Le passeggiate di Burogu: Kamakura, lungo la ferrovia

passeggiateburoguNota per il gentile lettore

Le Passeggiate non vogliono essere una guida del Giappone, non troverete descrizioni dettagliate o spiegazioni storico-culturali dei luoghi incontrati durante il cammino. L`approccio sarà sempre quello di chi, uscendo da casa, faccia una semplice e breve camminata osservando ciò che incontra: edifici, parchi, templi, persone, negozi e così via.
Per soddisfare la curiosita dei lettori che volessero approfondire la conoscenza dei luoghi descritti si aggiungeranno spesso dei link a siti esterni dove poter trovare maggiori informazioni.

 

Kamakura, lungo la ferrovia

 

Arrivando da Yokohama, o dallo Shonan, il treno, dopo aver fatto sosta a Kita Kamakura, si avvia lentamente verso la nostra destinazione: la stazione di Kamakura.

Tra le due stazioni il convoglio percorre anche un breve tunnel, superato il quale ormai possiamo dire di esser giunti alla meta.
Proprio appena usciti dal tunnel sulla sinistra ci incuriosisce una strana struttura, con un tetto circolare… un museo? un centro culturale? semplicemente una strana abitazione?… lo scopriremo piu avanti…

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Una storia di Natale

di Daniela Matta

Qualche volta succede di trovarsi coinvolti in qualcosa di inaspettato, e magari non si riesce a trovare una definizione appropriata. A me e a mio figlio è successa una piccola avventura, alla fine di novembre, e ancora mi sembra incredibile. Intendiamoci, non ci è successo niente di male, si è trattato semplicemente di qualcosa di veramente inaspettato
Quest’anno siamo venuti in Sardegna per le vacanze di Natale. Anzi, siamo partiti a fine novembre, per conciliare il viaggio con alcuni impegni che avevo preso da tempo.
Come spesso accade, la ricerca della migliore combinazione prezzo/servizi, ci ha indirizzati verso una compagnia aerea araba, e per la precisione verso Emirates.
Un volo piuttosto lungo, con tre cambi di aereo per arrivare fino a Cagliari, che ho cercato di velocizzare al massimo nel viaggio di andata. Quindi, partenza notturna da Osaka, arrivo a Dubai all’alba del giorno successivo, circa quattro ore di sosta (la soluzione più breve disponibile), e nuovo imbarco per Roma.
Il primo volo è stato vergognosamente perfetto, abbiamo addirittura avuto la fortuna di disporre di ben tre sedili, visto che quello vicino ai nostri non era stato occupato da nessuno.
Avendo già viaggiato con la stessa compagnia in precedenza, i miei ricordi del transito a Dubai prevedevano un lungo percorso da compiere all’interno dell’aeroporto, con una serie di ascensori, scale mobili e controlli vari, quindi contavo di impiegare parte del nostro tempo in questo modo. Continua a leggere

Il primo bianco

(ultima puntata) di Michele Pinin
Epilogo – parte 5

Il manoscritto finisce qui. A noi lettori rimangono un paio di domande, anzi tre: Tomoyo riuscirà a rimettere in sesto la sua vita e trovare una stella che la guidi? Okada e Sae vivranno felici e contenti? Tomita e Abe continueranno a resistere all’idea di sposarsi e vivere come due splendide single?
Mi sono chiesto a lungo se era il caso di aggiungere delle risposte per completare la storia; la verità è che non lo saprei fare. Mi è sempre piaciuto leggere, a scrivere però non ci ho mai pensato e adesso è troppo tardi per iniziare.
Il caso ha voluto che nel tardo pomeriggio del giorno in cui ho trovato questo manoscritto, dopo una lunga giornata di lavoro, mi ero seduto a tirare il fiato su una panchina della stazione di Shinagawa. Quando ho visto la busta sul sedile accanto al mio, mi ha incuriosito perché sopra c’era scritto: Il primo bianco. Quante volte capita di trovare sulla panchina di una stazione, a Tokyo, una busta con sopra qualcosa di scritto in italiano?
Dopo una decina di minuti, finita la lattina di birra che avevo comprato al Kiosk, non ho resistito alla curiosità e allungata una mano l’ho aperta e ho dato un’occhiata al contenuto.
La classica busta marrone formato A4 con un paio di nastrini per chiuderla e sigillarla con della cera o del nastro adesivo. Su questa però niente cera e niente nastro. Dentro due cartelline di plastica, una verde l’altra arancione, senza una firma o una data, c’erano i fogli del manoscritto. Mi sono guardato intorno per vedere se qualcuno stesse tornando verso la panchina a riprendersela. Continua a leggere

Diventa anche tu un paladino dell’Impero!

