Pensieri Analogici: Film Swap

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Chiunque abbia letto Pensieri Analogici sa che abbraccio volentieri sia il digitale sia l`analogico. Entrambi hanno pregi e difetti e la scelta di uno dei due dipende, per me, dal momento.

Ci sono delle cose che tuttavia con il digitale non si possono fare, una di queste è il film swap. Onestamente non sapevo che cosa fosse fino a poco tempo fa, quando “inciampai” in questo termine e diedi una sbirciatina in giro per il web. Consiste nello scattare un rullino, riavvolgerlo, metterlo in una busta, spedirlo a qualcun altro che ci farà sopra delle altre foto. Insomma un rullino di doppie esposizioni ma fatto in modo un po’ diverso.

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Ho lasciato a macerare l’idea nella mente per un poco, il film costa, non tantissimo ma costa, lo sviluppo pure, insomma, dentro di me ero abbastanza convinto che sarebbe stata una cazzata. Poi un giorno ho vinto a un’asta due rullini di Kodak TriX 400, li ho avuti davvero per due soldi, e mi son detto…..ma si, buttiamo via uno di ‘sti rulli per il film swap.

Ho mandato un paio di messaggio al mio amico Giovanni, lui sta a Tokyo, ci siamo visti davvero pochissimo, ma abbiamo quello che per me è una sorta di rapporto epistolare moderno. Vabbè…chattiamo su Facebook, dai. Chiamiamo le cose con il loro nome ogni tanto! L’idea del rullo condiviso (il film swap) gli è piaciuta, penso con mie stesse perplessità “ok, facciamolo perché c’è una remota possibilità che venga qualcosa di carino, ma sono abbastanza convinto che sarà uno schifo…..”. Abbiamo discusso di qualche dettaglio tecnico. La prima cosa da tenere a mente è l’esposizione. Il rullino sarà esposto due volte, quindi bisogna trattarlo nel modo corretto. Un film da 100 ISO lo scatterete a 200 ISO, così farà anche l’altra persona, ed alla fine la luce che arriverà al film sarà grossomodo corretta. Continua a leggere

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Pensieri analogici: Intervista al fotoreporter Marco Sanna.

Marco Sanna

Gerusalemme

Per questa volta niente Giappone, oggi pubblichiamo un’intervista a Marco Sanna, un amico di vecchia data. Marco ha iniziato la sua carriera di fotoreporer ai tempi dell’analogico, quindi non vi preoccupate, è assolutamente pertinente! 😀

Ciao Marco, innanzitutto grazie per aver accettato di essere ospite di Burogu00 e rispondere a qualche domanda per la rubrica Pensieri Analogici.

 – Per cominciare dicci qualcosa di te

Marco Sanna

Marco Sanna

Parlare di se stessi credo sia una delle cose più difficili in assoluto, prevede una introspezione e presa di coscienza di CHI si è all’interno di questa società. Dico che se sono quello che sono lo devo principalmente a mio padre e a mia madre, i quali hanno contribuito a formare le basi del mio carattere.

A mia madre devo molto riguardo alla sensibilità, la curiosità nei confronti del mondo che mi circonda e l’amore e il rispetto per il prossimo.

Mio padre, invece, lo ringrazierò sempre per avermi insegnato e buttato nel mondo del lavoro come cameriere fin da ragazzino. Questo lavoro mi ha dato tanti insegnamenti che poi sono tornati utili nel momento in cui ho preso la macchina fotografica in mano. La capacità di interagire con la gente adeguandomi a loro e alle diverse situazioni lo devo proprio a lui.

Marco Sanna

– Come ti sei avvicinato alla fotografia, in quali anni?

 Bisogna precisare che mi sono avvicinato prima alla camera oscura che allo scatto. Nel 1986 ho ricevuto in regalo dal mio padrino un Durst e da quel momento in poi mi sono innamorato della luce rossa e dell’odore degli acidi che si respira in camera oscura.

Da lì il passo è stato breve.

