Di donne e di pesci


Qualche giorno fa, facendo zapping “matto e disperatissimo” in cerca di qualche notizia leggermente più pregnante dell’ultimo amorazzo della idol di turno o dei poco allettanti “trend” della cucina Osechi per il Capodanno 2017, mi sono imbattuta in una bizzarra pubblicità.
Lo sviluppo è piuttosto semplice: durante le audizioni, nessuna delle ballerine filiformi soddisfa la giuria. Ad un certo punto, uno dei giudici fa cenno all’assistente grassoccia di raggiungere il centro del palco e ballare; questa non se lo fa ripetere due volte, anzi, si vede che sotto i vestiti si era già equipaggiata di una raffinatissima tutina argentata. Il donnone si esibisce in una danza a dir poco grottesca che pure Amaterasu sarebbe uscita dalla grotta e continua a ballare trasformandosi in un tonno.
Come potete facilmente immaginare, lo spot pubblicizza una catena di ristoranti di sushi, Gin no sara, ed è proprio su un “piatto d’argento” che questa manciata di secondi altamente trash mi ha servito un quesito lancinante: “Ma  a ‘sti giapponesi, quanto piace la donna-pesce?” Sorvolando sull’accostamento donna grassa-trancio di tonno (i programmi di varietà sono pieni di comici donne in sovrappeso che vengono puntualmente derise e fatte oggetto di battute discutibili, nonché prese a sganassoni tra l’ilarità degli ospiti), vorrei concentrarmi proprio sulla metafora ittica che tanto sembra piacere ai consumatori Sol Levante; solo tre mesi fa era stato ritirato un video prodotto dalla seconda agenzia pubblicitaria del Paese, la Hakuhodo, per promuovere il prodotto tipico della città di Shibushi (nella prefettura di Kagoshima), ossia l’anguilla. Anche in questo caso avveniva la metamorfosi da donna a creatura acquatica, tuttavia i motivi per il ritiro della campagna pubblicitaria si rifacevano ad accuse di sessismo.
Ecco il video.

E’ un giorno d’estate, una ragazzina che si sta allenando nella piscina della scuola mormora languida alla telecamera: “ Nutrimi.”
Il narratore descrive le cure amorevoli con cui alleva Unako (“unagi” è l’anguilla in giapponese, mentre -ko è un suffisso spesso usato nei nomi femminili): la ripara dalle intemperie, l’annaffia con acqua pura, la nutre di cibi sani. Col passare delle stagioni cambia anche il corpo della studentessa, le sue mani non riescono più a fare presa sugli oggetti, si accoccola stanca accanto al fuoco. Arriva l’estate successiva e Unako, dicendo addio, si tuffa nella piscina prendendo la forma di un’anguilla.
Per quanto “politicamente scorretta”,  la pubblicità è di grande efficacia nella scelta della colonna sonora malinconica, nell’(onnipresente) accostamento estate-gioventù e in quel sapore retrò della scelta dell’attrice, che richiama fisicamente le idol pure – e ignare dell’esistenza della ceretta – degli anni ’80.

maguro

Maguro-onna (la donna-tonno, ossia una donna sessualmente passiva. Quelle délicatesse!)

E’ del 2015 quest’altra pubblicità che fa parte della famosa serie del caffè Boss con Tommy Lee Jones.

La carpa più brutta del vivaio appare nei sogni dell’allevatore come una donna (a dire il vero piuttosto bruttina anche in forma umana) quando viene inaspettatamente venduta e lui, innamorato (lo sketch è giocato anche sull’omofonia  di “carpa ” -鯉- e “amore” -恋-,  che si leggono entrambi“koi”),  se la va a riprendere direttamente nel laghetto dell’acquirente.

Ben lontane dalla sensualità delle sirene occidentali -che nell’immaginario giapponese sono cannibali e possono a loro volta donare l’immortalità attraverso la loro carne- , queste donne-pesce ricorrono come figure familiari, su cui scherzare o addirittura “da mangiare”. Al contrario, quelle che l’uomo giapponese forse teme di più perché lontane anni luce dal suo ideale (ittico) femminile sono le 干物女 himono-onna, le donne-pesce secco, coloro che alla soglia dei trent’anni decidono di rinunciare all’amore e a tutte le seccature ad esso connesse e vivere il loro tempo libero praticamente allo stato brado (ad esempio mangiando in piedi, evitando di radersi, truccarsi e con indosso tutone informi); ebbe molto successo il dorama (serie tv) Hotaru no hikari del 2007, tratto dal manga omonimo, che narra appunto le vicende di una donna la cui facciata sociale non lascia intuire la sciattezza e la pigrizia che prendono il sopravvento appena varcata la soglia di casa.
Insomma, donne: per conquistare il cuore di un uomo siate tonno, anguilla, carpa…basta non fargli scoprire che c’è una himono-onna in ognuna di noi! 🙂

himonoonna

Haruka Ayase in Hotaru no hikari

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