La cognizione del cuore (o sul darsi la morte nel Tohoku)

Lo so, è in ritardo rispetto all’anniversario. Ma l’elaborazione ha i suoi tempi.

“La cognizione del dolore”, si era inventato quel geniaccio di Gadda. In una vecchia intervista (http://bit.ly/1dZVoSv) diceva: “va interpretata alla lettera, la cognizione è anche il procedimento conoscitivo di avvicinamento graduale a una determinata nozione, questo procedimento può essere lento, penoso, amaro, può comportare il passaggio attraverso esperienze strazianti della realtà (…) moralmente il titolo è troppo lontano da ogni forma di gioia e di illusione che mi possa valere il consenso di chi… (puntini miei) deve pur vivere. Di ciò chiedo perdono a coloro che vivono e che ancora vivranno”.

Leggeva, Gadda, leggeva le sue stesse risposte.

 3 anni dal terremoto del Tohoku. Ai tempi del terremoto di Kobe, il picco di assenze dalla scuola dei ragazzi che avevano vissuto l’esperienza si ebbe dopo 3 anni, e adesso, nella provincia di Miyagi, è al 3%, un altro 3, il più alto del Paese. “Vita in prefabbricati, separazione dei genitori”, tutto può confluire nei problemi “mentali”, del 心 kokoro, quel sinogramma che a noi stranieri insegnano quasi da subito a non intendere come “cuore”, ma che un po’ di cuore nel suo significato, lo vogliano o no, lo conserva sempre.

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No, non è un vecchietto del Tohoku. E’ un fabbricante di gabbie per uccelli, uccellini giapponesi, una tradizione sempre più di nicchia, fotografato nel suo negozio a Nezu, Tokyo.

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Terzo Anniversario del Terremoto e Tsunami del Tohoku

東日本大震災発生から3年の記念日に

Abbiamo pensato di ricordare il III anniversario del Terremoto e Tsunami del Tohoku, 11 marzo 2011, con questi post (che verranno aggiunti sotto poco a poco) :

Giappone, 11 Marzo, tre anni dopo

Marzo 811

Hai sentito il terremoto ?

Aggiornamenti su Fukushima, ritorno al nucleare?

Fukushima tre anni dopo, tra bufale e realtà nascosta

Fukushima tre anni dopo, tra bufale e realtà nascosta

(ripropongo qui un mio testo apparso su wired.it)

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NON SONO RADIAZIONI: questa mappa della Noaa rappresenta l'altezza delle onde dello tsunami. Le unità di misura  (in cm) sono sulla scala posta a destra, spesso opportunamente e proditoriamente  tagliata dai "bufalari" per falsificarne il significato.

Lo tsunami che devastò le coste del Giappone l’11 marzo del 2011spazzando via intere cittadine causando circa 18,000 vittime danneggiò irreparabilmente anche la centrale di Fukushima-1. Ebbe così inizio la più lunga e complessa crisi nucleare da quella di Chernobyl. Se nessuno ha perso la vita a causa delle radiazioni, il rilascio di cesio nell’ambiente ha costretto circa 100,000 persone ad abbandonare le proprie case senza prospettive che la maggior parte vi possa far ritorno. Inoltre la ua carente gestione dell’emergenza ed i conseguenti danni economici e sociali – hanno causato circa 1600 tra decessi e suicidi

Nel ricordare il terzo anniversario della tragedia che ha colpito il Giappone è possibile fare il punto sulla situazione alla centrale nucleare e la contaminazione radioattiva (qui un articolo apparso su wired lo scorso anno).

Fukushima e Chernobyl

A Fukushima la quantità materiale radioattivo disperso nell’ambiente è inferiore a  quello della centrale ucraina. Infatti le protezioni in cemento dei reattori della centrale giapponese sono ancora intatti, dato che l’esplosione ha interessato le mura esterne degli edifici; il reattore di Chernobyl è invece stato scoperchiato dall’esplosione. Continua a leggere

Aggiornamenti su Fukushima, ritorno al nucleare in Giappone?