La mia prima fotocamera è stata una “Regula Sprint c 300”, una biotica senza esposimetro, e proprio grazie a questa carenza (non avevo neanche un esposimetro esterno), nel giro di 6/8 mesi ho imparato a leggere la luce e conoscere a fondo le caratteristiche delle pellicole Ilford e degli acidi.

Marco Sanna

Ramallah

 – Che tipo di fotografia hai scelto tra le tante e perché?

Le specializzazioni in un campo o nell’altro arrivano con il tempo e la conseguente maturità acquisita. L’amore per le persone, parlaci a fondo scoprendone l’animo, gli aspetti più intimi, quello che pensano e come interagiscono con la società, mi hanno spinto sempre più verso il ritratto caratteriale, mentre la curiosità verso le altre culture e la scoperta del mondo mi hanno indirizzato, istintivamente, a viaggiare fuori dall’Italia.

Mi considero un ritrattista caratteriale e un fotoreporter specializzato nel mondo arabo.

– Quindi la fotografia ti ha portato a viaggiare, dove sei stato e come mai hai scelto quelle mete?

La prima possibilità di viaggiare per lavoro l’ho avuta nel 2001 partecipando a una “Internazionale di fotografia” a Baghdad, in Iraq. All’epoca l’Iraq era sotto l’11° anno di embargo da parte degli Stati Uniti. La seconda guerra del Golfo era nell’aria.

Marco Sanna

Baghdad

In quel viaggio ho scoperto che per via dell’embargo statunitense erano morti 500.000 bambini e altrettanti adulti a causa della malnutrizione e della mancanza di medicinali. Contemporaneamente a Baghdad, lungo le strade, le bottigliette di Pepsi Cola prodotte in loco (obbligatorio restituire la bottiglietta perché il vetro era ormai merce rara) costavano meno dell’acqua, diventando così il primo prodotto di consumo in ordine di mercato. Potrei fare tantissimi esempi simili. Questo tipo di situazione mi ha fatto riflettere molto.

Il passo da lì è stato naturale. Andare con la macchina fotografica per vedere con i miei occhi quello che succedeva in Palestina e in Kurdistan, è stato spontaneo. Continua a leggere

Quel che resta del Sabato: Osaka all`alba.

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E` un po’ di tempo che non ho molto tempo. Non vado più a fare le solite foto. Vado, invece, spesso a scattare foto all’alba, a Juso. Ma questa è un’altra storia. Invece la storia di oggi è di quando andavo a fare le foto all’alba ma in centro. La domenica mattina.

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Si sa che su Pensieri Analogici non si legge del Giappone edulcorato, quello fatto di Geisha e Samurai, che si fatica pure a trovare a essere onesto. Chi viene in Giappone per la prima volta ha di solito un’immagine moto diversa da quella che è la realtà. Niente di sbagliato, ma magari incompleto. (E per questo motivo che su Pensieri Analogici trovate post su Nishinari o Shinsekai).

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Dopo un periodo trascorso in una città, smetti di essere turista, e ne diventi parte integrante. Ogni volta che viaggio mi capita sempre di voler vedere le cose nude e crude, di cercare l`anima dei posti che vedo, e non “i vestiti” per così dire. Insomma, assaggiare la vera vita di una citta`, di un paese, e`, per i miei gusti, l`unico modo in cui ha senso viaggiare. Compro sempre una guida, seguo un pochino gli itinerari consigliati, ma se ho tempo mi perdo. La street photography (mamma mia quanto lo odio ormai sto termine) mi ha insegnato a vedere diversamente una citta`, a guardare in modo diverso la gente che ci vive, i luoghi in cui vivono.

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Le grandi citta`, ma forse pure le piccole, hanno diverse facce nelle differenti ore della giornata, e le facce più interessanti da raccontare son quelle che molti non vedono, spesso per il semplice motivo che dormono. Niente di più`.

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Vabbè sto divagando. Ma, in effetti, non è che ci sia molto da dire in questo post, se andate al centro la domenica mattina, trovate quel che resta del sabato sera. La gente qui si sfascia proprio, in modo veramente pesante. Specialmente d’estate ci si può permettere di svenire sulla strada, addormentarsi completamente sbronzi sui marciapiede, con la mano penzoloni, il telefono per terra, sigarette sparse, anime perse che si ritrovano dopo il sorgere del sole. Ragazzetti, salary man, donne e uomini di tutte le età. Insomma, una stratificazione generazionale e sociale di sbronzi.

