LO “SPIRITO” GIAPPONESE – 5

C’è una frase spartiacque nella storia del Giappone contemporaneo, che a saggisti e editorialisti piace ricordare spesso:

Non è già più dopoguerra  もはや戦後ではない.

Ammorbidendo l’italiano: il dopoguerra è già alle nostre spalle.

Prendetelo alla lettera, come quando si guarda un paesaggio dal finestrino della macchina senza vederlo, e quando dagli alberi si passa ai tralicci elettrici – o dai filari d’uva ai panni stesi – ci si volta indietro cercando di recuperare tutto quello che avevamo dentro gli occhi fino a un attimo prima.

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Cosa voleva dire non essere più nel dopoguerra? Tante cose, una per tutte non avere più mercato per battute come quella della vignetta, “Nonkina Toosan” ノンキナトウサン (letteralmente “Un papà alla giornata”, o più liberamente “Che sera sera, papà”), fumetto molto popolare negli anni ’20 (a ridosso del Grande Terremoto del Kanto e Grande Depressione), ma di cui – non a caso – fu prodotto un remake cinematografico nel ’46. Di Asoo Yutaka 麻生 豊, il papà del titolo è in perenne ricerca di lavoro, ma sempre con una sua spensierata (rassegnata?), fatale “leggerezza”.
Dice:
-Ma perché non ci mettiamo a fare i ladri, una volta per tutte?
– Ma sei matto? Non siamo mica ridotti a questo punto!
Guarda qui, dove vanno a finire i ladri.
– In prigione?
Senti, ma… e in prigione, che gli fanno fare, ai ladri?
– Li fanno lavorare.
– Che invidia, mamma mia! 

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