La velocità della vita in Giappone


In questo paese la gente ha un rapporto particolare con gli orologi: lo scorrere del tempo diventa essenziale in una giornata carica di impegni, e mi è capitato spesso di constatare che un giapponese medio ne possiede parecchi e li usa tutti i giorni, e nei vari momenti della giornata. Questo vale per le persone di ogni età, e tende a diminuire solo quando si raggiunge un punto della vita in cui lo scorrere del tempo diventa una questione secondaria (al momento della pensione? Non saprei dire, per il momento la mia esperienza è decisamente limitata).

Vi siete mai chiesti come mai i giapponesi siano così coinvolti dalla vita quotidiana? alla-stazioneCome mai siano così impegnati fin dalla tenera età, e che cosa li spinga a fare tanta fatica? Io non so rispondere, perché nonostante gli anni trascorsi in questo paese ci sono aspetti della vita quotidiana che ancora fatico a comprendere, e questo è uno.
Forse il problema è la loro produttività? Impegnarsi tanto, e sempre, perchè fin da subito sono stati abituati a vivere così? In questi anni mi sono abituata a sentir parlare di riposi ridotti al minimo, ma che differenza rispetto all’Italia…

Non è la prima volta in cui mi faccio domande del genere.
Mi era capitato anche quando vivevo da sola, in una camera in affitto alla periferia di Osaka, e studiavo giapponese alla scuola di lingue.
Si trattava di un soggiorno breve, il primo, e avevamo deciso che vivere per conto mio (e non col mio fidanzato) sarebbe stato più utile per imparare velocemente.

Il posto in cui avevo trovato alloggio non era male, la classica periferia di una grande città, con negozi di ciambelle che facevano offerte speciali poco prima della chiusura, impiegati ubriachi che rischiavano di vomitare sulle scarpe mentre si aspettava alla fermata del treno, e – specialmente – un piccolo “shoutengai” (zona dei negozi) all’antica, con negozi interessanti.

La mattina ci si svegliava presto, la padrona di casa e suo figlio (una ragazza divorziata) si preparavano e uscivano per andare a scuola. Io avevo un po’ di tempo in più, quindi sistemavo le mie cose e mi avviavo verso la stazione.
Il bello del venire in Giappone per periodi limitati è proprio il fatto di trovare sempre il tempo per godersi tutto quanto.

Io, col mio livello di giapponese vicino allo zero, poi, ero praticamente immune a qualsiasi tipo di seccatura (in caso di problemi, non capendo chi mi stava davanti, potevo permettermi al massimo un cenno di assenso, o di far finta di nulla).
E così ogni mattina mi avviavo verso la stazione: pochi minuti di cammino, su un lungo stradone che costeggiava la ferrovia, e i soliti negozi e locali (come ogni periferia che si rispetti, anche in quel caso il numero di “izakaya” dove poter bere e, magari, mangiare, era molto alto).

Ma non appena iniziavo la mia passeggiata quotidiana mi rendevo conto che qualcosa era fuori posto, strideva con il  mio concetto di ordine, o meglio di ciò che mi sarei aspettata di trovare in quel momento.
Poi un giorno ho capito: si trattava delle persone che avevo intorno!

Persone di tutte le età, dagli studenti agli impiegati, passando dalle madri che portavano i figli in bicicletta. Tutti correvano! Magari non procedevano a velocità sostenuta, ma sembravano avere una gran fretta. E allora mi sono chiesta dove andassero, e per quale ragione avessero tutta quella fretta.

Ai miei occhi quello spettacolo era qualcosa di assolutamente nuovo e inaspettato. Partendo da una conoscenza pari allo zero di questo paese e della sua cultura, mi sarei aspettata dai giapponesi intorno a me un comportamento molto più pacato e riflessivo.

Ricordo ancora la mia prima impressione: ferma davanti alla stazione, guardavo la gente che correva intorno a me chiedendomi “ma dove vanno così di fretta?”.

traffico

Non lo avrei mai detto, ma tutto questo, per me, è cambiato col passare degli anni. Pur continuando a non condividere questo modo di vivere, mi sono ritrovata a seguire lo stesso ritmo nella vita quotidiana. Giusto per farvi capire, vi descrivo qui una mia giornata:

Cominciando dalla mattina:
– mio marito lavora a Osaka quindi la nostra giornata comincia alle sei del mattino nei giorni feriali. Prima la sveglia suonava più tardi, e anche se la differenza non è tanta dormire un po’ di più è un grande conforto.
– mio figlio ha deciso che deve svegliarsi con noi, forse per solidarietà? Posso capirlo, ma dormire un’altra ora dopo che mio marito esce da casa per andare al lavoro era di grande conforto!
– il bambino va all’asilo. Per lui è una conquista, e gli piace un sacco. Ma questo comporta una serie di impegni che vanno ad aggiungersi a quelli già esistenti.
– Impiego il tempo in cui il bambino sta all’asilo nei modi più vari. Oltre al lavoro all’università, seguo alcuni studenti privati, e quando non sono al lavoro resto a casa a sistemare. In ogni caso non mi riposo.

– Nel pomeriggio vado a riprendere mio figlio, e in certi giorni della settimana, lo porto fuori per una serie di impegni (in bicicletta).
– Torniamo a casa, e ci mettiamo all’opera: il figlio gioca e io preparo la cena.
– Dopo aver mangiato, lui fa il bagno e poi va a letto, e io posso finalmente rilassarmi, dopo aver pulito la cucina.

Questo è un esempio di una nostra giornata tipo. Non sono tutte identiche, ma tutte hanno in comune il fatto di non lasciarmi un momento libero fino a sera.
Per fare un paragone mi viene da pensare a una vecchia pubblicità italiana: come la gazzella nella savana, anche io (insieme a tantissime altre persone) mi sveglio presto e corro fino a sera. Nessun leone mi insegue, ma non riesco a rallentare.

Mi piacerebbe davvero sapere come ho fatto a entrare in questo circolo vizioso, e come potrei riuscire a venirne fuori!
Meno male che, in ogni caso, a fine giornata ritrovo le mie sicurezze qui a casa con me. Il figlio è contento e a pancia piena, il marito mi sostiene in ogni modo, in fin dei conti credo di non aver scelto la strada sbagliata. Vado a dormire tranquilla, e pronta a premere sull’acceleratore anche domani.

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