Cinque anni dall’incidente di Fukushima

IMG_7675_Oggi ricorre il quinto anniversario del terremoto del Tohoku, nel nordest del Giappone e del successivo incidente alla centrale di Fukushima. Riassumiamo qui la situazione attuale rimandando ai vari articoli in cui è stato trattato questo tema nel corso degli anni:

  • Anche se sono stati classificati con lo stesso grado di gravità, i danni all’ambiente sono inferiori a quelli dell’incidente di Chernobyl, dove il reattore è invece rimasto scoperto.
  • Nessuno è morto a causa delle radiazioni, anche se di recente la TEPCO ha ammesso che migliaia di lavoratori sono stati esposti a più dei 20 mSv/anno previsti dalla legge e centinaia a più di 100mSv. Per fare un paragone, una TAC a tutto il corpo ci espone a 5mSV, in un anno a Roma siamo esposti a 2.8mSv. Fumando 2 pacchetti di sigarette al giorno siamo esposti a 110mSv/anno per via del Polonio 210 contenuto nel tabacco.
  • A Tokyo  la radioattività è più bassa (0.1microSv/ora) che  a Roma (0.32microSv/ora). Per confronto, in aereo siamo esposti a 2microSv/ora e gli astronauti nello spazio a circa 300microSv/ora.
  • Il cibo è controllato con una soglia draconiana di 100 Bq/kg, ossia non sono ammessi più di 100 decadimenti al secondo di cesio per kg di materiale. Per confronto le banane hanno 125 Bq/kg di potassio e le noci del brasile 600  Bq/kg.  
  • Tutte le scorie debolmente radioattive, migliaia di silos d’acqua utilizzata per il raffreddamento dei reattori e centinaia di migliaia di sacchi contenenti la terra superficiale della regione andrebbero dispersi nell’oceano che contiene miliardi e miliardi di volte più materiale radioattivo (potassio 40 e carbonio 14). L’unica spiegazione per cui nessuno vuole prendersi la responsabilità di questa decisione è il timore di risvegliare Godzilla.
  • La centrale è in sicurezza. Tre nuovi gusci in cemento armato proteggono quel che resta degli edifici dei reattori (nei quali è ancora impossibile entrare per i livelli  mortali di radiazioni) e le barre contenute nella piscina del reattore 4 sono state rimosse. Ai circa 20000 morti dovuti allo tsunami  se ne aggiungono – secondo un rapporto del governo – circa 1500 a causa dell’incidente alla centrale nucleare. Parte di essi sono persone anziane o malate, frettolosamente evacuate nei primi giorni dell’incidente, ma molti sono dovuti ai suicidi di chi ha perso la propria casa e la propria fonte di lavoro, soprattutto agricoltori e allevatori.
  • Prima dell’incidente il Giappone dipendeva dal nucleare per circa il 30% del suo fabbisogno energetico. Con lo spegnimento di tutti i reattori questo fabbisogno è stato coperto da ulteriori importazioni di combustibili fossili, raddoppiando circa – complice uno yen debole – il debito pubblico del paese.
  • La TEPCO, per far fronte ai costi della messa in sicurezza della centrale e dei rimborsi che centellina a chi è stato sfollato o ha perso il lavoro, ha aumentato il costo della corrente del 7% nei primi anni.

 

(post condiviso su http://www.casolino.it e scientificast.it)

Fukushima tre anni dopo, tra bufale e realtà nascosta

(ripropongo qui un mio testo apparso su wired.it)

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NON SONO RADIAZIONI: questa mappa della Noaa rappresenta l'altezza delle onde dello tsunami. Le unità di misura  (in cm) sono sulla scala posta a destra, spesso opportunamente e proditoriamente  tagliata dai "bufalari" per falsificarne il significato.

