Il canale Youtube di BUROGU!

Salutando l`estate e dando il benvenuto all`autunno giapponese ne approfittiamo per presentarvi il canale Youtube di Burogu!
Un nuovo spazio in cui cercheremo di proporvi qualche video interessante, fatto da noi o scovato in rete, per farvi scoprire aspetti sempre nuovi del Giappone!

https://www.youtube.com/user/burogu00

Il primo video che carichiamo e` un saluto all`estate giapponese, iscrivetevi in tanti al nuovo canale! 😀

Lavorare per l’università

In questi ultimi due anni la mia vita è cambiata, da qui non si scappa. E, devo dire che, il cambiamento mi ha resa felice (e ha insegnato come sopravvivere con poche ore di sonno a notte, ma questa è un’altra storia).
Però ho continuato a sentire la mancanza di qualcosa: anche se può sembrare strano, mi mancava quella sensazione di smarrimento, che ti prende poco prima di cominciare una giornata piena di impegni, e che ti lascia, a fine giornata, con la gioia derivata dall’essere riuscita ad arrivare indenne fino alla fine. Insomma, mi mancava il lavoro! Ma come riuscire a riprenderselo?
O meglio, come potevo trovare un lavoro che mi permettesse di coprire anche le spese per l’asilo nido? Eh sì, perché in questi anni la nostra famiglia si è ingrandita, e le necessità quotidiane sono molto cambiate.


E mentre mi chiedevo come agire l’occasione è venuta a cercarmi: un amico, sapendo che ero ferma, mi ha passato un’informazione fondamentale. Nella mia zona un insegnante di italiano aveva appena abbandonato, e cercavano un sostituto. Il lavoro era come quello che avevo già svolto altre mille volte, ma la sede era diversa… Non la solita scuola di lingua, né una lezione privata, si trattava addirittura di un’università!


Allora non restava che abbandonare tutti i dubbi, sistemare alcuni problemi logistici, e buttarsi in questa nuova avventura.

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Anche la collocazione era di estremo interesse: già abituata alla vita di campagna, mi si chiedeva un nuovo spostamento in una zona ancora più rurale. Un viaggio in treno di circa un’ora (per dare un’idea: da casa nostra a Osaka impiego circa 35 minuti), una quantità di campi coltivati come non ne avevo mai visti prima, e una quiete incredibile. Io che non sono una grande fan delle megalopoli non avrei potuto sperare in qualcosa di meglio.IMG_5809

 

E così è cominciata: una grande sala, con tanti sconosciuti vestiti in modo elegante, e un responsabile che parla, ci spiega le aspettative dell’università nei nostri confronti, ci suggerisce come insegnare la nostra materia, cercando di interessare gli studenti, e ci spiega ancora tante altre cose. E tutto in un formalissimo giapponese, con le mie gambe che continuano a tremare dopo aver realizzato di essere l’unica insegnante straniera in un gruppo compatto di 256 individui!!
Poi, finalmente, le persone cominciano a rilassarsi, qualcuno viene a presentarsi, e arriva il nostro pranzo (un meeting degli insegnanti con pranzo incluso, non mi era mai capitato!). Entusiasta, dopo essermi scusata per quanto sto per fare (temo di cominciare ad assimilare fin troppo la cultura giapponese, povera me), tiro fuori il mio cellulare e scatto una foto a cotanta magnificenza.


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E allora i miei vicini di tavolo, e anche qualche altro insegnante seduto altrove, cominciano a parlare con me, riempiendomi di consigli utili e chiedendo notizie sulla mia provenienza geografica e sui miei hobby (“Sardegna? Mai sentita, mi spieghi dov’è?” – “Ti piace il calcio? Ho avuto per anni il signor …. come vicino di casa: era un ex giocatore della nazionale giapponese” e così via). Il ritorno a casa, dopo questo primo impatto, avviene in un’atmosfera – quasi – da sogno: sto davvero per entrare a far parte di una realtà del genere?

