Nasu no itame ni – Melanzane brasate alla giapponese – Ricetta

Eccoci ad un’altra ricetta giapponese, talmente veloce e fatta con ingredienti semplici, che si può preparare anche in Italia.

Il nome giapponese  è ナスの炒め煮 Nasu no itame ni, melanzane brasate.
La traduzione letterale? Melanzane prima saltate in padella e poi sobbollite nel brodo.
炒める itameru significa infatti saltare in padella, 煮る niru significa sobbollire.
Tradurre i nomi delle ricette è sempre molto complicato, sia perché ci sono ricette molto simili che però cambiano nome se si aggiunge un ingrediente, per esempio Nasu no miso itame con il miso (condimento ottenuto dalla soia fermentata con cereali e sale), sia perché la parola corrispondente nella nostra lingua non è sempre quella che useremmo nella cucina italiana.

Le melanzane giapponesi sono molto importanti nella cucina giapponese e vengono utilizzate in una grande varietà di piatti; sono più piccole e meno amare rispetto a quelle nostrane.

La melanzana giapponese riveste un ruolo importante anche nel folklore locale.
Ad esempio, viene considerato di buon auspicio sognare il Monte Fuji, o un falco o una melanzana a Capodanno.
In un proverbio giapponese inoltre, i suoceri non devono offrire melanzane alla nuora in autunno. Ciò deriva dal fatto che in autunno le melanzane giapponesi sono particolarmente buone ed è meglio tenersele per sé.
Comunque il proverbio si riferisce anche al fatto che le melanzane sono rinfrescanti ed è meglio consumarle nei caldi mesi estivi. Di conseguenza, in autunno sarebbe un dono povero per la nuora e scoraggerebbe la gravidanza.

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Cuciniamo italiano?

Quando si vive all’estero bisogna sapersi adattare, questo è vero.
Ma che fare quando capita uno di quei momenti in cui si vuole preparare un piatto a cui si è affezionati?

In quel caso esistono più soluzioni: si potrebbe andare a mangiare in un buon ristorante italiano. Ma questo non darebbe, in ogni caso, quella sensazione di “familiare” che viene dal piatto consumato a casa. Allora si potrebbe cercare di riprodurre il piatto che vorreste con gli ingredienti che avete a disposizione. Ecco la ragione del mio post di oggi: non vivo in Italia da sei anni, ormai, ma ho un marito che ama mangiare, e quindi mi capita di proporgli molti piatti italiani.

Ho pensato di raccontarvi, a cominciare da questo post, come preparo alcuni dei miei piatti migliori. Spero di incuriosirvi, di ricevere qualche appunto nel caso che le mie interpretazioni non fossero corrette, e – magari – di darvi qualche idea per pranzo o cena a basso costo, e di rapida esecuzione.

Mi andrebbero dei ravioli.

A me piacciono quelli con ricotta e spinaci, e qui cominciano i “dolori”. Dove trovare la ricotta? In questo paese si trovano con facilita’ porzioni di ricotta che non superano i 150 gr… Decisamente poco per preparare a sufficienza per due/tre persone!
Per questo motivo mi sono messa a cercare una soluzione alternativa, e la mia scelta è caduta sul tofu. Eh si, proprio lui! Quello strano alimento, dal gusto indefinito, che i giapponesi amano tanto…
Certo, non si tratta di ricotta, e immagino che sia difficile immaginare un accostamento tofu/spinaci, ma vi assicuro che è possibile, e ora vi spiegherò come.

Cominciamo.

Ingredienti e dosi (per due persone)

Per la sfoglia:
150 gr di farina, un uovo, sale qb.

Per il ripieno:
Un mazzo di spinaci, un panetto di tofu da 300 gr, sale qb (*all’occorrenza, se il tofu non si asciuga subito, basta aggiungere del pangrattato e mescolare: l’impasto acquisterà in volume ma non perderà il suo sapore).

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Il tofu è molto difficile da asciugare. Per ottenere un prodotto accettabile io lo tiro fuori dalla confezione, lo avvolgo in alcuni fogli di carta da cucina e lo appoggio su una grata per torte, cercando di comprimerlo con qualcosa di pesante (di solito uso due tazzine da caffè). Dopo un paio d’ore il tofu è pronto per essere mescolato con gli altri ingredienti.

In una ciotola capiente unisco il tofu agli spinaci, che ho scottato in precedenza, e al sale. Aggiungo sempre una bella spolverata di formaggio grattugiato, che dà sapore all’impasto.

A me piace la pasta all’uovo, confesso! Cerco di usarla spesso (nei limiti del tempo a disposizione), e non posso immaginare di preparare dei ravioli con altri tipi di sfoglia.

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In un primo tempo procedevo esclusivamente a mano, con un solo alleato: un mattarello acquistato al negozio a 100 yen. Ottenere una sfoglia accettabile era faticoso, e mi occorreva parecchio tempo. Poi, finalmente, ho fatto acquisti in una zona di Osaka in cui si trova una serie di negozi dedicati ai locali di ristorazione (Doguyasuji), e sono tornata a casa con una macchina per la pasta! La commessa mi ha avvisata, non era molto adatta a un locale di medie dimensioni, e allora le ho risposto che per il mio locale (due clienti affezionati, a cui si è aggiunto un terzo – che per ora mangia ancora poco) era più che sufficiente.

Con l’ausilio della mia piccola alleata, procedo come farebbe qualsiasi altra persona in Italia (o altrove): preparo un impasto con 150 gr di farina e un uovo (*per due persone) e lo lavoro a mano, per poi tirarlo fino a ottenere una sfoglia di pasta sottilissima.

La stendo su un piano di lavoro, distribuisco l’impasto – mezzo cucchiaino da caffè – lasciando circa due cm di distanza tra uno e l’altro, vi appoggio sopra una seconda sfoglia che appiattisco con una semplice bacchetta, taglio i miei ravioli con una rotella dentata (altro acquisto intelligente in un negozio a 100 yen) e il gioco è fatto.

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Per la cottura, io li tiro su non appena vengono a galla, e li condisco con un sughetto al pomodoro semplice.

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Occorre un po’ di tempo per prepararli, ma vi assicuro che il tofu non svilisce il risultato finale, che si presenta bene e scompare velocemente!!