succo di quale pianta, di quale frutto? Come si permetteva di giungere a quella drastica conclusione e giudicarla in quel modo? Quanti mesi erano stati insieme per avere il diritto di giudicarla? Ormai quasi un anno, le aveva risposto. Era ormai un anno che mischiavano i succhi. No, questo non lo aveva detto, per fortuna, almeno questa gliel’aveva risparmiata. Non resiste e scalcia l’aria fredda, la polvere che non c’è. Deve fare qualcosa, rischia l’autocombustione o di volare e scoppiare in aria come un palloncino di Disneyland.
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Pensieri Analogici: Perle dai “Junk Box”

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Olympus XA and Olympus mju: II

Disclaimer: non lanciatemi le maledizioni, non invidiatemi in modo malsano. Sarà pur vero che molte di queste le ho prese a prezzi stracciati nelle junk box, ma sono il frutto di una costante caccia, paziente ricerca e soprattutto: qui vedete solo quelle buone ma ogni tanto la “sola” la prendo io pure.

In ogni caso vediamo come andare a caccia di macchinette ancora utilizzabili nelle junk box.

Innanzitutto: la cassetta degli attrezzi.

1)   Panno “abusable”

2)   Piccolo cacciavite (Uovo di pasqua di qualche anno fa)

3)   Monetina da 1 Yen

4)   Mini-torcia a led (del 100Y)

5)  Set delle più comuni batterie: LR44, normali batterie piccolette, CR123A, per la maggior parte delle moderne compatte, CR2 questa è richiesta da alcune, ad esempio dalla Ricoh R1, MRB625, ad esempio Pentax Spotmatic, V635U (o LR 9) varie macchine, Canonet (QL17, QL19 etc) Konica Auto S2, Auto 1.6, Minolta SRT 101, etc etc.

6)   Spilletta di Viva La Mort: non mi direte che quel rosso ci sta male sul panno blu!?

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Kit

Come ho già menzionato in un precedente post, solitamente le macchine che stanno nel junk non vengono controllate dalle persone del negozio. Ci sono quindi delle buone probabilità di trovare qualcosa di utilizzabile.

Sicuramente la prima cosa da fare è individuare  dei modelli interessanti, o modelli nei quali siamo interessati. Per quanto riguarda le compatte moderne con autofocus, personalmente qualsiasi cosa che costi dai 100 ai 500 yen ed abbia una lente fissa, rappresenta una buona preda. Per le rangefinder sta molto ai gusti personali, di solito si trova un po’ di tutto, se avete voglia di cimentarvi con la riparazione, sicuramente la Konica C35 è quella da cui cominciare.

Compatte moderne.

Prima cosa controllare che la lente sia in ordine, niente graffi, niente muffa, niente o pochissima polvere. Verificare ovviamente l’aspetto esteriore, ha preso botte? Parti della plastica rotte? Cercare eventuali crepe che possano far filtrare la luce nello scomparto film. Aprire lo scompartimento del film e controllare che sia in ordine, o al massimo ripulibile con facilità. Mi raccomando controllate bene la lente anche nella parte interna. Identificare il tipo di batteria, pescate nella borsa, schiaffatecela dentro e accendete, o provateci. Controllate che metta a fuoco correttamente, puntate la macchina verso un soggetto vicino e scattate, osservate la reazione, puntatela verso un soggetto lontano e cercate di capire se sta mettendo a fuoco correttamente. Esposizione: puntate la macchina verso una sorgente di luce, avvicinatela parecchio per essere davvero sicuri, e scattate, se possibile controllate se il diaframma si chiude correttamente. Fate la stessa cosa puntandola contro una zona buia, o mettendo la mano davanti a dove dovrebbe esserci la celletta per la lettura dell’esposizione. Dovrebbe risultare un tempo più lungo di scatto, diaframma più aperto e così via. Controllate il display, tutte le caselle sono leggibili? Se si perfetto, se non lo sono cercate di capire se la macchina può ancora essere usata indovinando (in modo esatto, accurato) quali impostazioni state usando. A volte è semplice, a volte no. Se è una macchina decente, ed il costo è basso, potete rischiare.