Lo tsunami che devastò le coste del Giappone l’11 marzo del 2011spazzando via intere cittadine causando circa 18,000 vittime danneggiò irreparabilmente anche la centrale di Fukushima-1. Ebbe così inizio la più lunga e complessa crisi nucleare da quella di Chernobyl. Se nessuno ha perso la vita a causa delle radiazioni, il rilascio di cesio nell’ambiente ha costretto circa 100,000 persone ad abbandonare le proprie case senza prospettive che la maggior parte vi possa far ritorno. Inoltre la ua carente gestione dell’emergenza ed i conseguenti danni economici e sociali – hanno causato circa 1600 tra decessi e suicidi

Nel ricordare il terzo anniversario della tragedia che ha colpito il Giappone è possibile fare il punto sulla situazione alla centrale nucleare e la contaminazione radioattiva (qui un articolo apparso su wired lo scorso anno).

Fukushima e Chernobyl

A Fukushima la quantità materiale radioattivo disperso nell’ambiente è inferiore a  quello della centrale ucraina. Infatti le protezioni in cemento dei reattori della centrale giapponese sono ancora intatti, dato che l’esplosione ha interessato le mura esterne degli edifici; il reattore di Chernobyl è invece stato scoperchiato dall’esplosione. Continua a leggere

Aggiornamenti su Fukushima, ritorno al nucleare in Giappone?

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Versione estesa e con i link di un mio articolo apparso sabato primo marzo nell’edizione cartacea dipagina99
 
Il METI, Ministero dell’economia, commercio ed industria giapponese ha recentemente presentato un piano energetico nazionale in cui l’energia nucleare tornerà ad avere un ruolo di rilievo, seppur affiancata da fonti di energia rinnovabile. E’ un cambio di rotta rispetto alla politica energetica degli ultimi tre anni, che a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima del marzo 2011, ha posto tutti i 48 reattori commerciali in stato di spegnimento a freddo. Il fabbisogno di energia elettrica giapponese era coperto per circa un terzo dalle centrali nucleari. Di conseguenza, le importazioni di gas naturale sono cresciute nel 2013 sino a incidere per 10% degli acquisti dall’estero, facendo toccare – complice uno yen indebolito dalla scommessa dell’abenomics – alla bilancia dei pagamenti giapponese un passivo pari a 112 miliardi di dollari.
Nel frattempo, il 27 febbraio scorso è stata confermata la decisione di non incriminare la dirigenza della Tepco (*) e l’allora premier Naoto Kan per negligenze nella gestionedell’emergenza. Va però ricordato che fu l’allora direttore della centrale, Masao Yoshida, a salvare Fukushima da un incidente ancora più devastante, contravvenendo agli ordini dei suoi superiori della Tepco e continuando a raffreddare i nuclei dei reattori con acqua di mare.
(continua a leggere su casolino.it)

Marzo 811

L’8 marzo 1935 moriva Hachiko, il cane più famoso del Giappone. Per chi non ne conoscesse la storia ecco un link che la riporta in tutti i particolari: http://it.wikipedia.org/wiki/Hachikō

Devo ammettere che fino a tre giorni fa non sapevo che l’8 marzo fosse la data della morte del cagnone. Per più di dieci anni, almeno quattro o cinque volte la settimana, sono passato davanti alla statua di Hachiko, alla stazione di Shibuya per recarmi al lavoro. Non mi ha mai detto molto quella statua, se non offrirmi un buon punto dove incontrare gli amici e non sentirmi solo mentre aspettavo – sono almeno un paio di milioni le persone che ogni giorno si danno appuntamento davanti al cane di pietra – e poi la polizia ha sempre tollerato che vicino al cane si fumasse. Adesso proprio alla sinistra del muso di Hachiko, hanno messo una zona fumatori con tanto di posaceneri. Io però ho smesso di fumare e non lavoro più da quelle parti.

Inoltre da quando non passo davanti a Hachiko – per una strana coincidenza – a casa mia è arrivato un cane. Della stessa razza: un cane di Akita. Una femmina che ho chiamato Komachi, un nome tipico della regione di Akita che vuol dire “bella ragazza” ma è anche il nome dello Shinkansen locale. Da quando ho iniziato a passeggiare e a vivere con il mio cane, Hachiko è diventato sempre più famoso per via di un remake di qualche anno fa, dell’omonimo film girato con l’attore Richard Gere (Hachiko -Il tuo migliore amico). Non l’ho visto perché come ogni proprietario di cani – credo – non mi piace l’idea di morire e lasciare Komachi sola ad aspettare, né che sia lei a passare a miglior vita lasciando solo me. Ecco perché forse non sapevo che l’8 marzo ricorresse l’anniversario della morte di Hachiko. Poi tre giorni fa ho visto per la prima volta questa fotografia:

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E’ una vecchia fotografia riproposta dalla stampa locale ogni 8 marzo e in cui si vedono la moglie del proprietario del cane, la seconda signora da destra e il personale della stazione che pregano.

