Un po’ di maltempo


Ciao a tutti, come state?

Negli ultimi tempi, il Giappone è continuamente al centro delle cronache internazionali per una serie di fenomeni meteorologici estremi.  Certo, la frequenza delle scosse di terremoto nel Kanto è qualcosa a cui, purtroppo, ci siamo dovuti abituare. Quello che stupisce, almeno noi stranieri, è la presenza di terremoto e allagamenti in tutto il paese.

Come ormai saprete,

un tifone di forte intensità ha interessato la zona di Osaka ai primi di settembre.

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Ovviamente, se non ci sono ragioni valide per uscire di casa, In questi casi ci si prepara per una giornata al chiuso e si aspetta che passi. Questo era anche il mio progetto per il giorno del tifone.

Asilo chiuso, nessun impegno di lavoro. Mio marito, nonostante la libertà di scelta (incredibilmente) concessa sul posto di lavoro, aveva deciso di andare a preparare il lavoro per il giorno successivo. “Se peggiora, e chiudono le linee ferroviarie, tornerò tardi” (n.b. La municipalità di Osaka obbliga i dipendenti pubblici a viaggiare in treno, anche se – come nel nostro caso – il viaggio  comporta novanta minuti a tratta).

Prima che uscisse di casa gli avevo ripetuto che non avrei potuto andare a prenderlo in auto in caso di bisogno (paura della guida in condizioni meteo avverse, scarsa conoscenza della viabilità di Osaka e, ovviamente, nessuna pratica nell’uso dell’autostrada).

Così pensavo, ma alle undici dello stesso giorno era arrivata la telefonata che temevo: “sono bloccato a …. (al confine tra le prefetture di Osaka e di Nara), venite a prendermi alla stazione?”

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Dopo aver cercato di rifiutare in tutti i modi ho preso mio figlio, qualche merendina e qualche cosa da fare, e siamo partiti.

Le strade erano quasi vuote, soffiava un forte vento e, non appena raggiunta l’area urbana di Osaka ha cominciato a piovere forte. Io guido una city car, quindi il pensiero che la macchina si ribaltasse col vento non mi ha mai abbandonata. Ma la cosa più fastidiosa era sicuramente la pioggia, che si scaricava sui poveri tergicristalli, costringendoli a far fatica. Per la cronaca, ho anche perso l’uscita giusta, un bel po’ di acqua mi ha impedito la visuale proprio nel momento in cui avrei dovuto girare, ma per fortuna le linee della metropolitana funzionavano ancora e abbiamo potuto chiedere a mio marito di raggiungerci in treno.

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A quel punto, ho chiesto a mio marito di guidare e mi sono dedicata al reportage fotografico. Non ho avuto paura, ma ho visto coi miei occhi oggetti di vario tipo volare sulla strada, qualche crollo, una strada chiusa e dei poveri poliziotti che lavoravano incessantemente per ridurre i disagi per tutti.

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Se doveste trovarvi in Giappone durante il passaggio di un tifone non c’è bisogno di spaventarsi: seguite le notizie su internet, in televisione, e se uscite fate attenzione.

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