Il pacifismo utopico di Hayao Miyazaki

 

I Mondi di Miyazaki. Percorsi filosofici negli universi dell’artista giapponese è un libro a cura di Matteo Boscarol uscito di recente per Mimesis Edizioni. Raccoglie una serie di saggi  su vari aspetti di uno degli autori di Anime e Manga più amati in Giappone ed in Italia (Qui ne trovate una recensione). L’indice è:

La melancolia dell’ingegnere. Il sogno tecnoscientifico di Si alza il vento di A.Bordesco

Tempo, tecnica, esistenza nell’ultimo Miyazaki, M. Ghilardi

Il pacifismo utopico di Miyazaki, A. Fontana

Scienza, tecnologia e natura in Miyazaki, di M. Casolino

Geografie e gradi dell’ucronia-Miyazaki, L. Abiusi

Il dio della foresta, una lettura di Mononoke HIme, R. Terrosi

Il principe cane, elementi della filosofia e della poetica di Miyazaki Hayao in una fiaba tibetana, di Massimo Soumaré Continua a leggere

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Maid Café

maid

Foto da Wikipedia

(tratto da Grikon)

«Cosa c’è che non va?», chiese Adriano.

«C’è che ci hanno dato appuntamento in un meido kissaten! Nessuna persona sana di mente ci andrebbe di sua spontanea volontà, anche se magari a te potrebbe piacere», rispose sarcastica.

Adriano era perplesso. Era stato più volte in una kissaten, una sala da tè, e tutte avevano le meido, ossia le cameriere, secondo la storpiatura del termine inglese, quindi non capiva il motivo della rabbia della ragazza. Preferì però non chiedere chiarimenti.

«Per di qua». Noriko condusse l’amico in uno stretto vicolo tra due edifici, passando accanto a un ristorante specializzato in anguilla alla griglia. Il profumo fece risvegliare l’appetito in Adriano, ma la ragazza proseguì sino a giungere a un basso edificio con un’insegna in legno. Su di essa, una ragazza sorridente in stile manga era l’unico indizio di questa famosa sala da tè, secondo la mappa ricevuta da Hikaru. Continua a leggere

Cinque anni dall’incidente di Fukushima

IMG_7675_Oggi ricorre il quinto anniversario del terremoto del Tohoku, nel nordest del Giappone e del successivo incidente alla centrale di Fukushima. Riassumiamo qui la situazione attuale rimandando ai vari articoli in cui è stato trattato questo tema nel corso degli anni:

  • Anche se sono stati classificati con lo stesso grado di gravità, i danni all’ambiente sono inferiori a quelli dell’incidente di Chernobyl, dove il reattore è invece rimasto scoperto.
  • Nessuno è morto a causa delle radiazioni, anche se di recente la TEPCO ha ammesso che migliaia di lavoratori sono stati esposti a più dei 20 mSv/anno previsti dalla legge e centinaia a più di 100mSv. Per fare un paragone, una TAC a tutto il corpo ci espone a 5mSV, in un anno a Roma siamo esposti a 2.8mSv. Fumando 2 pacchetti di sigarette al giorno siamo esposti a 110mSv/anno per via del Polonio 210 contenuto nel tabacco.
  • A Tokyo  la radioattività è più bassa (0.1microSv/ora) che  a Roma (0.32microSv/ora). Per confronto, in aereo siamo esposti a 2microSv/ora e gli astronauti nello spazio a circa 300microSv/ora.
  • Il cibo è controllato con una soglia draconiana di 100 Bq/kg, ossia non sono ammessi più di 100 decadimenti al secondo di cesio per kg di materiale. Per confronto le banane hanno 125 Bq/kg di potassio e le noci del brasile 600  Bq/kg.  
  • Tutte le scorie debolmente radioattive, migliaia di silos d’acqua utilizzata per il raffreddamento dei reattori e centinaia di migliaia di sacchi contenenti la terra superficiale della regione andrebbero dispersi nell’oceano che contiene miliardi e miliardi di volte più materiale radioattivo (potassio 40 e carbonio 14). L’unica spiegazione per cui nessuno vuole prendersi la responsabilità di questa decisione è il timore di risvegliare Godzilla.
  • La centrale è in sicurezza. Tre nuovi gusci in cemento armato proteggono quel che resta degli edifici dei reattori (nei quali è ancora impossibile entrare per i livelli  mortali di radiazioni) e le barre contenute nella piscina del reattore 4 sono state rimosse. Ai circa 20000 morti dovuti allo tsunami  se ne aggiungono – secondo un rapporto del governo – circa 1500 a causa dell’incidente alla centrale nucleare. Parte di essi sono persone anziane o malate, frettolosamente evacuate nei primi giorni dell’incidente, ma molti sono dovuti ai suicidi di chi ha perso la propria casa e la propria fonte di lavoro, soprattutto agricoltori e allevatori.
  • Prima dell’incidente il Giappone dipendeva dal nucleare per circa il 30% del suo fabbisogno energetico. Con lo spegnimento di tutti i reattori questo fabbisogno è stato coperto da ulteriori importazioni di combustibili fossili, raddoppiando circa – complice uno yen debole – il debito pubblico del paese.
  • La TEPCO, per far fronte ai costi della messa in sicurezza della centrale e dei rimborsi che centellina a chi è stato sfollato o ha perso il lavoro, ha aumentato il costo della corrente del 7% nei primi anni.