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Versione estesa e con i link di un mio articolo apparso sabato primo marzo nell’edizione cartacea dipagina99
 
Il METI, Ministero dell’economia, commercio ed industria giapponese ha recentemente presentato un piano energetico nazionale in cui l’energia nucleare tornerà ad avere un ruolo di rilievo, seppur affiancata da fonti di energia rinnovabile. E’ un cambio di rotta rispetto alla politica energetica degli ultimi tre anni, che a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima del marzo 2011, ha posto tutti i 48 reattori commerciali in stato di spegnimento a freddo. Il fabbisogno di energia elettrica giapponese era coperto per circa un terzo dalle centrali nucleari. Di conseguenza, le importazioni di gas naturale sono cresciute nel 2013 sino a incidere per 10% degli acquisti dall’estero, facendo toccare – complice uno yen indebolito dalla scommessa dell’abenomics – alla bilancia dei pagamenti giapponese un passivo pari a 112 miliardi di dollari.
Nel frattempo, il 27 febbraio scorso è stata confermata la decisione di non incriminare la dirigenza della Tepco (*) e l’allora premier Naoto Kan per negligenze nella gestionedell’emergenza. Va però ricordato che fu l’allora direttore della centrale, Masao Yoshida, a salvare Fukushima da un incidente ancora più devastante, contravvenendo agli ordini dei suoi superiori della Tepco e continuando a raffreddare i nuclei dei reattori con acqua di mare.
(continua a leggere su casolino.it)

Hai sentito il terremoto?

Tu hai sentito il terremoto?”
“No, stavo camminando per la strada”…
(Conversazione realmente avvenuta fra me e una mia studentessa nel giorno del terremoto nel Tohoku – 11 marzo 2011)

Da quando abito in questo paese ho dovuto cominciare a fare i conti con le scosse di terremoto. Ho la fortuna di abitare in una zona dove i terremoti si fanno notare a malapena (tranne in qualche – grave – caso), ma le scosse di terremoto si verificano ugualmente.
Per peggiorare il tutto, non ho nessuna conoscenza specifica, e continuo a spaventarmi ogni volta come se fosse la prima: non oso pensare a quale sarebbe la mia reazione, di fronte ad una di quelle scosse di terremoto che si verificano nel Kanto!!


Ricordo ancora il mio primo terremoto: ci trovavamo nell’ufficio di un’organizzazione locale che si occupa di indagini archeologiche nella zona. Li avevo contattati dall’Italia, e cercavo di propormi per qualche tipo di collaborazione. E stavamo parlando del motivo della mia visita.
Eravamo seduti di fronte, in una specie di salottino, loro parlavano e io osservavo l’espressione sul viso del mio fidanzato: la mia comprensione della lingua giapponese, allora, era pari a zero. Potevo soltanto incrociare le dita e sperare che dal loro discorso venisse fuori qualcosa di utile per il mio futuro. E nel bel mezzo del discorso… gli arredi dell’ufficio iniziano ad agitarsi, e la vetrata alla mia destra, che dava verso l’esterno, si piega verso di noi abbandonando il suo solito aspetto verticale.

In quel caso la sorpresa era stata tanta, ma vedendo che tutti loro non mostravano alcun segno di panico, ero rimasta diligentemente al mio posto.

Una calda sera estiva, la stagione delle piogge è appena finita e io sono ospite a casa di un’amica: mentre ceniamo il lampadario della stanza comincia ad agitarsi, e – mentre io penso a come scappare da un appartamento all’ottavo piano, che sembra avere come unico accesso un ascensore – gli altri continuano a mangiare e chiacchierare. Solo gli altri stranieri presenti mostrano qualche segno di preoccupazione.

Cambiamo zona, e anche periodo: in tempi più recenti, quando io e la mia metà cercavamo un appartamento in cui andare a vivere. Come capita sempre in questi casi, ne abbiamo visti tanti, con caratteristiche diverse, ma alla fine ne abbiamo scelto uno che si trova al piano terra! La nostra sistemazione ha molti lati buoni, ma confesso che la collocazione al pianterreno mi tranquillizza parecchio.
L’anno scorso ho avuto modo di sperimentarne la praticità: nel primo pomeriggio il mio cellulare giapponese comincia a fare un rumore che non avevo mai sentito, e compaiono degli ideogrammi… Non faccio in tempo a prendere il telefono per leggere il messaggio, che dalla televisione arriva lo stesso avvertimento, sia scritto che orale. Una scossa di terremoto sta per colpire la zona, state attenti e allontanatevi dai luoghi pericolosi.
Con la mia dichiarata mancanza di esperienza io mi guardo intorno, afferro il bambino che sta guardando la televisione ed esco subito all’esterno. Il contadino che lavora di fronte a casa mia mi dice di raggiungerlo nel suo campo, perché più sicuro. Io eseguo, senza rientrare in casa, e aspettiamo la scossa… Che non arriva: si era trattato di un malfunzionamento degli strumenti di rilevazione, che avevano inviato nella mia zona una segnalazione relativa ad un’altra! In Giappone capitano anche queste cose.