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Doveroso disclaimer. I giapponesi non sono tutti così, non so questa che percentuale sia, non so quanto conti, non e` uno studio sociale. Ma se andate in città all’alba trovate questo. All’inizio mi sembrava anche un lavoro interessante (inteso come lavoro fotografico, come storia raccontata per immagini). Dopo un po’ mi ha stufato. Alla fin fine che c’è d’interessante?

 

nikon FE 2 (15 of 18)Ma capita a chi ha una macchina fotografica. Io ce l`ho, la uso per raccontare quello che vedo, ci aggiungo qualche parola, e la storia finisce qui. Io di sicuro adesso se punto la sveglia alle 5:00 è per andare a godermi il sorgere del sole da qualche parte. Ecco, quello sì che mi mette di buon umore.

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La prossima volta, all’alba, vi porto da un’altra parte, promesso.

 

Bonus Photos.

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Shinsekai: Il Nuovo Mondo

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Nelle immediate vicinanze di Nishinari, un`altra area molto interessante da visitare, senza pericoli stavolta, è Shinsekai.
Il nome significa “Nuovo Mondo” come appunto recita il titolo di questo post. Questo quartiere nacque nell`immediato dopoguerra, e si proponeva come la nuova area pulsante e viva della citta`.

shinsekai 6 (7 of 11)Ben presto le attività cominciarono a spostarsi verso Namba ed Umeda, e lo Shinsekai divenne quello che è ora. Vale a dire un posto fantastico. Se avete voglia di assaporare un Giappone diverso dalle luci abbaglianti ed il caos di Namba, questa è l`area che fa per voi. Non mi fraintendete, Namba mi piace, ci vado spesso a fare foto, Amemura è una parte davvero interessante. Ma quando ho voglia di una sessione rilassante e allo stesso tempo emozionante e coinvolgente vado più a sud.

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Di solito ci arrivo a piedi, scendo dalla metro a Namba e mi incammino, lungo i vari shotengai (gallerie coperte dedicate allo shopping). Attraverso Den Den town ci si arriva piuttosto facilmente. Ovviamente potrei scendere ad una fermata li vicino, ma non voglio precludermi il piacere di assaporare ogni volta la sensazione che si ha di tornare indietro nel tempo ad ogni incrocio che attraverso verso sud. Si passa da Namba, luci colori, vita notturna anche di giorno, si arriva a Den Den town, accozzaglia di negozi di elettronica solitamente con prezzi per niente competitivi rispetto ai grandi centri commerciali tipo Yodobashi camera o Bic Camera.

Lentamente i jingle si affievoliscono, i giovani che si incontrano son diversi, ci si lascia le ragazze che promuovono i maid cafe di Den Den town alle spalle e si comincia a sentire l`odore del fritto.

