Allora, quando facciamo questo esame?

 

(Dedicato all’amica Tatiana Vicentini. Mentre scrivevo mi è venuto spontaneo pensare che, in una situazione del genere, avrebbe saputo trovare battute migliori delle mie).

Eccomi sempre qui alla scuola guida giapponese.
Qualche giorno fa ho terminato le lezioni di teoria, e – sempre nello stesso giorno – mi hanno dato il modulo da compilare per chiedere di partecipare all’esame. A quanto sembra, il mio modo di guidare dovrebbe aver raggiunto un livello accettabile…

Allora farò il test per il permesso di guida?”
(Quel pezzo di carta che mi serve per poter guidare fuori dall’autoscuola)

Si, ma prima deve superare il test di prova”
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E finalmente, la scuola guida giapponese!

Non so se vi ricordate, ma io avevo già raccontato del mio desiderio di prendere la patente, e delle procedure che occorre seguire in questi casi. Però il discorso era rimasto in sospeso, sommerso da un sacco di cose da fare, e dalla paura di sbagliare di fronte a un progetto così grande, e – diciamolo – veramente costoso.

Ma finalmente abbiamo rotto il ghiaccio: qualche minuto di presentazione e controllo dei miei documenti, ed ero iscritta. Il momento più emozionante della mia vita! Certo, l’idea di spendere una fortuna per la patente non mi riempie di gioia, ma di sicuro avrei dovuto farlo molto prima!! Continua a leggere

Come sono arrivata fin qui?

Mi sono accorta di una cosa…
In questi anni, grazie al lavoro comune con gli altri compagni di viaggio, voi avete appreso della mia esistenza. Sapete che vivo in Giappone e che, qualche volta, vi racconto qualcosa. Pochino, in realtà, ma oggi mi sono accorta di una grave mancanza!
Non mi sono ancora presentata.


Non l’ho fatto per presunzione, direi piuttosto per una sorta di “stanchezza” che mi assale ogni volta che mi trovo a raccontare la mia storia. Ai miei occhi ho una vita comune: casa, famiglia, figlio e un lento ritorno al lavoro. Potrebbe essere uguale alla vita di tante altri italiani, sia in patria che all’estero, ma io vivo in Giappone.
In questi ultimi anni, il Giappone e’ diventato una sorta di “Terra Promessa” per gli italiani: mi è capitato di sentire, o di leggere, lo stesso tipo di ragionamento migliaia di volte… L’Italia è in crisi, non ci si trova bene, si vuole emigrare e allora… Si vorrebbe andare in Giappone.
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Qui una volta era tutta montagna!! Un’italiana in salita

E’ arrivato il momento di parlare di case. Forse.
Quando dici “Abito in Giappone” c’è chi pensa che tu viva in una casa di legno di 180 ettari, tutta aperta, senza porte né finestre, coi tatami per terra (stuoie di paglia di riso), dove cammini scalzo indossando il kimono, pettinato stile Miyamoto Musashi, il grande spadaccino – oppure agghindata da geisha – ammiri il giardino zen seduto sorseggiando un tè verde e dormi per terra col capo poggiato su un pezzo di legno. Oppure c’è chi immagina tu viva in un mini-loculo di un palazzo tutto automatizzato di acciaio, vetro e cemento con vista su Tokyo, Kyoto, Osaka e il monte Fuji contemporaneamente, perché il Giappone È Tokyo-Kyoto-Osaka-Fuji e nient’altro. Forse.
Ma io no. Io abito ai piedi delle colline a sud-est del centro di Hiroshima (sì, quella della bomba atomica) in una casa indipendente di due piani con giardino, con vista, da est a nord: casa dei vicini, erbacce e colline incolte, case dei vicini amici e lontani (!), canaletto e stupendo panorama del nostro danchi, come qui chiamano queste nuove zone residenziali costituite da villette.
(Danchi in realtà sono dei palazzoni di proprietà dello stato, che vengono affittati a prezzi vantaggiosi a chi viene sorteggiato, l’equivalente delle nostre case popolari. Ma in questa zona vengono chiamati così anche questi quartieri residenziali relativamente nuovi composti da villette indipendenti juutaku).
Eh sì, “nuove” perché, vedi figliolo, fino a 20-25 anni fa qui era tutta collina!! Qualcuno è riuscito a tagliare la roccia, a terrazzare la zona e a costruire tante belle casine tutte color topo di fogna infestato dai pidocchi. Da un anno e mezzo comunque molte case sono state riverniciate perché ormai hanno i loro 10-18 anni. Ed ecco, alla faccia di Burano, un fiorire di varie tonalità di rosa, giallino verde pallido o giallo canarino, verde smeraldo, beige-marroncino chiaro il quale, se frequentate il Giappone, sapete bene che è uno dei colori preferiti, col rosa e l’azzurro, vedi lenzuola, asciugamani, cuscini, tappeti, tende, vestiario, cappelli, borse … Tornando alla tinteggiatura, per i più “sani di mente”, case bianche, avorio e di tinte più neutre e “caserecce”.
Ebbene, la nostra casa è stata fatta costruire da mio marito per la sua famiglia nel 1999 e finirà di pagarla nel XXII secolo. Forse.

DSCN0274P1240595(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) Continua a leggere

Dieci cose, più una, che non tutti sanno del Giappone

Quando ho pensato a questo post, mi sono chiesta cosa avrei potuto inserire in una lista del genere.
Il Giappone è molto popolare nell’Italia di questi ultimi anni, e molte persone si informano correttamente, anche senza il bisogno di venire in questo paese.
Che cosa avrei potuto scrivere?

Alla fine mi sono decisa: la scelta migliore era quella di esaminare la vita quotidiana.
Quindi, se non vi spiace, seguitemi per qualche minuto. Vediamo se riesco a trovare qualcuno che già conosce quello che inserirò nella mia lista.

Cominciamo dalla casa…
Cercate una casa, oppure un appartamento? Per prima cosa ci si rivolge a un’immobiliare, si va a vedere un certo numero di soluzioni che potrebbero fare al caso nostro, e se ne sceglie una.
E, a questo punto, si versa una cauzione.

In Giappone ci sono, quasi sempre, due pagamenti da fare: uno che verrà restituito a fine contratto, senza gli eventuali costi da sostenere per riparazioni straordinarie. Il secondo, invece, è una sorta di “omaggio” per il padrone di casa, che non verrà piu’ rimborsata.

In certi casi il secondo pagamento non è richiesto, e allora sta all’aspirante inquilino interrogarsi sui motivi: forse la casa è molto vecchia? Forse ci sono degli aspetti che la rendono poco “appetibile” sul mercato?

Un normale appartamento, o casa in affitto, non comprende al suo interno proprio nulla: non ci sono mobili, non ci sono elettrodomestici, non ci sono le tende alle finestre. Sta all’inquilino provvedere a tutte queste cose.

Esistono appartamenti in affitto per una clientela prevalentemente straniera, che prevedono anche un minimo di arredamento. Ma, in questo caso, i costi sono più elevati.

Quando ci si trasferisce in una nuova casa, le usanze prevedono un giro dei dintorni, per presentarsi, e lasciare un piccolo regalino ai nuovi vicini. Il regalo più gettonato è una confezione piccola di detersivo per piatti, ma si difende bene anche il detersivo per la lavatrice. (E la massaia che è in me, sentitamente ringrazia). Continua a leggere