Macchine trovate con questo metodo sono le seguenti.

for burogu00 (1 of 7)Una ricoh R1, ottima, questa possiede un simpatico sistema che permette di pasare da una lente di 30mm ad una di 24mm. Quella da 24mm è associata a foto panoramiche, quindi quando viene selezionata viene fuori una mascherina all’interno della camera del film che da un taglio panoramico alla foto. Era una caratteristica molto in voga negli anni passati. Totalmente inutile, potreste fare la stessa cosa tagliano via con le forbici o con photoshop le due strisce sopra e sotto. Il bello è che si può facilmente “hackerare”, ed avere così un 24mm. Ne parlerò meglio in una piccola review.
for burogu00 (2 of 7)Sorellina, la Ricoh10 entrambe comprate a 500Y. Il bello di queste macchine è che spesso il display smette di funzionare correttamente. Si possono capire in ogni caso alcune funzioni principali, e la macchina risulta utilizzabilissima. Inoltre, udite udite, spesso il display ricomincia a funzionare correttamente quando usata regolarmente (cosa che è successa con la mia. Mi spiego tra parentesi. Il vecchio proprietario la lascia sul comodino funzionante, arriva l’era digitale, non la usa più per secoli, un giorno la riaccende, vede che il display non funziona. La porta al negozio, la lascia come junk. Arrivo io, la prendo, la uso, il display, contento ancora una volta, ricomincia a funzionare. Cominciano a riapparire un po’ di lineette, alla fine compare ancora una volta tutto).

Oly and Oly  (1 of 1)Olympus mju: II. Decisamente tra le prede migliori. Trovata a 300Y, con la batteria piena dentro, accesa, ho scattato ho visto che funzionava bene, portata a casa! Indubbiamente un affare colossale, contando che usata si trova intorno agli 8000Y. Non è tra le mie preferite, il flash è sempre troppo felice di partire, con qualsiasi condizione di luce. Insomma, ce l’ho, son contento, l’ho usata, ottima lente, ma non è tra quelle che scelgo da metter in tasca. Metto qui anche la Olympus XA, mi è stata venduta come “probabilmente non funzionante” a 2500 yen, ma in realtà è una bellezza, nuova di pacca. Ho solo cambiato la spugna per l’isolamento del comparto film, per il resto va che è unafavola.

Un po’ di paccottaglia ancora da provare, 100Y per la minolta’s (non mostrata qui), 300Y per la Fuji Cardia one touch, e così via.for burogu00 (4 of 7)

Come sempre il bello viene all’ultimo.

for burogu00 (3 of 7)Yashica Slim T. Conosciuta nel resto del mondo come Yashica T4. Macchina resa famosa dal famigerato Terry Richardson, fotografo di moda che usava praticamente solo questa, o principalmente questa macchina, per le sue sessioni di shooting.

Questa trovata a 400Y, sempre nel junk. Ho avuto modo di provarla recentemente, ed è una vera bellezza. Il flash è piuttosto scaltro e sembra davvero funzionare quando occorre. Ho ritirato un rullino da poco ed un altro lo prenderò domani, sarei quasi tentato di far uscire in ritardo Pensieri Analogici per includere qualche scatto. Ma poi magari son delle schifezze, quindi almeno per motivi scaramantici eccomi qua.

Passiamo alle Rangefinder.

Qui le conquiste si fanno decisamente più rade, non rischio mai troppo ormai, troppe sole ho preso.

for burogu00 (7 of 7)Konica C35 Flashmatic NERA (notare…è nera, è sexy, è una bomba). Quello che mi piace della Konica è che il nero non è lucente, ma opaco, il che la rende davvero elegante. Solitamente non sono di quelli che ha un debole per le macchine nere, anzi, al contrario preferisco quelle silver, ma questa..uhhh questa è decisamente bella.

Comprata per la bellezza di 2500Y, nel junk, ma era davvero senza un graffio. La cella di silicio era morta, ne ho preso una funzionante da un’altra pagata 300Y e messa davvero male, ed eccola qui, funziona che è un piacere.

Canonet QL17 GIII. Presa nel junk per 1000Y. Avevo la batteria sua con me, messa dentro, ho fatto for burogu00 (5 of 7)tutte le prove di rito, funzionava tutto regolarmente. Unico problema, il vetro del viewfinder spaccato (non so se si nota dalla foto li davanti) e un po’ di polvere e schifezze varie qui e la. Isolamento della camera del film da rifare. Insomma, con una bella pulita è tornata come nuova. La QL17 nera è piuttosto rara, la QL17 GIII, non tanto, anzi, piuttosto comune, anche se non quanto il modello silver. Ottima lente, adoro lo shutter, ha una consistenza perfetta sotto la pressione dell’indice. Anche peso e forma sono perfetti per stare comodamente in mano, non è troppo piccola ne troppo grossa. Una goduria da usare!

for burogu00 (6 of 7)Dulcis in fundo, la Minolta Hi-Matic E, con niente di meno che il mitico Rokkor 1.7, una lente spettacolare. Questa presa per 900Y, con una bella pulita al comparto batterie (pieno di ossido e ruggine) è tornata a fare il suo sporco lavoro!

Bene questo è quello che ho trovato sinora di funzionante, temo a mostrare le scatole con i vari “work in progress” per sistemare diverse rangefinder. Alcune devo dire che son veramente toste, ma prima o poi, qualcuna la sistemerò.

Buona caccia a tutti!!

Olympus mju - Fuji Superia Prem743

Olympus mju