Una storia di Natale


di Daniela Matta

Qualche volta succede di trovarsi coinvolti in qualcosa di inaspettato, e magari non si riesce a trovare una definizione appropriata. A me e a mio figlio è successa una piccola avventura, alla fine di novembre, e ancora mi sembra incredibile. Intendiamoci, non ci è successo niente di male, si è trattato semplicemente di qualcosa di veramente inaspettato
Quest’anno siamo venuti in Sardegna per le vacanze di Natale. Anzi, siamo partiti a fine novembre, per conciliare il viaggio con alcuni impegni che avevo preso da tempo.
Come spesso accade, la ricerca della migliore combinazione prezzo/servizi, ci ha indirizzati verso una compagnia aerea araba, e per la precisione verso Emirates.
Un volo piuttosto lungo, con tre cambi di aereo per arrivare fino a Cagliari, che ho cercato di velocizzare al massimo nel viaggio di andata. Quindi, partenza notturna da Osaka, arrivo a Dubai all’alba del giorno successivo, circa quattro ore di sosta (la soluzione più breve disponibile), e nuovo imbarco per Roma.
Il primo volo è stato vergognosamente perfetto, abbiamo addirittura avuto la fortuna di disporre di ben tre sedili, visto che quello vicino ai nostri non era stato occupato da nessuno.
Avendo già viaggiato con la stessa compagnia in precedenza, i miei ricordi del transito a Dubai prevedevano un lungo percorso da compiere all’interno dell’aeroporto, con una serie di ascensori, scale mobili e controlli vari, quindi contavo di impiegare parte del nostro tempo in questo modo.
Ma sbagliavo.
In questo caso, il nostro transito fino all’imbarco successivo si è svolto attraverso vie secondarie, strette, ed era privo di tutti i passaggi scenografici che caratterizzano l’aeroporto di Dubai, almeno agli occhi di noi turisti (ascensori extra-large, fontane altissime, e così via).
Quindi eravamo arrivati davanti al nostro imbarco per Roma, e con ore intere a disposizione prima della partenza… Come impiegare il tempo? La soluzione classica era un giro al duty free, e così ho deciso (dopo aver trovato un carrellino porta valige per trasportare mio figlio e i nostri bagagli a mano).
Arrivati davanti al primo negozio, non ho dato la giusta importanza alla “dichiarazione di intenti” di mio figlio: “mamma, voglio Saetta Mc Queen” (*per chi non lo sapesse, si tratta di una macchina da corsa, protagonista di un noto film Disney). Anzi, l’ho quasi incoraggiato, sicura di trovare una macchinina di dimensioni e prezzo adeguati.
Entrati dentro, giriamo un po’ a vuoto, curiosando fra le confezioni di cioccolata, e poi ce lo troviamo davanti: una macchinina di Saetta Mc Queen grande, luccicante e – ovviamente – radiocomandata! Un concentrato di qualità che non corrispondeva assolutamente ai miei desideri. Ma che ovviamente era il massimo per mio figlio.
Non mi ero minimamente posta il problema del prezzo, per me quella macchinina non andava acquistata a prescindere.
Quindi che fare, per non spezzare il cuoricino di un piccolo appassionato di quattro anni?
Per prima cosa ho cercato alternative a tema, qualsiasi cosa relativa allo stesso film che potesse fare breccia nel cuore di mio figlio, Ma purtroppo non c’era…
Allora ho deciso di chiedere in cassa a quanti euro (o yen) corrispondesse il prezzo a tre zeri, in moneta locale, che compariva sulla confezione. Avevo inserito delle altre macchinine fra i miei acquisti, sperando di poter mitigare una eventuale delusione di mio figlio in caso di mancato acquisto.
Come immaginavo, il prezzo era decisamente al di fuori delle mie possibilità, e per questo ho lasciato la macchinina alla cassa.
Sentendomi un po’ in colpa, di fronte ai miei acquisti andati a buon fine, ho pagato e sono uscita dal negozio in compagnia di un tristissimo bambino. Mi sono fermata subito dopo, e gli ho detto che potevamo continuare a cercare una macchinina alla nostra portata, e tra i singhiozzi abbiamo ripreso il nostro giro.
Per fortuna, i bambini si distraggono facilmente, e mio figlio sembrava pronto a dimenticare la delusione per dedicarsi alle patatine fritte che si trovavano sul menù di un ristorante di fronte a noi. Dopo avergli chiesto conferma, mi accingevo a completare l’acquisto, quando è successo l’inaspettato!
Siamo stati raggiunti da un giovane, che avevo già notato mentre pagavo gli acquisti al Duty Free. Un ragazzo che aveva in mano una bibita e un pacchetto di cioccolatini e si trovava in fila dietro di noi, forse un dipendente dell’aeroporto, sicuramente non un turista di passaggio.
Il ragazzo, in un inglese chiaro e corretto, mi aveva dato una busta di plastica, chiedendomi il permesso di regalare a mio figlio la macchinina che avevamo lasciato al Duty Free!!
Dopo la prima reazione, “Ma non deve…”, mi sono chiesta quante seccature gli avrebbe procurato il restituire la macchinina che aveva già acquistato. Sembrava una brava persona, e mio figlio non aveva manifestato il suo dispiacere in maniera così rumorosa, quando eravamo al negozio.
Avevo davanti a me una persona che voleva fare qualcosa di cortese per un bambino appassionato.
Purtroppo non disponevo della moneta locale, e quindi anche l’idea di restituirgli i soldi spesi sembrava decisamente impraticabile. Quindi ho fatto la cosa che mi è sembrata più giusta, ho accettato il suo regalo ringraziandolo di cuore. Il resto è venuto da mio figlio, che quando ha avuto in mano l’oggetto dei suoi desideri, ha ringraziato lo sconosciuto direttamente.
Lui ha sorriso, e se ne è andato via.
Noi ci siamo guardati, e siamo tornati verso il nostro gate mettendo da parte l’idea di acquistare delle patatine fritte.
Il gesto di quello sconosciuto mi ha lasciata veramente senza fiato.
Ma è stato utile. A dirla tutta, quest’anno 2016 che sta per concludersi non è stato facile, e mi ha portato brutte delusioni nel campo dei rapporti interpersonali. La vita in Giappone richiede parecchia energia, e quest’anno mi ha lasciata quasi a secco.
Quindi, mentre mi chiedevo se non fosse meglio “dosare” la mia fiducia con più attenzione, è arrivato un ragazzo mai visto a ricordarmi che il bene si può nascondere ovunque, anche in un incontro fortuito in un aeroporto lontano.
In un primo tempo ho pensato che questo incontro con “Babbo Natale”, o con un suo giovane aiutante, fosse un regalo per mio figlio, un premio della sorte dopo un anno in cui si è impegnato tantissimo. Ma riflettendoci un po’ mi sono resa conto che la nostra avventura natalizia sia stata un regalo per entrambi: il piccolo ha ricevuto l’oggetto dei suoi desideri, e io ho avuto una bella iniezione di fiducia extra, da spendere nel corso dell’anno a venire.
E allora, un augurio di cuore a tutti voi, tutto il meglio per queste festività. Tanti auguri di Buon Natale da me, e da tutti gli altri membri del nostro Burogu di italiani in Giappone.

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