Ancora una volta cambiamo scena: sono al lavoro, ho appena finito una lezione (io e la mia tendenza alla chiacchiera, ho terminato con quindici minuti di ritardo!) e sto mangiando in fretta, mentre metto a posto il materiale per la lezione successiva.
La mia stanzetta comincia ad oscillare, i muri si muovono e il raccoglitore con tutte le cartelle si agita. Io li guardo e penso “tanto smette subito”, e riprendo a mangiare… In questo caso le cose non vanno come al solito: la scossa continua imperterrita a far ballare la nostra scuola di lingue per oltre un minuto.
La scuola e’ deserta, ci siamo solo io e il mio collega di inglese, che sta facendo lezione a una signora sulla cinquantina. Ci consultiamo velocemente in italiano (comodo avere un collega che conosce una lingua in più) e chiediamo alla studentessa, che afferma di voler continuare. Io vado a controllare che la porta di sicurezza sia aperta (so che la titolare la tiene chiusa per evitare accessi indesiderati) e torno al mio posto.
Quando arriva la mia studentessa, una ragazza prossima alla laurea, mi dice che non si è accorta di nulla: camminando è più difficile rendersi conto (secondo lei). Ed ecco che arriva la seconda scossa: stessa durata, stesso andamento, forse leggermente più corta. Nel mentre, il mio collega, che ha cominciato una nuova lezione, mi dice che si e’ appena verificato un terremoto nel Tohoku, e la situazione sembra grave (lui e lo studente stanno seguendo gli aggiornamenti sul cellulare).

In tutto questo come hanno reagito i nostri studenti? Mentre noi ci preoccupavamo, non mostravano nessun interesse – o quasi – per il discorso “terremoto”. Perfino il marito, mi ha detto di non essersi accorto affatto delle scosse, perché impegnato al lavoro.

Se si vanno a guardare le reazioni delle persone che abbiamo intorno in questi casi, si nota che nessuno si mostra impaurito: prevale la necessità di agire, mettersi al sicuro e mettere al sicuro le persone a cui si tiene. E, successivamente, quella di informarsi, per capire che cosa e’ successo.
Che dire? Io li invidio davvero. Io sarei piuttosto per una fuga disordinata e precipitosa!

Non so se ne siete a conoscenza, ma qui in Giappone esiste un oggetto che molte famiglie tengono pronto in caso di terremoto. Quando ci si trova costretti ad abbandonare velocemente casa propria, ogni membro della famiglia dovrebbe avere con sé uno zaino d’emergenza, con una minima dotazione standard per sopravvivere in questi momenti (acqua, cibo, torce elettriche e batterie, coperte da campeggio e attrezzature varie). Se si entra in un qualsiasi Home Center si trovano sempre e comunque le scorte necessarie a creare, o rinnovare, il proprio zainetto di sicurezza.

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Dopo tanti anni in questo paese probabilmente ho imparato qualcosa di più sui terremoti. Ho visto i giapponesi alle prese con vari tipi di situazioni, dalle più semplici alle più gravi, e penso che sia molto utile avere una mentalità come la loro, che permette di agire subito in casi del genere. Ma nello stesso tempo spero, e prego, di non dovermi mai trovare nella necessità di dover sperimentare direttamente cose simili. E questo è il mio modestissimo pensiero, da profana, nella giornata in cui si ricorda il terremoto di tre anni fa: nessuno smetterà di vivere la sua giornata, com’è giusto che sia in un giorno feriale, ma probabilmente molti, come me, incroceranno le dita sperando di non trovarsi (o ritrovarsi) coinvolti in un fatto del genere.