Il primo bianco

(ultima puntata) di Michele Pinin
Epilogo – parte 5

Il manoscritto finisce qui. A noi lettori rimangono un paio di domande, anzi tre: Tomoyo riuscirà a rimettere in sesto la sua vita e trovare una stella che la guidi? Okada e Sae vivranno felici e contenti? Tomita e Abe continueranno a resistere all’idea di sposarsi e vivere come due splendide single?
Mi sono chiesto a lungo se era il caso di aggiungere delle risposte per completare la storia; la verità è che non lo saprei fare. Mi è sempre piaciuto leggere, a scrivere però non ci ho mai pensato e adesso è troppo tardi per iniziare.
Il caso ha voluto che nel tardo pomeriggio del giorno in cui ho trovato questo manoscritto, dopo una lunga giornata di lavoro, mi ero seduto a tirare il fiato su una panchina della stazione di Shinagawa. Quando ho visto la busta sul sedile accanto al mio, mi ha incuriosito perché sopra c’era scritto: Il primo bianco. Quante volte capita di trovare sulla panchina di una stazione, a Tokyo, una busta con sopra qualcosa di scritto in italiano?
Dopo una decina di minuti, finita la lattina di birra che avevo comprato al Kiosk, non ho resistito alla curiosità e allungata una mano l’ho aperta e ho dato un’occhiata al contenuto.
La classica busta marrone formato A4 con un paio di nastrini per chiuderla e sigillarla con della cera o del nastro adesivo. Su questa però niente cera e niente nastro. Dentro due cartelline di plastica, una verde l’altra arancione, senza una firma o una data, c’erano i fogli del manoscritto. Mi sono guardato intorno per vedere se qualcuno stesse tornando verso la panchina a riprendersela. Continua a leggere

Sgranocc’ Sgranocc’, ovvero breve excursus sul “Gari Gari-kun”, il ghiacciolo più venduto in Giappone

C’era una volta un produttore di dolciumi, la azienda casearia Akagi di Saitama, a nord di Tokyo, che a seguito del primo shock petrolifero, nel 1970 si ritrovò a dover alzare i prezzi dei suoi prodotti, e in particolare quello di una granita che era il suo vero e proprio portabandiera: la “Akagi shigure” 赤木しぐれ, la “breve pioggia di fine autunno della Akagi”- Il problema fu che le grandi aziende rivali rimandarono il rialzo lasciando sola la Akagi con vendite in picchiata e serissimi problemi di bilancio.

Per rilanciarsi, mise allo studio un nuovo prodotto, una granita che i monelli potessero gustare con una mano sola mentre si dilettavano nei loro giochi: un ghiacciolo di granita tenuta assieme da un composto di gelatina… che però finiva per sfaldarsi nella confezione, provocando reclami su reclami. E così nel 1981 si arrivò al prodotto finale: una granita avvolta da una copertura di ghiacciolo, il “gari gari”, onomatopea per “sgranocc sgranocc” a cui si aggiunse il “kun” (appellativo familiare – di genere solitamente maschile – che il giapponese pospone a nomi di bambini o di compagni/colleghi).960c5f49

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TOBAKU, o dell’azzardo in Giappone

   Tempo di scommesse, in Giappone. Ricollegandomi idealmemte all’ultimo post sugli yakuza (maschile e plurale, come mi sta facendo riflettere una persona di cui dire “mi fido” sarebbe svilente) non penso di aver bisogno di fonti inoppugnabili per poter affermare con discreta sicurezza che ai giapponesi, il gioco d’azzardo, piace da morire. E da morire, in alcuni casi è da prendere alla letttera.  

Poniamoci una domanda basilare: perché il gioco d’azzardo è proibito dalla legge? La risposta più semplice è: per il divertimento che garantisce, per l’adrenalina che è capace di mettere in moto. Un popolo che abbia la possibilità di dedicarsi liberamente al gioco d’azzardo è un popolo che lavorerà di meno, e un lavoratore in meno significa anche introiti fiscali minori, lo spauracchio per eccellenza di qualunque stato, antico o moderno.

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Fiocchi e rimembranze

Andare a sciare in montagna, in Giappone, è roba per ricchi. Almeno così vuole la vulgata. Forse anche in altri paesi, non dico di no, ma la percezione in Giappone è questa. Forse perché lo sci è esploso veramente in questo paese in coda al periodo bolla (cioè quella manciata di anni tra la fine degli anni 80 e gli inizi dei 90 in cui il Giappone visse l’ebrezza di una ricchezza quasi senza condizioni), troppo in ritardo per poter utilizzare appieno la quantità di strutture, alberghi, piste, case vacanze che erano comparse come funghi, almeno da poter rientrare delle spese. Molti ricorderanno il SSAWS (leggi “zaus”), quell’enorme scivolone accanto a Tokyo Disneyland (e per un periodo addirittura in sua diretta concorrenza), la più grande pista artificiale del mondo per poter sciare anche in estate (SSAWS = Spring Summer Autumn Winter in Snow). Terminato nel 1993, e smantellato nemmeno 10 anni dopo, nel 2002.

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Tatiana e i pappagalli

Tatiana Vicentini, redattrice del Burogu, è mancata il 23 novembre 2015. Con questo post la vogliamo salutare e augurarle buon viaggio.

A Tatiana piacevano i pappagalli. Molto. I pappagalli sono animali che sentiamo come familiari anche quando magari non sono i nostri preferiti. Li incontriamo fin da piccoli sulle spalle dei pirati nei libri di avventura o in molti film. Sono animali che non dimentichiamo facilmente, anche perché sono “strani”. Sono dei pennuti ma non volano un granché e al contrario parlano molto e quando aprono il becco, non dicono solo cose carine, ma anche spiacevoli, possono rimproverarci, essere ironici o fare gli spiritosi. Ecco un’altra cosa che piaceva molto a Tatiana: l’ironia. Quella vera, senza limiti, che si trasforma in sarcasmo o satira che non si limita solo a pungere o punzecchiare chi legge, anzi. Era una donna che amava gli animali e detestava i soprusi e le manifestazioni arroganti del potere, anche quello religioso. Le piaceva il rock’n’roll vecchia maniera, quello dei Rolling Stones per capirci, ma anche quello dei Muse.
Insomma quando pensava che fosse il caso andava giù duro con le battute e questa sua attitudine viene fuori dagli scritti postati sul Burogu dove sapeva ironizzare su tanti aspetti della vita in Giappone (provate a leggere le 4 puntate di questo post: Il mio grosso grasso matrimonio giapponese) e su Facebook con cui, un po’ come tutti, aveva un sano rapporto di amore e odio.
Tatiana di solito su Facebook postava molte fotografie e immagini con freddure e battute cretine. Ecco una cosa che abbiamo avuto sempre in comune, la passione per le freddure e le battute cretine, ma veramente cretine. Queste sono le immagini degli ultimi 4 post, quelli del 9 novembre alle 18:00 di sera:

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