Scrivo questo perché l’11 marzo 2011, il giorno del terremoto e maremoto che hanno colpito Fukushima e altre zone dell’arcipelago, dormivo in un albergo al centro di Roma e quando ho letto i giornali del mattino, la prima cosa a cui ho pensato è stata proprio la statua di Hachiko. Forse per via dei titoli apocalittici dei quotidiani italiani che mi hanno fatto immaginare Tokyo in rovine e in particolare il quartiere di Shibuya, a me così familiare, in fiamme. E mi sono detto: la statua però non sarà bruciata. Un processo irrazionale di associazione di idee, vista la lontananza fra Fukushima e Tokyo, dettato non solo dai titoli dei giornali italiani, ma anche dall’apprensione per i miei cari che erano qui nella capitale. In seguito negli ultimi tre anni non ci ho riflettuto su e non mi sono mai chiesto, fino a oggi, perché in quel terribile giorno avessi pensato al cane di pietra vicino alla stazione di Shibuya.

Poi questa mattina quando ho letto gli articoli sulla commemorazione della disgrazia avvenuta tre anni fa a Fukushima e non solo, questa fotografia mi è di nuovo venuta in mente e sono andato a cercarla. Se la osserviamo con attenzione, ci accorgiamo di qualcosa di strano. C’è il cane morto, le signore a testa bassa, il personale della stazione intristito e poi un bambino. Cosa ci fa nella foto quel bambino con la testa rasata e lo sguardo fisso su chi sta scattando la fotografia? E’ lo sguardo dell’incredulità e della sorpresa. Il medesimo sguardo che appare quando qualcosa più grande di noi, ci travolge. Quasi tutti gli altri nella fotografia hanno lo sguardo rivolto verso il basso, il bambino tiene la testa alta e guarda dritto in avanti. Non sa bene cosa fare e non capisce cosa sta succedendo, ma non piange e non scappa. Aspetta.

Giappone, 11 Marzo, tre anni dopo.

A tre anni dal terremoto e conseguente tsunami che hanno colpito il Giappone, vorrei scrivere qualcosa a riguardo. Ci ho provato diverse volte, ma tutto mi sembrava sempre retorico e fuori luogo. Ho deciso quindi di ripescare uno dei vari post che avevo fatto su Facebook in quel periodo, ricordo di quei giorni la rabbia nel leggere le notizie letteralmente inventate su quello che succedeva in Giappone. E’ sicuramente da prendere con le pinze, sono pensieri scritti a caldo, d’istinto, sull’onda dell’emotività di quei giorni, ma mi sembra la cosa migliore che posso fare per ricordare quei giorni a tre anni di distanza.

(Ovviamente non posso non mettere almeno un paio di foto, ho scelto queste due scattate domenica scorsa nel parco del castello di Osaka, dove i pruni sono in fiore. In particolare questa prima, che come un occhio vi osserva cari giornalisti, controlla, scruta…..)

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Osaka 21-03-2011

I reattori nucleari continuano a spaventare il Giappone. La situazione è andata progressivamente migliorando ma sembra essere ancora lontana dal superare il punto critico. Molti di noi che non siamo stati direttamente interessati dal terremoto e dallo tsunami continuano, bene o male, la vita di tutti i giorni pensando solo al momento in cui la situazione sarà risolta.