shinsekai 1 (1 of 4) shinsekai 1 (2 of 4)La strada che porta dritta alla Tsutentaku, la torre che porta al paradiso, da` subito qualche indizio, un primo negozio di giocattoli davvero datati, con tutte le scatole scolorite dal sole, non ci ho mai visto nessuno dentro, ma dopo i miei bravi 5 anni ad Osaka ancora è li. Vi consiglio di farci un giro all`interno, aumenterà la sensazione di essere tornati indietro nel tempo. La torre, attrazione di punta della zona, è vecchia, scolorita, onestamente bruttina. Ma è una di quelle cose di Osaka, che ha una bruttezza strana, tutta sua, quasi malinconica, decadente ed affascinante allo stesso tempo. Il colore stesso è quello che viene da una foto analogica sbiadita degli anni `70. Insomma, non stona per niente, anzi, come direbbe Drugo, da decisamente un tono all`ambiente. Oltre la torre si arriva nel cuore pulsante dello shinsekai 1 (4 of 4) shinsekai 2 (6 of 8)Shinsekai, una piccola croce di due vie affollate di negozi di vario genere, per la maggior parte kushi-catsu, spiedini fritti, tra i migliori che possiate assaggiare a Osaka, così si dice. Lasciandovi lo SPA world, un grande complesso termale, sulla destra, proseguite per la strada che porta verso lo shotengai. E qui le cose si fanno serie. Camminate lentamente, sorridete, date uno sguardo agli avventori dei piccoli stand-bar. Le facce sono vere, dure e pure. La gente che bazzica lo Shinsekai ha un viso che mi è sempre sembrato diverso da quelli che vedo più a nord. Può benissimo essere una sensazione, questo è vero. Capita spesso di incontrare travestiti, apparentemente in questa zona c’è la più alta concentrazione di trans di Osaka. Perché`? Non ne ho idea. In Giappone nessuno giudica, tutti si fanno i fatti loro, ma in realtà non è cosi`. Ma forse allo Shinsekai, si bada un po’ meno a ste cose. Dopotutto a soli 100 metri c’è Nishinari, i personaggi sbilenchi di quella zona spesso filtrano sin qua. Lo shotengai è fantastico, ci sono due negozi di kushi catsu dove onestamente ho sempre, ogni volta, visto una coda lunghissima di persone. Qualcosa vorrà dire.

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Potete anche fermarvi per un po’, con il naso appiccicato al vetro, a godervi qualche partita di Go, anche qui, potete guardare la partita, o ammirare le facce. Stupende, non passa volta che non faccia qualche scatto davanti a questi vetri.

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Camminate sino alla fine, superate il piccolo sottopassaggio e avrete percorso quello che la maggior parte delle persone pensano sia il meglio. NO. Dovete continuare. Dovete attraversare la strada e andare in quello shotengai che vedete davanti a voi, grigio, vecchio, malandato. Portate indietro l`orologio di 40 anni e preparatevi. Questo ultimo tratto è breve, quasi sempre mezzo deserto, ma l`atmosfera è quella di un “nuovo mondo” abbandonato da 40 anni. Qui si torna indietro all`inizio dell`epoca Showa. I negozi vendono cianfrusaglie improbabili, gli avventori dei piccoli karaoke bar son vecchietti che se vi vedranno passare vi saluteranno, inviteranno ad entrare con loro, sorrisi tutti gengive e sincera ospitalità. La volta dello shotengai è anch`essa uno spettacolo, vecchi vetri e lampade, insegne decrepite….insomma, tutto ciò che desiderate per un tuffo indietro nel tempo è qui.

shinsekai 5 (2 of 3)Proseguendo si arriva a Tobita. Questo è forse il distretto di prostitute più grande del Giappone, o magari no, ma è sicuramente unico. Le prostitute stanno in piccole stanzette che si affacciano sulla strada, una signora attempata ne gestisce il tempo. La cosa divertente è che ne trovate per tutti i gusti. Ebbene si, shinsekai 6 (10 of 11)ogni piccola stradina è a tema, c’è la classica con le ragazze giovani e super gnocche, quella con le donne leggermente attempate, quelle in carne, e soprattutto quella dei mostri. Donne veramente brutte, ma, a quanto pare, se volete garantirvi un`esperienza indimenticabile, sono quelle da scegliere.

Ok, lungi da me incoraggiare questo tipo di passatempo. Lo trovo piuttosto triste, sebbene abbia un`aria affascinante, è sempre quello che è. Non voglio neanche snocciolare una morale, vorrei solo che il tono divertente con cui ho descritto il tutto non sia frainteso, ecco.

shinsekai 5 (3 of 11)Interessante alla fine di questa piccola area, il ristorante, costruito nell`edificio dell`unico bordello originale dell`epoca del dopo guerra. La struttura è rimasta la stessa insomma, ma è stato convertito in un ristorante, dove per mangiare bisogna prenotare con un larghissimo anticipo.

E con questo si conlcude questa serie dedicata alla zona sud di Osaka, molto caratteristica e decisamente diversa dalle altre, spero di avervi convinto che merita una visita!

