Il primo bianco


(puntata 42) di Michele Pinin

                                                                                                         vera gioia è la serietà

Ci piacciono le sorprese, anzi le adoriamo. Ci piace stupire e stupirci. Anche a costo di farci del male. Ci piace sorprendere e sorprenderci. Quasi tutto quello che accade, sembra una sorpresa. Dimentichiamo che la parola “sorpresa” ne trascina un’altra. Ogni sorpresa è una conseguenza. Azione e reazione. A prima vista non sembra, molte delle sorprese, ce le procuriamo. La questione inizia quando ammettiamo che insieme a quelle positive, ci procuriamo anche le sorprese negative. Viene da pensare subito ai grandi temi: il pianeta e la natura. Abbiamo seminato fabbriche per tutto il pianeta e ci stupiamo dell’inquinamento degli oceani, dei ghiacciai che si sciolgono, delle mezze o intere stagioni che abbandonano il mondo. Stabilito che la temperatura ideale è fra i venti e i venticinque gradi teniamo accesi tutto l’anno le caldaie e i condizionatori d’aria per poi stupirci del nostro corpo debole e malaticcio. Le organizziamo anche su misura le sorprese negative. Scegliamo di fare un mestiere che non ci piace, vivere con la prima persona di cui ci innamoriamo, facciamo figli desiderati e non voluti, compriamo oggetti di cui non abbiamo un reale bisogno. Lo stress che deriva da queste decisioni, ci stupisce e quando perdiamo la pazienza, ci chiediamo come mai. Cerchiamo rifugio in palestra, dove chi si mette a guardare gli esercizi che facciamo o attacca bottone mentre sudiamo, ci infastidisce. Rimaniamo sorpresi da quanto gli altri possano essere invadenti.
Mayuko ci ricadeva spesso e faceva ragionamenti così. Si lasciava andare a pensare in questo modo, che potremmo definire adolescenziale. Di tutta un’erba un fascio. Con la scusa che in treno a navigare con il telefonino si stufava, da qualche tempo, aveva preso l’abitudine di provare a immaginare cosa avrebbe pensato del mondo Ryu, il primo figlio, una volta adolescente. Del divorzio, più che la solitudine, l’angosciava come avrebbe dovuto affrontare l’adolescenza dei ragazzi. E’ vero – si diceva – che anche i mariti che non scappano, quelli non divorziati che la sera tornano a casa, non sono granché con i figli. Ogni tanto però, il figlio adolescente lo portano a vedere una partita di baseball o al cinema. Scambiano due chiacchiere. Una noia il più delle volte, ma condivisa.
Si guarda intorno. Vorrebbe trovare fra i passeggeri una coppia come quella a cui sta pensando: padre e figlio. Dopotutto è domenica mattina e ci sono alte probabilità. E’ anche una bella giornata, la primavera sembra essere arrivata e il sole accompagna il viaggio dei passeggeri. Decide di alzarsi e cambiare vagone per vedere se è più fortunata. Ama sedersi in coda al treno dal giorno in cui ha letto un articolo che riportava una verità banale. Quando si scontrano o deragliano, i treni uccidono più passeggeri nelle carrozze di testa.
Entrati nella prefettura di Chiba, attraversato il fiume, la distanza fra le stazioni  si allunga e il treno aumenta la velocità rendendo più difficile camminare fra un vagone e l’altro. Mentre afferra i passamano per mantenere l’equilibrio pensa a Tarzan che più agile di una scimmia, nei telefilm che guardava da piccola, saltava nel vuoto da una liana all’altra. Molti dei passeggeri seduti le lanciano sguardi insofferenti, temono che manchi la presa e gli cada addosso. Anche le domeniche, non riescono a smorzare la diffidenza e il rancore verso il prossimo, che negli ultimi anni sono aumentati.