In Europa è arrivata la guerra, e questo ha “scippato” le prime pagine dei giornali italiani alla tragedia giapponese, ma i titoli e gli articoli rimangono sempre catastrofici, fuorvianti e spesso menzogneri. Leggiamo di Tokyo città fantasma, luci e semafori spenti, ristoranti che chiudono, negozi svuotati. Addirittura qualcuno sostiene che per paura delle contaminazioni radioattive i cibi freschi marciscano sugli scaffali mentre quelli in scatola cominciano a scarseggiare e i loro prezzi sono aumentati anche di sette volte. Per fortuna c’è il web, i blogs, i social networks. Il gruppo facebook “Italiani in Giappone durante il terremoto” (ora Itarians n.d.e.) è un`ottima fonte di informazione, molti i connazionali rimasti a Tokyo che raccontano di caffè presi negli Starbucks affollatissimi come sempre, di bambini che giocano nei parchi in questi giorni di festa (oggi è festa nazionale in Giappone), nei campetti sparsi per la città si gioca a baseball. Io non vivo a Tokyo, vivo a Osaka, ma nella capitale ho degli amici, sia stranieri sia giapponesi. Non si conoscono uno con l`altro, ma tutti danno le stesse versioni sulla vita nella capitale.

Molti giornalisti stanno creando drammi inesistenti, forse gli riesce meglio scrivere il pezzo, non so perché` lo facciano (in realtà lo sappiamo tutti molto bene, le catastrofi fanno vendere i giornali) ma sarebbe molto più semplice raccontare i veri drammi che questa nazione sta vivendo. Di storie da raccontare in questi giorni ce ne sarebbero tante, drammatiche e commuoventi. Interi villaggi sono stati devastati dallo tsunami, centinaia di persone non hanno più niente, molti hanno perso carte di credito, documenti, anche fare un semplice prelievo per avere dei liquidi è un`impresa. Il governo giapponese sta lentamente evacuando i rifugiati di tutti i villaggi. Hanno deciso di spostare le persone che provengono dallo stesso posto tutte insieme, almeno anche se si troveranno lontani dal loro paese, possono aiutarsi e farsi coraggio a vicenda. I centri di assistenza vengono organizzati un po’ ovunque, stadi, palestre, scuole. I volontari distribuiscono bottiglie d`acqua, coperte, pasti caldi. Le tv locali intervistano le persone nelle zone disastrate, un vecchio signore possedeva un negozio di biciclette, è stato quasi distrutto dallo tsunami, ma lui, dice, ha riaperto due giorni dopo il disastro. La benzina manca, le biciclette sono il mezzo su cui tutti contano in quelle aree, il vecchio signore ripara biciclette gratuitamente a tutti, questo è quello che sa fare, e che farà per dare una mano, ha le lacrime agli occhi, e anche noi che lo ascoltiamo. La giornalista ferma un ragazzino, avrà 22 anni, dice che è in vacanza da scuola adesso, studia nel sud del Giappone, ha raggiunto quelle zone per dare una mano. I piccoli miracoli continuano, persone vengono trovate sotto le macerie ed il fango a distanza di 8 giorni dall`evento, cose che ridanno la speranza, che fanno chiaramente capire che tutto è ben lontano dall`essere finito, tutto può ricominciare. Chi come me ha vissuto in Italia l`invasione dei manga giapponesi avrà forse pensato in questi giorni a Conan il ragazzo del futuro, le città erano state distrutte sommerse dall`acqua, la tecnologia aveva spazzato via se stessa lasciando alcuni superstiti a vivere in modo semplice di caccia, pesca e agricoltura. Il grande Miyazaki rappresenta lo spirito di questo popolo, anche davanti alle disgrazie, sa che la forza degli esseri umani può vincere su tutto, che il popolo giapponese continuerà ad andare avanti, spinto da questo senso della collettività che fa parte della loro cultura, si sa, da sempre l`unione fa la forza e nessuno come i giapponesi può dimostrarlo meglio. Io non sono un giornalista, faccio altro nella vita. La situazione è davvero drammatica nelle zone devastate dalla catastrofe ma nel resto del Giappone ognuno continua a fare il suo lavoro, anzi cerca di farlo meglio, con più impegno, ognuno continua a fare quello che sa fare perché`, come il vecchietto del negozio di biciclette, sa che quello è il suo modo per far andare avanti la nazione, per non farla fermare, per far si che in questo paese le cose continuino a funzionare.

Cari giornalisti che scrivete sulla catastrofe, se dovete inventare drammi e storie in una situazione come questa, allora forse dovreste cambiare mestiere.

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