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Bonus Gallery

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Pensieri Analogici: Shooting Analogico, ma non troppo….

ZZZ`s

Unico scatto digitale che includerò: Le ZZZ’s.

Un po’ di tempo fa son stato contattato da un editor di Subbacultha, un magazine olandese. Stavano preparando uno special sul Giappone e avevano un’intervista con una band di Osaka, da pubblicare sul numero, mi chiedevano quindi di fare lo shooting della band per avere qualche foto da allegare all`intervista. Ho gentilmente declinato, come altre volte ho fatto. Non ho giorni liberi durante la settimana, e non sono un fotografo professionista quindi ste cose di solito non mi interessano. Ho passato il lavoro ad un’amica, molto più brava di me a mio avviso, ma niente. Hanno insistito perché facessi io lo shooting! A quanto pare il mio stile si adattava meglio al genere di foto della rivista, specie per l’analogico. Bang. Non avrei mai pensato che volessero il lavoro fatto sul film. Qui hanno toccato un nervo scoperto, e ho quindi accettato di farlo, a patto che riuscissero a sistemarlo durante il week end.

Breve scambio di mail e salta fuori tutto.

Simone_Film - 2Il gruppo è un trio femminile di Amagasaki, la zona industriale proletaria di Osaka, le ZZZ`s, e fanno un post-punk-noise decisamente fico. È proprio il genere di musica che mi piace e comincio ad ascoltare i pochi brani che trovo su youtube per entrare nella parte, per capire come è meglio fare il tutto. Hanno un concerto il sabato, ad Osaka, quindi decidiamo di vederci leggermente prima del sound-check, fare qualche foto di riscaldamento li e passare alle cose serie dopo, prima del concerto. In tutto dovremmo avere 2 ore abbondanti.

Simone_Film - 16Trattandosi di analogico coinvolgo il mio amico Steve, con il quale spesso andiamo a scattare per le vie di Osaka. Inoltre non essendo professionisti raggiungiamo con l`editor l’accordo di fare il servizio anche in digitale, per avere una copertura in caso le foto analogiche vengano uno schifo, non si sa mai eh.

Insomma si comincia. Il mio setting è abbastanza semplice, mi porto la Yashica Slim T, per usare il flash, Nikon FE con il 35mm F2, la Konica T3 con il 40mm F1.8. Una manciata di rulli nella borsa, Portra 400, Natura 1600, Kodak BWCN 400, e qualcosa che ho ancora in macchina. Ovviamente la Canon60D con il 50 F1.4 ed il mio tutto fare 28-135 IS USM. Questi i dettagli tecnici per i pruriginosi.

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Arriviamo in orario perfetto, entriamo e troviamo le ragazze in una stanza un po’ buia, dietro al palco, aspettano il loro turno per il sound-check fumando sigarette e bevendo caffe nei divanetti della saletta. La stessa sera suonano parecchie altre band, qualcuno è li nella saletta insieme a noi, chi tiene la chitarra in mano, strimpella prova accordi, chi chiacchera o gioca con l`onnipresente smart-phone. Dal palco arriva un sound che farebbe addrizzare le orecchie anche Thurston Moore. ZZZ - Simone Film BW3Scambiamo qualche convenevole e cominciamo subito a scattare qualche foto alle ragazze, per vedere come reagiscono davanti alla macchina, per capire noi stessi il modo migliore per farle apparire per quella punk band che sono. Loro sono simpatiche, a loro agio davanti agli obiettivi, eseguono le poche cose che chiediamo perfettamente, insomma sono in gamba. Simpatiche e sorridenti, e la loro immagine stride con il suono oscuro che ho sentito dai clip sul tubo.

