Congratulazioni ai laureati


Nel giorno dell’equinozio di primavera sono andata a lavorare. O quasi.
Ho deciso di partecipare a un evento organizzato dall’università per cui lavoro, la cerimonia di chiusura dell’anno accademico, e la consegna dei “diplomi” agli studenti che hanno concluso gli studi.

Potevo evitare, già partecipare alla cerimonia di apertura è decisamente noioso, quindi ci ho riflettuto fino all’ultimo momento. Ma alla fine sono andata!

laurea

 

Però l’idea di prendersi mezza giornata di riposo non mi dispiaceva affatto, e la curiosità e il desiderio di fare i complimenti a quei ragazzi che avevano frequentato le mie lezioni mi hanno fatta decidere.
Ed eccomi qui, sveglia alle 7 del mattino, colazione e, finalmente, il momento della verità: indossare il completo.

Forse non sembrerà così ovvio, ma per partecipare a una cerimonia qualsiasi, qui in Giappone, occorre vestirsi in maniera formale. E con “formale”, intendo quel completo scuro, giacca-pantaloni (o gonna) con camicia bianca e scarpe nere.
In precedenza, nessuno mi aveva mai chiesto un abbigliamento particolare sul posto di lavoro: quando insegnavo in Italia non abbandonavo i miei cari jeans, quando ho lavorato per le vacanze studio privilegiavo un abbigliamento ancora più comodo, con tute da ginnastica e scarpe sportive.

Ma in Giappone esiste un codice (non scritto) per l’abbigliamento da lavoro, che prescrive vari gradi di “formalità”, a seconda del posto. E l’università si trova ad un livello di formalità piuttosto alto…

Dentro di me sapevo già come sarebbe andata a finire: detesto i completi, non faccio niente per farmeli piacere, e alla fine di un inverno faticoso sotto molti punti di vista ho davanti a me una dieta appena cominciata.
Quindi, pantaloni stretti, e lo sbuffo birichino della camicia che faceva del suo meglio per scappare fuori.

Ma tanta voglia di vedere i miei ex studenti! E magari di gioire sentendo che, prima di terminare l’università sono riusciti ad ottenere qualche riconoscimento. E sì, magari scattare qualche foto ricordo con loro. La classe che terminava gli studi quest’anno mi è davvero rimasta nel cuore.

Che cosa comportava, questa mia decisione, dal punto di vista pratico?
Prima di tutto, la necessità di vestirsi in completo per tutto il giorno, in fin dei conti qualcosa che potevo sopportare tranquillamente.
Poi veniva la terribile scoperta: sarei dovuta uscire di casa prima delle 8:00 per arrivare in tempo alla cerimonia di laurea.

Dal lato opposto si trovavano una serie di elementi positivi che riequilibravano tutto l’insieme:

– rivedere i miei studenti,
– parlare coi colleghi (oltre alle semplici conversazioni di cortesia ci sono alcuni progetti in cui sono stata coinvolta marginalmente e mi fa piacere sentire come stanno procedendo),

– passare un’intera giornata fuori casa, e lasciare a mio marito una giornata “casalinga”.
Una giornata perfetta.
Sono uscita di casa ed ho preso il primo treno dispobile: alla stazione di cambio il Café’ italiano era già aperto, e quindi ho potuto prendere un buon caffè. Arrivata sul posto ho avuto il tempo di salutare le care persone che si occupano dell’accoglienza (a cui mi rivolgo per ogni problema o richieste che mi capitano durante l’anno scolastico).
Ed eccomi al solito posto.
Le celebrazioni dell’università si svolgono all’interno di una grande palestra coperta (che di solito viene utilizzata dagli studenti delle vicine scuole superiori). Al centro si trovano gli studenti e i familiari, sui lati siedono gli insegnanti. Di fronte a tutti noi si apre un ampio palco sopraelevato: è la postazione occupata dal rettore dell’università, nei momenti in cui parla alla platea, e questa posizione viene condivisa dagli studenti piu’ meritevoli, a cui lui consegna attestati e premi durante la cerimonia.

Il tutto è scandito da un programma preciso, che viene distribuito prima dell’inizio.

Dal mio posto a sedere ascolto le varie fasi, osservo quanto accade e mi chiedo se lo studente che sta ritirando un premio o un attestato ha frequentato anche il mio corso (per alcuni e’ impossibile sbagliare, ma per altri ho sempre bisogno di rinfrescarmi la memoria).

La cerimonia di laurea di solito si conclude in 90 minuti (sì, lo so che sono tanti, vi confesso che molti colleghi insegnanti dormono seduti al loro posto per quasi tutto il tempo).

E dopo la fine della celebrazione “ufficiale”, ci si sposta in un’altra sala per le celebrazioni “ufficiose”: una festa, un pranzo a buffet offerto dall’università a cui partecipano i neolaureati, e i docenti. Un bel momento di convivialità, dove tutti chiaccherano e si può trovare il modo di parlare (finalmente) del corso ormai concluso (le regole dell’università prevedono una comunicazione dei risultati solo a fine anno accademico, anche nel caso di corsi semestrali come il mio).

Come ho scritto, avevo delle cose da discutere con i docenti che mi hanno coinvolta in un’attività extra, e ho approfittato del momento per fare tutte le domande del caso.
Poi, e ci tenevo molto, volevo davvero vedere i miei ex studenti, e ringraziarli per avere contribuito a rendere il mio corso più interessante: senza nulla togliere agli studenti che hanno seguito le mie lezioni in anni diversi, questo gruppo era veramente entusiasta, mi hanno dato lo slancio necessario per andare oltre il programma prestabilito, e hanno apprezzato quello che ho cercato di insegnare loro.

Adesso che cosa mi aspetta?
Nel primo fine settimana di aprile parteciperò alla cerimonia di apertura dell’anno accademico (chiudono a fine marzo, ricominciano ai primi di aprile…). Non mi sto abituando ai completi formali, ma devo partecipare in ogni caso perche’ nella stessa giornata si terrà anche un incontro di lavoro per tutti gli insegnanti dell’università, riceveremo il nuovo contratto e termineremo la giornata con un buonissimo pranzo offerto dall’università (e si sa, questi giapponesi pensano sempre a mangiare!).

Ma specialmente, ricomincerò il mio corso, tornerò agli studenti e al mio giovedì passato in continuo movimento. Come sarà la classe di quest’anno? Riuscirò a apportare una serie di piccole modifiche che progetto da tempo?

In ogni caso, non vedo l’ora!

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