Un po’ di GoldenWeek

Come state?

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Non ci sentiamo da molto tempo: purtroppo la vita quotidiana in Giappone nel concederti molte opportunità ti toglie parecchio tempo libero. Mi sono fermata, ma spero di ricominciare a scrivere molto presto. Continua a leggere

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Le passeggiate di Burogu: Kamakura, lungo la ferrovia

passeggiateburoguNota per il gentile lettore

Le Passeggiate non vogliono essere una guida del Giappone, non troverete descrizioni dettagliate o spiegazioni storico-culturali dei luoghi incontrati durante il cammino. L`approccio sarà sempre quello di chi, uscendo da casa, faccia una semplice e breve camminata osservando ciò che incontra: edifici, parchi, templi, persone, negozi e così via.
Per soddisfare la curiosita dei lettori che volessero approfondire la conoscenza dei luoghi descritti si aggiungeranno spesso dei link a siti esterni dove poter trovare maggiori informazioni.

 

Kamakura, lungo la ferrovia

 

Arrivando da Yokohama, o dallo Shonan, il treno, dopo aver fatto sosta a Kita Kamakura, si avvia lentamente verso la nostra destinazione: la stazione di Kamakura.

Tra le due stazioni il convoglio percorre anche un breve tunnel, superato il quale ormai possiamo dire di esser giunti alla meta.
Proprio appena usciti dal tunnel sulla sinistra ci incuriosisce una strana struttura, con un tetto circolare… un museo? un centro culturale? semplicemente una strana abitazione?… lo scopriremo piu avanti…

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Pensieri Analogici: Film Swap

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Chiunque abbia letto Pensieri Analogici sa che abbraccio volentieri sia il digitale sia l`analogico. Entrambi hanno pregi e difetti e la scelta di uno dei due dipende, per me, dal momento.

Ci sono delle cose che tuttavia con il digitale non si possono fare, una di queste è il film swap. Onestamente non sapevo che cosa fosse fino a poco tempo fa, quando “inciampai” in questo termine e diedi una sbirciatina in giro per il web. Consiste nello scattare un rullino, riavvolgerlo, metterlo in una busta, spedirlo a qualcun altro che ci farà sopra delle altre foto. Insomma un rullino di doppie esposizioni ma fatto in modo un po’ diverso.

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Ho lasciato a macerare l’idea nella mente per un poco, il film costa, non tantissimo ma costa, lo sviluppo pure, insomma, dentro di me ero abbastanza convinto che sarebbe stata una cazzata. Poi un giorno ho vinto a un’asta due rullini di Kodak TriX 400, li ho avuti davvero per due soldi, e mi son detto…..ma si, buttiamo via uno di ‘sti rulli per il film swap.

Ho mandato un paio di messaggio al mio amico Giovanni, lui sta a Tokyo, ci siamo visti davvero pochissimo, ma abbiamo quello che per me è una sorta di rapporto epistolare moderno. Vabbè…chattiamo su Facebook, dai. Chiamiamo le cose con il loro nome ogni tanto! L’idea del rullo condiviso (il film swap) gli è piaciuta, penso con mie stesse perplessità “ok, facciamolo perché c’è una remota possibilità che venga qualcosa di carino, ma sono abbastanza convinto che sarà uno schifo…..”. Abbiamo discusso di qualche dettaglio tecnico. La prima cosa da tenere a mente è l’esposizione. Il rullino sarà esposto due volte, quindi bisogna trattarlo nel modo corretto. Un film da 100 ISO lo scatterete a 200 ISO, così farà anche l’altra persona, ed alla fine la luce che arriverà al film sarà grossomodo corretta. Continua a leggere

Pensieri analogici: Intervista al fotoreporter Marco Sanna.

Marco Sanna

Gerusalemme

Per questa volta niente Giappone, oggi pubblichiamo un’intervista a Marco Sanna, un amico di vecchia data. Marco ha iniziato la sua carriera di fotoreporer ai tempi dell’analogico, quindi non vi preoccupate, è assolutamente pertinente! 😀

Ciao Marco, innanzitutto grazie per aver accettato di essere ospite di Burogu00 e rispondere a qualche domanda per la rubrica Pensieri Analogici.

 – Per cominciare dicci qualcosa di te

Marco Sanna

Marco Sanna

Parlare di se stessi credo sia una delle cose più difficili in assoluto, prevede una introspezione e presa di coscienza di CHI si è all’interno di questa società. Dico che se sono quello che sono lo devo principalmente a mio padre e a mia madre, i quali hanno contribuito a formare le basi del mio carattere.

A mia madre devo molto riguardo alla sensibilità, la curiosità nei confronti del mondo che mi circonda e l’amore e il rispetto per il prossimo.

Mio padre, invece, lo ringrazierò sempre per avermi insegnato e buttato nel mondo del lavoro come cameriere fin da ragazzino. Questo lavoro mi ha dato tanti insegnamenti che poi sono tornati utili nel momento in cui ho preso la macchina fotografica in mano. La capacità di interagire con la gente adeguandomi a loro e alle diverse situazioni lo devo proprio a lui.