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Arriva il loro turno per il check, salgono sul palco, e cominciano a sistemare cavi, jack, e tutta la strumentazione. Un attimo di raccoglimento poi iniziano. Lyn Zs, la batterista, si mette le mani davanti alla faccia a coprire gli occhi, butta in avanti i capelli, e comincia a pestare in modo sordo e potente sulla grancassa. BAM …….BAM……..BAM……BAM…. Il rumore riempie la stanzetta, le vibrazioni arrivano al petto, Zs Youkaku, chitarra, collega i suoi jack all’ampli, un plettro le luccica tra le dita, sollevato nell’aria, per un secondo sospeso, poi la mano scende sulle corde, e comincia a …..non so che faceva, per me stava testando il punto di rottura di grossi marshall ai quali è attaccata. Nello stesso momento Zs Yukari attacca con il basso e di colpo sembra che una band di bikers siano sul palco a far rombare i motori.Simone_Film - 6 Una band di noise che fa i sound-check me la immaginavo proprio così. Rumore puro, suoni graffianti, e melodie che si insinuano tra le note sbilenche e potenti. Prima si prova quanto resiste la baracca, poi si suona. E così via, cominciano a suonare, noi ci defiliamo. Facciamo un giro fuori, scegliamo un paio di punti nella zona dove scattare ci prendiamo un bel caffè Illy in un baretto a Shinsaibashi.

Simone_Film - 9Le ragazze ci chiamano, sound-check finito. Andiamo a prenderle e comincia il divertimento. Mentre camminiamo per strada scattiamo qualche foto. Il piano è avere un set di scatti molto naturali che escano dagli schemi delle solite foto da band. Vogliono andare a mangiare qualcosa. Ok. Questo rosicchierà un po’ di tempo, ma ci stiamo. Mentre aspettiamo che arrivi quello che hanno ordinato, continuiamo a scattare. Ricevono una telefonata. Il concerto comincerà prima, Abbiam solo 30 minuti scarsi per finire con le foto, ma praticamente non abbiam nemmeno cominciato……Ok, trangugiano diligentemente i loro burgers, mettono i caffe avanzati dentro bicchieri di carta e andiamo. Usciamo, piove. Cazzo. Ed altre parolacce che non sto a ripetere. Chiedo alle ragazze se vogliono un ombrello, e loro ridacchiano e scherzano, dicono di no, che gli ombrelli non sono carini nelle foto e loro sono delle dure. Bello. Simone_Film - 8Mi piacciono ste 3. Riusciamo ad andare in un paio dei posti che avevamo stabilito, , consumiamo rulli e scattiamo come se fosse lo shooting della nostra vita, dal quale dipende non so cosa. E alla fine è ora di andare, riaccompagniamo le ragazze al locale, ci fanno entrare con loro. Abbiam finito e com’è andata è andata. Ci invitano al concerto, ma abbiam altre cosette da fare purtroppo, ci regalano una spilletta della band, un adesivo ed un CD, roba seria, ancora me lo sto ascoltando. Ritorniamo con loro nella stanza con i divanetti, davvero carinamente ci fanno un bel caffe e chiacchieriamo, la loro prossima tournée e i posti dove son già state, la scena noise di Osaka e così via Mi scappa qualche altra foto, ma più rilassato adesso, confido in quello che abbiam già messo in cantiere. E via, ci si saluta.

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Contatto l’editor di Subbacultha, vogliono 10-15 foto. Io gli mando circa una 20ina di scatti in analogico ed altrettanti in digitale tra quelli miei e di Steve. Ampia scelta.

Aspetto, Finalmente mi contattano! È uscito il numero, link, controllo. Ummmm Hanno scelto solo due foto, fatte in digitale ed entrambe di Steve! Ahah. Amen.

Insomma…..ci siam divertiti, è stato bello che il nostro stile sia piaciuto, che ci abbiano chiesto di fare il tutto in analogico, ma poi è andata come è andata. Ovviamente il servizio è pagato, ma essendo una piccola rivista indipendente, quanto ci danno non ve lo dico neanche, a malapena ci ripaghiamo il costo delle pellicole che abbiamo usato. Lo rifarei? Certo che si! Un po’ di buona musica, qualcosa di diverso dal solito, una nuova band conosciuta, un pomeriggio a scattare con Steve è sempre un piacere.

Spero non vi aspettiate una sorta di morale da questa storia perché non c’è. Ma io, come sempre, mi son divertito.

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Loro sono le ZZZ’s e suonano da paura.