E finalmente, la scuola guida giapponese!


Non so se vi ricordate, ma io avevo già raccontato del mio desiderio di prendere la patente, e delle procedure che occorre seguire in questi casi. Però il discorso era rimasto in sospeso, sommerso da un sacco di cose da fare, e dalla paura di sbagliare di fronte a un progetto così grande, e – diciamolo – veramente costoso.

Ma finalmente abbiamo rotto il ghiaccio: qualche minuto di presentazione e controllo dei miei documenti, ed ero iscritta. Il momento più emozionante della mia vita! Certo, l’idea di spendere una fortuna per la patente non mi riempie di gioia, ma di sicuro avrei dovuto farlo molto prima!!

Per motivi di organizzazione la scuola guida che sto frequentando fa cominciare i nuovi studenti il mercoledì o la domenica. Il mercoledì si comincia alle 17:30 e si procede per tre ore e mezza. Fino a sera. La domenica, invece, la partenza è fissata per le 13:00.

Per ovvie ragioni, io ho cominciato di domenica.

Ora veniamo alle tre ore abbondanti di “apertura” (in realtà parliamo di tre ore e mezza): penso che vi starete chiedendo la stessa cosa, “come mai dura così tanto?”

L’istruttore spiega le varie parti del programma della scuola, che ci hanno consegnato al momento dell’iscrizione.

“Va bene. Ma che cosa vi hanno dato da leggere?”

Si tratta di uno stampato in formato A3, due pagine in tutto che spaziano dall’organizzazione del nostro tempo alla scuola guida fino ai suggerimenti per l’abbigliamento migliore da utilizzare quando si guida.

“E poi?”

Tutto qui!

Nella mia “stranieritudine” ho apprezzato tanto questa spiegazione accurata. Pensate che esistono anche le diapositive con le foto di tutte le zone dell’ufficio dedicate all’accoglienza degli studenti. Ma chissà quanto si sono annoiate le altre persone che hanno cominciato con me?

Non frequento lezioni da anni, l’ultima volta l’ho fatto alla scuola di giapponese. Stavolta mi trovavo seduta vicino a persone che dormivano con la faccia appoggiata al banco! Mi ha ricordato i tempi del riposino all’asilo, che per noi funzionava nello stesso modo (e non passava mai, non sono mai riuscita a dormire in questo modo).

Dopo “l’overdose” del primo giorno, ho cominciato a seguire le lezioni: principalmente si tratta di salire in macchina e imparare a guidare, con una minima presenza alle lezioni di teoria in classe.

Gli istruttori cambiano ogni giorno: siamo passati dal “preoccupato”, che si scusa quando mi corregge (ma bello mio, ti dovrei ringraziare per la pazienza, non esagerare!) al giovane e imbarazzato, ma che applaude sinceramente ogni piccolo progresso, passando per l’entusiasta che continua a dirmi “mi raccomando, io faccio il tifo per te” per arrivare al “cuor contento”, che proprio oggi mi ha parlato di cose serissime, come quello che non devo assolutamente sbagliare durante l’esame, continuando a ridacchiare.

Non so se ricordate il mio primo post sull’argomento: in Giappone esistono delle differenze nella scuola guida rispetto all’Italia. Prima di tutto si fanno i primi due esami, uno scritto (le opzioni sono solo due, giapponese o inglese, e visto che parliamo di una cinquantina di domande a cui bisogna rispondere in 30 minuti, sono ancora molto indecisa…) e uno pratico. Con questi primi due esami si ottiene la possibilità di poter guidare la macchina con l’istruttore anche al di fuori della scuola,

Poi ci si rimette a studiare, altre ore di teoria e – specialmente – tanta tanta pratica, e si sostengono altri due esami, uno di teoria e uno di guida.

Dopo questa “maratona” si ottiene finalmente il tanto sospirato pezzo di carta, con cui usare la macchina in Giappone.

Dal lato pratico, non penso che prendere la patente in Giappone sia una passeggiata: prima di tutto ci si mette la lingua, perché nonostante tutto pensare di dover leggere, comprendere e rispondere correttamente a una cinquantina di domande in poco tempo non è una cosa che si affronta senza pensieri. In ogni caso dovrò studiare parecchio, e aspetto con impazienza il momento del ritorno di mio figlio all’asilo per riprendere possesso delle mie mattinate. Poi c’è da mettere in conto anche la pratica, bellissima e avvincente, ma che difficilmente si riesce a prenotare negli orari desiderati. E poi, la paura… Certo, nessuno regala niente, ma pensare alla probabilità di fallire dopo una spesa elevata per la scuola guida, è qualcosa che mi mette terribilmente in ansia.

Insomma, vado alla scoperta del mondo della scuola guida giapponese, imparo a fare cose che non speravo di riuscire a fare più, e mi preparo alle fatiche che mi aspettano.

Come la giornata di domani, per esempio: la lezione di guida diventerà una specie di test per scoprire se sono in grado di salire in macchina da sola!

“In Giappone sono matti? Come si fa a lasciare la macchina a una persona che sta imparando a usarla senza qualcuno seduto a fianco?”

E qui ve lo anticipo: l’istruttore seguirà la mia prova dall’esterno, comunicando grazie a una radiotrasmittente. Non so dire che genere di prova riuscirò a fare, ma penso che la prossima lezione sarà sicuramente emozionante. E sbagliare non sarà comunque una sconfitta: come mi ha detto uno degli istruttori, “tutto questo è pratica, anche gli errori servono per imparare”.

Ho già detto che non vedo l’ora di vedere come andrà a finire?

E non temete, vi terrò aggiornati!

Un pensiero su “E finalmente, la scuola guida giapponese!

  1. post molto interessante 🙂 se si sbagliano le prove c’è la possibilità di rifarlo? in italia se non sbaglio hai 2 tentativi per la guida. e comunque non ti è permesso guidare prima di aver sostenuto l’esame teorico (con conseguente rilascio del foglio rosa)

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