Si ricorda di quello che il chiromante le ripete ogni volta. Deve riflettere con calma e non trarre conclusioni affrettate. Non è un caso, le ha detto due settimane prima, che sulla mano destra, si stia formando una nuova, piccola, valle. L’ha chiamata la Valle del Pensiero Fisso. E’ un nome dato per scherzare, alleggerire l’atmosfera cupa che Mayuko porta nello studio. Il chiromante non è bravo a scherzare, lei sorride perché apprezza lo sforzo e vuole evitare di parlare subito di quello che la ossessiona. Lui non ha intenzione di cedere e appena seduta, le chiede di non sottovalutare quella sporgenza che se continuerà a ingrandirsi cambierà la linea dove si sta formando: quella del destino.
Lei sorride e imbarazzata dice: è solo un callo. Lui la invita a non dimenticare che le linee delle mani cambiano molte volte durante la nostra esistenza e per questo la lettura del chiromante non ha mai fine. La cosa più importante è analizzare le interruzioni, come quella provocata da questa fossetta nella cute. Il destino si articola lungo le ramificazioni delle linee che ne determinano la curvatura, la parte più delicata da interpretare. La curva, più o meno pronunciata, ci lascia intuire la predisposizione della persona a sentimenti violenti e nocivi come la gelosia o l’avarizia.
Mayuko lo ascolta e si chiede: Hirose avrà scelto di pagare delle prostitute o tentare un’avventura con una delle colleghe della redazione? La sua Linea del Cuore non era molto vicina alle dita e quindi secondo la lettura classica della mano, non dovrebbe essere molto bravo a controllare i sentimenti. Altrimenti come spiegare questi mesi di silenzio? Come aveva affrontato la rabbia, la delusione e il rancore?
Il chiromante continua a parlare, lei chiude gli occhi per concentrarsi meglio e cerca di ripescare dal fondo dei ricordi il palmo della mano destra di Hirose. Andrebbe bene anche quello della mano sinistra; in questo momento le sembra di non aver mai guardato nessuna delle due. Non può averle dimenticate; quante volte, per scherzare, aveva tentato di leggergli la mano? Com’era il Monte di Venere nel palmo del suo ex marito? Le era sembrato sempre abbastanza carnoso. Il chiromante la supplica di concentrarsi sul presente, su quello che sta facendo e non pensare a quanto farà o dovrà fare in futuro.
Ha ragione. Lei ha bruciato la primavera portata in treno dai raggi di sole, pensa già all’estate. L’arrivo dell’estate la terrorizza; detesta il caldo, le notti insonni. Per la primavera invece prova tenerezza. Arriva deforme e muore subito: i fiori di ciliegio in pochi giorni diventano gonfi, drogati dal clima rovente che li obbliga a lasciare i petali sull’asfalto, ogni anno un giorno prima del previsto. La primavera, che quest’anno si è fatta vedere oggi per la prima volta, brucia nella vampa estiva dell’angoscia di Mayuko. Il caldo non aspetta l’estate, marzo non c’è più e maggio ha rubato il posto di aprile. L’arcipelago sembra ormai aver abbandonato il nord dell’Asia e come in un puzzle riuscito male è finito sotto la Cina, accanto a Singapore.
Hirose non risponde alle mail, non telefona, non si fa vivo. Lei vorrebbe programmare le vacanze estive, sapere se potrà tornare in montagna con i figli e affittare il solito cottage. Per un attimo si chiede se non sia meglio telefonare a Okada e chiedere un consiglio. Come le vengono certe idee? Come mai il divorzio, una pratica legale che è diventa un’usanza, un rito sociale a cui nessuno fa più caso, riesca a farla sentire esclusa dal mondo al punto di pensare di telefonare e parlare con Okada. Lui che il matrimonio l’ha sempre scansato, quasi fosse un appestato che elemosina davanti alla stazione. Non può fare a meno di sentirsi sola e concludere che semplicemente non ce la farà, ne a far attraversare ai figli l’adolescenza, ne a sopravvivere a se stessa. Il cartomante le scuote la mano, le chiede di osservare attentamente i nuovi tornanti che le linee del palmo stanno scrivendo per avvertirla che è arrivato il momento di cambiare. Mayuko ha l’impressione che stia recitando la parte