Il primo bianco

(puntata 43) di Michele Pinin

                                                                                     le cose lunghe diventano serpenti

Dicono che per attraversare il fiume dell’adolescenza e diventare una persona matura, sia necessario non sentire più il bisogno di avere un nemico. Sembra questa la differenza fra una persona matura e una che, nonostante il passare degli anni, non riesce a diventarlo. Sembra facile, ma non lo è.
Proprio come guadare un fiume senza altri mezzi che le proprie braccia e gambe. Viene spontaneo frugare fra i ricordi e chiederci: quante volte abbiamo guadato un fiume? Uno vero, magari in montagna facendo trekking, con lo zaino sulle spalle.
Il fiume, nel nostro caso, è quello impetuoso degli anni dell’adolescenza che rischia di trascinarci verso il mare delle decisioni sbagliate. Alcuni lo attraversano facendo come i castori, radunando rami e arbusti, costruendo delle mezze dighe fra cui saltare e raggiungere in qualche modo la riva opposta. L’importante, sostengono, è arrivare dall’altra parte. Se bastasse saltare in qualche modo dall’altra parte, andare avanti con gli anni, crescere senza maturare, non si sentirebbero frasi come queste: ha 40 anni suonati e si comporta come un ragazzino.
Sembra che la mossa decisiva, sia scegliere il momento giusto, immergersi nelle acque del fiume fino all’ombelico e con la forza delle gambe e magari delle braccia, se per un pezzo serve nuotare, raggiungere l’altra parte del fiume.
C’è chi, invece, sostiene che senza un nemico, la vita non valga la pena di essere vissuta. Meglio avere sempre un nemico davanti; un limite da raggiungere e superare, ti obbliga a migliorare. Ecco perché girano frasi come queste: dobbiamo avere sempre nuovi obiettivi, è necessario alzare l’asticella. Continua a leggere

Dai carri alle astronavi: la potenza dell’ideogramma ripetuto

La Gotengo, nella sua prima incarnazione

Nella loro storia multimillenaria, molti ideogrammi hanno conservato – stilizzata – la forma pittorica che intendevano rappresentare.  Ad esempio,  車 – kuruma – ruota o carro/macchina, ricorda infatti un carro visto dall’alto, con le ruote alle estremità. Se al carro aggiungiamo un riforzo o uno sperone d’assalto abbiamo 軍 gun –  militare/armata. Ponendo il carro armato ante litteram sulla strada (辶)si ottiene 運ぶ hakobu , trasportare (ぶ=bu. La desinenza in hiragana cambia coniugando il verbo). Nel caso che l’oggetto sia pesante (omo-i) serve una macchina con doppie ruote 重, come i moderni tir a più assi.

Che succede ripetendo in piccolo tante volte l’elemento di macchina? Il caso più semplice della ripetizione dello stesso elemento è data da 木 – albero (ki), che diviene 林 – bosco (hayashi) e 森 foresta (Mori).

E quindi tre macchine? Evocando  torme di carri all’assalto che sbaragliano i nemici, 轟く(todoro-ku) vuol dire ruggito, tuono.

La lettura cinese (On-yomi) è “gou”: la 轟天号 Gōtengō, Cielo Roboante (l’ultimo gō è l’identificativo di nave), appare più volte nei Tokusatsu-eiga  film di Honda e della Toho, dapprima in Atragon (versione live ed anime. Il  titolo originale  Kaitei Gunkan (海底軍艦) – mare-fondo-militare-nave da guerra) dove il terzo ideogramma è il “militare” già incontrato ed il quarto indica le navi da guerra.   La Gōtengō avrà successo: tornerà in Guerra spaziale (惑星大戦争) con tanto di caratteristica trivella frontale  e nell’ultimo (terribile) Godzilla final wars.

(grazie ad Omar Serafini di fantascicast per il riferimento di Guerra Spaziale)