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Dopo aver capito che i miei colleghi di lavoro non erano poi tanto male, mi restava un altro punto importante da approfondire: i miei studenti! Il loro numero, tanto per cominciare….
“Sono quaranta, forse qualcuno di più, in base ai dati raccolti fino al tuo arrivo”.
“Bene!” (Mentre la mia testa continua a chiedersi come riuscire a gestire una classe così numerosa).

E così passa un’altra settimana e mi ritrovo davanti all’ingresso dell’università, con una borsa piena di libri e una bella tremarella. Il mio unico indizio è il programma adottato dall’insegnante che ha appena lasciato il lavoro: dovendo cercare un sostituto in fretta, i responsabili dell’università hanno già fornito lo stesso programma alla ditta che deve stampare gli annuari per gli studenti (a me hanno detto che “tanto potrai modificarlo durante il periodo in cui terrai il tuo corso”).

Mi hanno dato qualche informazione preliminare: questi studenti sono molto impegnati, e quindi non devo dare compiti da svolgere a casa (ehm…), sono molto seri e non mi capiterà assolutamente di vederli maneggiare un cellulare o simili.

Arrivo fino alla mia classe (quarto piano di un caseggiato, completamente privo di ascensore) e aspetto di incontrare le persone a cui dovrò insegnare (in sedici lezioni) a parlare in italiano.
E loro arrivano, piano piano e in piccoli gruppi. Ho un lunghissimo elenco di cognomi scritti in kanji (aiuto!!), ma per fortuna l’appello si svolge compilando un fogliettino con nome, numero di matricola e nome del corso (e loro, per pietà, compilano tutto in katakana per aiutarmi nella lettura).
Sono giovanissimi! Tranne due eccezioni, l’età media è di diciannove anni

E sono davvero particolari, ognuno a modo suo: c’è il ragazzo sempre sorridente, che dorme appoggiato al banco per gran parte della lezione, c’è la ragazza che disegna caricature sul retro delle schedine di presenza, ancora c’è il perfezionista, che non capisce poi molto della lezione, e passa il tempo a dire che scrivo male (in giapponese, sigh…), la ragazza timidissima che non alza mai lo sguardo dal suo foglio e risponde con una voce impercettibile, I fidanzati che coprono a vicenda le loro assenze, e così via.

Quanto capiscono delle mie lezioni? Difficile dirlo con esattezza, dipende moltissimo dal loro grado di interesse e dalla partecipazione a quanto facciamo. In ogni caso lo scoprirò molto presto, il test finale li attende alla meta’ di settembre!!

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Non vi svelo come andrà a finire il mio primo corso universitario: non lo so e non potrò saperlo fino a fine settembre. Ma vi lascio con qualche osservazione su tutto l’insieme.
Lavorare in Giappone non è mai semplice, pur conoscendo la lingua e continuando a proporsi alle varie istituzioni che interessano. Quando si comincia qualcosa di nuovo bisogna cercare di mettere da parte le paure, e partire con spirito d’avventura: qualche volta andrà bene, altre volte no, ma ogni esperienza rappresenterà un arricchimento professionale e una grande soddisfazione.
E – lungo la via – mai dimenticarsi di apprezzare tutte le piccole cose che riuscite a individuare, e che permettono di conferire a tutto l’insieme una connotazione maggiormente positiva.
Se vi state chiedendo quali sono state quelle piccole sorprese che mi hanno aiutata a ambientarmi in questi mesi di corso ve lo dico volentieri: colleghi serissimi ma gentili, pazienti e sempre disponibili, che mi hanno introdotta nel “meraviglioso” mondo della burocrazia universitaria giapponese. Inoltre, quando sono andata al colloquio pre-assunzione, appena arrivata alla stazione, ho scoperto che esisteva un Mister Donut proprio lì! Di fronte a quello spettacolo ho deciso che dovevo avere questo lavoro, e così è stato, ahah!!IMG_5936