del poliziotto che ha intuito che la persona arrestata, dopo giorni di interrogatori e insonnia, sta per confessare e dovrebbe confessare, non perché abbia veramente commesso il reato, quanto per liberarsi dell’angoscia, accettare una condanna che anche se ingiusta è inevitabile. L’uomo muove le labbra e sta per pronunciare il suo cognome: Hirose san. Invece si blocca. Mayuko intuisce l’imbarazzo; l’ha sempre chiamata in quel modo, però lei è diventata un’altra persona e lui non conosce il suo cognome da nubile. La guarda negli occhi in modo così diretto e inaspettato da sorprenderla, obbligarla quasi a ricambiare lo sguardo. Come ha fatto a non notare, in tutti questi anni, la bellezza degli occhi dell’uomo? Il braccio destro si ritrae bruscamente, quasi dovesse evitare un pericolo e la mano abbandona il fascio di luce della lampada che ne illumina il palmo. Dovrebbe parlare, riuscire a lasciare uscire il fiato che le sta gonfiando lo stomaco e dire: mi chiamo Shiraishi. E’ il suo cognome da nubile. Da quanto tempo non lo sente pronunciare? Nessuno la chiama più così da anni. In quel momento, con una trepidazione che la fa sentire nuda davanti a quegli occhi di fuoco, mentre sta per parlare, suona il campanello. Le sembra di non averlo mai ascoltato prima quel suono. Il chiromante rimane immobile, non distoglie lo sguardo, aspetta paziente come un gatto randagio accovacciato per strada, esperto abbastanza da non farsi sorprendere dai movimenti bruschi dei passanti. Qualcosa però è successo fra loro perché sente il bisogno di parlare e rompere il silenzio.
– Non deve sottovalutare quello che succede alle sue mani, anche un callo, non è mai solo un callo.
Strano – pensa Mayuko – che dopo il suono del campanello della porta, non seguano altri rumori. Cos’era stato? Un nuovo cliente, un pacco inaspettato o l’esattore della NHK? Si dice cliente nel caso dei chiromanti? La tranquillità negli studi di chiromanzia è importante, ecco perché non ha mai sentito il telefono squillare, le porte sbattere, la giovane assistente della stanza accanto fiatare.
Non allontana lo sguardo da quello del chiromante, allo stesso tempo non può fare a meno di chiedersi: cosa avrebbe detto Steve Jobs? Cosa ne avrebbe pensato della chiromanzia e di quello che l’uomo la sta invitando a fare? Cambiare la propria esistenza, farle prendere una curva non prevista dal destino.
A prima vista si potrebbe pensare che Jobs avrebbe approvato. È questa l’immagine che ha lasciato di sé: il pirata tutto genio e sregolatezza. Di fatto non era così. Basta osservare attentamente i prodotti che aveva voluto sul mercato. Macchine rigorose, progettate secondo visioni lineari. Era stata – in qualche modo – anche colpa di Steve Jobs se alla fine aveva deciso di divorziare e adesso lui – in qualche modo – avrebbe dovuto aiutarla. Invece si era lasciato morire. Questa è la verità. Aveva commesso pochi errori il californiano, tutti molto gravi. L’ultimo fatale; aveva sottovalutato il tumore, credeva di poterlo affrontare in maniera alternativa. Come accade anche ai giocatori di poker più esperti, all’ultima mano si era fatto battere, non aveva previsto che l’avversario rimasto con le ultime fiches, si affidasse a una coppia di tre.
Il chiromante continua a parlare, Mayuko alza lo sguardo per cercare l’orologio appeso al muro che non c’è. Negli studi dei chiromanti, degli psicoanalisti e nelle stanze degli interrogatori dei commissariati, non ci sono orologi appesi al muro. Il tempo non sempre ha la stessa importanza. E’ questa la prima considerazione che le viene in mente quando con un cenno del capo si scusa con il chiromante, infila la mano sinistra nella tasca posteriore dei jeans, estrae il cellulare che vibra e sullo schermo legge: Hirose, chiamata persa.

つづく

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