Marco Sanna

– Come ti sei avvicinato alla fotografia, in quali anni?

 Bisogna precisare che mi sono avvicinato prima alla camera oscura che allo scatto. Nel 1986 ho ricevuto in regalo dal mio padrino un Durst e da quel momento in poi mi sono innamorato della luce rossa e dell’odore degli acidi che si respira in camera oscura.

Da lì il passo è stato breve.

La mia prima fotocamera è stata una “Regula Sprint c 300”, una biotica senza esposimetro, e proprio grazie a questa carenza (non avevo neanche un esposimetro esterno), nel giro di 6/8 mesi ho imparato a leggere la luce e conoscere a fondo le caratteristiche delle pellicole Ilford e degli acidi.

Marco Sanna

Ramallah

 – Che tipo di fotografia hai scelto tra le tante e perché?

Le specializzazioni in un campo o nell’altro arrivano con il tempo e la conseguente maturità acquisita. L’amore per le persone, parlaci a fondo scoprendone l’animo, gli aspetti più intimi, quello che pensano e come interagiscono con la società, mi hanno spinto sempre più verso il ritratto caratteriale, mentre la curiosità verso le altre culture e la scoperta del mondo mi hanno indirizzato, istintivamente, a viaggiare fuori dall’Italia.

Mi considero un ritrattista caratteriale e un fotoreporter specializzato nel mondo arabo.

– Quindi la fotografia ti ha portato a viaggiare, dove sei stato e come mai hai scelto quelle mete?

La prima possibilità di viaggiare per lavoro l’ho avuta nel 2001 partecipando a una “Internazionale di fotografia” a Baghdad, in Iraq. All’epoca l’Iraq era sotto l’11° anno di embargo da parte degli Stati Uniti. La seconda guerra del Golfo era nell’aria.

Marco Sanna

Baghdad

In quel viaggio ho scoperto che per via dell’embargo statunitense erano morti 500.000 bambini e altrettanti adulti a causa della malnutrizione e della mancanza di medicinali. Contemporaneamente a Baghdad, lungo le strade, le bottigliette di Pepsi Cola prodotte in loco (obbligatorio restituire la bottiglietta perché il vetro era ormai merce rara) costavano meno dell’acqua, diventando così il primo prodotto di consumo in ordine di mercato. Potrei fare tantissimi esempi simili. Questo tipo di situazione mi ha fatto riflettere molto.

Il passo da lì è stato naturale. Andare con la macchina fotografica per vedere con i miei occhi quello che succedeva in Palestina e in Kurdistan, è stato spontaneo. Continua a leggere

Dieci cose, più una, che non tutti sanno del Giappone

Quando ho pensato a questo post, mi sono chiesta cosa avrei potuto inserire in una lista del genere.
Il Giappone è molto popolare nell’Italia di questi ultimi anni, e molte persone si informano correttamente, anche senza il bisogno di venire in questo paese.
Che cosa avrei potuto scrivere?

Alla fine mi sono decisa: la scelta migliore era quella di esaminare la vita quotidiana.
Quindi, se non vi spiace, seguitemi per qualche minuto. Vediamo se riesco a trovare qualcuno che già conosce quello che inserirò nella mia lista.

Cominciamo dalla casa…
Cercate una casa, oppure un appartamento? Per prima cosa ci si rivolge a un’immobiliare, si va a vedere un certo numero di soluzioni che potrebbero fare al caso nostro, e se ne sceglie una.
E, a questo punto, si versa una cauzione.

In Giappone ci sono, quasi sempre, due pagamenti da fare: uno che verrà restituito a fine contratto, senza gli eventuali costi da sostenere per riparazioni straordinarie. Il secondo, invece, è una sorta di “omaggio” per il padrone di casa, che non verrà piu’ rimborsata.

In certi casi il secondo pagamento non è richiesto, e allora sta all’aspirante inquilino interrogarsi sui motivi: forse la casa è molto vecchia? Forse ci sono degli aspetti che la rendono poco “appetibile” sul mercato?

Un normale appartamento, o casa in affitto, non comprende al suo interno proprio nulla: non ci sono mobili, non ci sono elettrodomestici, non ci sono le tende alle finestre. Sta all’inquilino provvedere a tutte queste cose.

Esistono appartamenti in affitto per una clientela prevalentemente straniera, che prevedono anche un minimo di arredamento. Ma, in questo caso, i costi sono più elevati.

Quando ci si trasferisce in una nuova casa, le usanze prevedono un giro dei dintorni, per presentarsi, e lasciare un piccolo regalino ai nuovi vicini. Il regalo più gettonato è una confezione piccola di detersivo per piatti, ma si difende bene anche il detersivo per la lavatrice. (E la massaia che è in me, sentitamente ringrazia). Continua a leggere