 

(post condiviso su http://www.casolino.it e scientificast.it)

L’attacco dei giganti: recensione

L’attacco dei giganti nasce come manga di Hajime Isayama e fin dalla sua prima uscita nel 2009 ottiene un enorme successo (più di 50 milioni di copie vendute); nel 2013 ne è stata realizzata la trasposizione in serie animata, con una seconda serie prevista per il 2016.

 La storia è – soprattutto nelle premesse – valida: nel passato la terra ha subito l’attacco di misteriosi quanto potentissimi giganti o golem, mostri dalle fattezze umane per quanto orrendamente deformi. Unico obiettivo di questi golem è quello di mangiare la razza umana, che, impossibilitata a combatterli, è costretta a vivere in un territorio ristretto, protetto da tre cinte concentriche di mura. Quando la prima cinta muraria viene sfondata dai titani, i protagonisti – Erren, Armin e Mikasa – ancora bambini, sono costretti a fuggire ritirandosi  nel secondo perimetro. Anni dopo i ragazzi, ormai cresciuti, entrano a far parte di un’unità di elite dell’esercito volta a combattere i titani mirando al loro unico punto debole, la nuca.

Come anticipato, le premesse sono interessanti e l’ambientazione – a metà tra il medioevale ed il rinascimentale – è ben realizzata. Tuttavia sia l’anime che il manga soffrono di un’eccessiva lentezza nello svolgimento della storia e di una serie di clichés (vedi lo spoiler alla fine dell’articolo) che ne riducono notevolmente l’impatto o quanto meno l’originalità.

boh, a me hanno detto di recitare così

Nel 2015 è stato realizzato un film “dal vivo” (qui il trailer), diretto da Shinji Higuchi, che narra le vicende dei primi episodi. Per necessità  di narrazione la storia è stata notevolmente condensata pur mantenendone gli elementi essenziali. La pecca maggiore del film è l’incapacità recitativa degli attori che incarnano i personaggi principali. Per dirla alla René Ferretti di  “Boris”, “sono cani, cani senza appello”.

Una difesa d’ufficio potrebbe argomentare che lo “stile” recitativo ricalca quello tipico delle recenti serie di Kamen Rider e Super Sentai. Anche in questo caso la recitazione è quanto meno forzata e di basso livello, ma, come parziale giustificazione, va specificato che queste due serie sono mirate ad un pubblico di età inferiore agli otto anni. In un film come L’attacco dei giganti questa scusante viene a mancare in quanto, dato il sangue e il gore (uno dei punti di forza del regista), è palesemente rivolto ad un pubblico quantomeno adolescenziale. Il film è stato comunque un successo in Giappone, dove ha incassato 2.6miliardi di yen (20 milioni di euro) ed è prevista una seconda parte per settembre 2015.

SPOILER: il protagonista è dotato di superpoteri: diventa anche lui un “gigante buono” e combatte dalla parte degli esseri umani. #mappeffavore

Yoshio Nishina: Lo scienziato che tentò di scongiurare Nagasaki

nishinaciclotrone

Nishina (a destra) implora inutilmente i militari americani di non gettare i ciclotroni nella baia di Tokyo

Parleremo di questo argomento con gli amici di Radio3Scienza alle 11:30 italiane del 6 Agosto:  http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-1314fddc-9281-42dc-9229-297d4febf5c8.html?refresh_ce

Il 6 Agosto 1945 la città di Hiroshima fu rasa al suolo dal primo ordigno nucleare della storia: circa 140.000 giapponesi furono uccisi istantaneamente dall’esplosione o morirono successivamente a causa delle ustioni e delle radiazioni.

La bomba, denominata Little boy, era di concezione semplice quanto efficace: un esplosivo convenzionale lanciava un cilindro cavo di uranio verso una serie di dischi dello stesso materiale. Il materiale fissile raggiungeva un peso complessivo di 64 chili, superiore alla massa critica necessaria per innescare una reazione nucleare a catena dal potere distruttivo di 11 chilotoni, equivalente cioè a 11.000 tonnellate di esplosivo convenzionale.

Solo grazie agli enormi mezzi ed investimenti degli Usa – più di due miliardi di dollari dell’epoca, convogliati nel segretissimo progetto Manhattan – fu possibile impiegare a fini bellici le ultime scoperte della fisica nucleare. Liberando le energie che tengono insieme i nuclei atomici, si sviluppava una forza distruttiva milioni di volte più potente di quella degli esplosivi chimici basati sui meri legami molecolari. Continua a leggere