Oggi, passeggiando nei pressi di una scuola, mi sono imbattuto in una bacheca dall’aria piuttosto singolare. Vi si trovavano affissi dei poster propagandistici del Jieitai (le “forze di autodifesa nazionale” o i cosiddetti “difensori della pace” – in poche parole le forze armate giapponesi) per la “chiamata alle armi”, ovviamente rivolti agli studenti della suddetta scuola. A fianco della bacheca c’era una cassettina contenente i vari set di depliant, ognuno chiuso in una bustina di plastica. Come resistere alla tentazione di sfilarne uno e scoprirne, insieme ai nostri cari lettori del Burogu, il suo contenuto?

Le premesse sono alquanto invitanti: la busta lascia trasparire una cartellina di plastica con una bella figliuola (Dan Mitsu, per l’esattezza) sull’attenti in tre versioni: nella prima, a sinistra, indossa l’uniforme delle “forze aeree”, la più kawaii (ma poi i gusti son gusti, eh!), nella seconda, al centro, porta la mimetica d15497964_10154309383728717_163014166_nelle “forze terrestri”, mentre nell’ultima sfoggia, insieme a un sorriso un po’ stirato, una candida uniforme delle “forze marine” (Necessario sottolineare che in giapponese i tre corpi vengono chiamati空, kū, riku, e 海 kai, privati dell’ideogramma di 軍 – gun, non possono più essere chiamati “Aeronautica”, “Esercito” e “Marina” come succedeva prima della fine della seconda guerra mondiale). Lo sguardo è quello del carabiniere: pronto, acuto e profondo (cit.) allo stesso tempo. In alto campeggia la scritta: Kono ima wo, mirai wo, mamoru (che tradotta letteralmente diventa “Difendiamo questo presente e il nostro avvenire.”) E in basso un carro armato, una portaerei e un paio di caccia che sfrecciano nell’aere ci risvegliano dal torpore, riportandoci al nocciolo della questione. Continua a leggere

Il primo bianco

(puntata 53) di Michele Pinin
Epilogo – parte 4
                                                                                                                         accidenti

Voleva davvero prenderlo in giro? Più Hirose lo scrutava e più Elemetti sembrava rassegnato. Chi ti prende in giro lo fa dietro a un ghigno o con una faccia da commerciante. Il bianco sulla faccia aveva stampata la rassegnazione: lo sguardo era quello di chi rimane impotente davanti alla piena di un fiume o alle scosse di un terremoto. La certezza in quello che diciamo, nelle nostre convinzioni si basa su dati reali oppure, al contrario, sulla nostra arroganza. L’espressione sul volto di Elemetti diceva solo: è così, non posso farci niente. Era un uomo disarmato che non aveva paura di confessare la sua resa.
Hirose non era abituato a mollare un’intervista a metà, anche se la stanchezza di quel giorno pieno di novità, cominciava a entrargli nelle ossa.
– Mi dispiace sentirle dire queste cose, i suoi studenti, i lettori del giornale, la pensano diversamente, vorrei poterle mostrare le lettere e i commenti che abbiamo ricevuto durante la nostra inchiesta.
– Perché proprio io? Ci sono stati insegnanti che sono arrivati prima di me e hanno fatto cose importanti, hanno aperto scuole che sono durate nel tempo. La sostanza comunque non cambia: non si tratta di conoscenza, ma di sollazzo per anime disperate. Lo studio delle lingue straniere, alle università o nelle scuole, è una nostalgia dei secoli scorsi, quando il mondo era ancora da esplorare e avevamo bisogno di parlare, di esprimerci. In questa di epoca è sufficiente dire di sì o di no, condividere o negare. Le parole sono troppo lunghe, le frasi pesanti; un’immagine, un disegnino, un ok, sono quello che ci servono. Ci basta comunicare, i traduttori automatici fanno un buon lavoro, in alcuni casi ottimo e sono destinati a migliorare. Hanno ragione i ragazzi a sbadigliare durante le lezioni, tutte quelle ore a studiare lingue complicate e remote che non gli serviranno a niente. Continua a leggere