Condannati a morte e dintorni


Su Asahi Shinbun è uscito un articolo interessante che non solo fa il punto della situazione sui detenuti  in attesa di esecuzione, ma chiarisce anche una domanda “capitale”: perché i condannati a morte in Giappone restano in cella in una condizione sospesa anche per decenni? È solo un gioco crudele?

(la nota e spesso criticata politica di comunicare l’esecuzione solo la mattina stessa è in teoria intesa a accorciare il più possibile lo stato di panico conseguente alla consapevolezza che si sta per morire, anche se il fatto che si è prossimi al momento viene lo stesso suggerito da dettagli e procedure sui quali non mi addentrerò in questo breve articolo)

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Per “Gakideka”(lo sbirro moccioso), manga di grande successo negli anni 70 di Yamagami Tatsuhiko, pronunciare sentenze di morte (死刑 shikei) era un marchio di fabbrica

Nel 2016 sono state eseguite 3 condanne a morte (media mantenuta negli ultimi 3 anni) e ne sono state sentenziate 7 di nuove. Alla data del 26, i condannati nel braccio della morte erano 128, e per alcuni di questi sono passati più di 40 anni dalla data della conferma della condanna.

Perché rinvii di tale portata?

Il Codice di procedura penale giapponese prevede che la condanna venga eseguita entro 6 mesi dalla sentenza, ma la sospensione diventa possibile alla luce di una revisione del processo sulla base di potenziali complicità non chiarite. In altre parole, quando la testimonianza del condannato a morte potrebbe essere determinante all’incriminazione di un altro colpevole. Dei 128, 94 hanno fatto domanda di revisione del processo, e in 99 anni non si è mai assistito a esecuzioni di condannati con domanda in esame.077_20111115185608

A fare pressione perché il Giappone rinunci a un sistema che prevede la condanna a morte non sono solo un discreto numero di nazioni estere (l’Unione Europea è in testa al movimento da almeno 5 anni, e anche l’Italia, attraverso la Comunità di Sant’Egidio e una Commissione della Camera dei Deputati ha compiuto molte missioni di sensibilizzazione), ma anche associazioni di cittadini come il Forum 90, che rende noto che 13 detenuti sono in cella da più di 20 anni. Oda Nobuo, 70 anni, colpevole di furto con omicidio e incendio doloso, è richiuso da 46 anni; Ohama Matsuzo, 88 anni e colpevole di omicidio, da 39.

2 detenuti intanto sono morti di malattia. Lo stato di salute non è un elemento indifferente: il Codice prevede che la pena possa essere sospesa in caso di sopraggiunta infermità mentale, ma anche uno stato di salute aggravato influisce fortemente sulla decisione di procedere o meno.

Come ricorda anche un articolo di Stefano Carrer, la Federazione degli avvocati giapponesi 日本弁護士連合会 ha chiesto ufficialmente l’abolizione della pena di morte per il 2020, anno delle olimpiadi. Ma come spesso accade, poche cose vanno a senso unico: un’altra associazione di avvocati, il Forum degli avvocati in sostengo alle vittime dei crimini 犯罪被害者支援弁護士フォーラム, la pensa diversamente, e oltre a favorire l’attuale sistema, insiste sulla necessità che le parti lese siano chiamate direttamente in causa nella discussione su come procedere.

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In azzurro chiaro il numero di sentenze capitali per anno dal 2007 al 2016, in azzurro scuro quelle eseguite. La linea rossa, il numero di detenuti in attesa di esecuzione (fonte Ministero di Giustizia).

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