Petali e rimembranze


Non so che immagine abbiate voi dei sakura 桜 (uso il plurale per comodità, ma tanto lo sapete che per la grammatica giapponese singolare/plurale sono problematiche di pari rilievo a quello della ricetta della parmigiana per un Tuareg): termine polivalente che può indicare alberi o fiori di ciliegio, ma anche l’abitudine di godere della breve fioritura che ci dona ogni anno.P1070273 Immagino che a seconda dell’esperienza e dell’immaginario personale, sia in grado di evocare raffinati cenacoli poetici che cantano la caducità della vita ispirandosi a questi fiorellini a cinque petali rosa pallido che sopravvivono nemmeno l’arco di una settimana, o al contrario schiere di quaranta-cinquantenni ubriachi e completamente senza controllo, che all’occorrenza vomitano sake di pessima qualità ingollato nei pochi centimetri di spazio concessi lungo il viale di sakura del parco di Ueno.

Entrambi esistenti, sono ovviamente gli estremi del fenomeno. In mezzo, un’infinita serie di variazioni, ma anche diversi “richiami”per i giapponesi (generalizziamo come sempre per comodità), da sempre molti sensibili a questa… non so, chiamiamola occasione di bellezza. Lungo preambolo per dire che nella poetica dei ciliegi entrano anche fattori che non riguardano solo il godimento estetico o quello “filosofico” sulla caducità. Se ogni anno l’industria musicale ci propone un florilegio di canzoni stagionali sui sakura è perché può far presa su un immaginario ben consolidato nel cuore dei giapponesi: la nostalgia per quanto vissuto all’ombra dei ciliegi in fiore. E che cosa ha vissuto la maggior parte dei giapponesi all’ombra dei ciliegi? E’ presto detto: la stagione degli addii.

Come molti di voi sapranno, l’anno scolastico giapponese, a differenza del nostro, inizia il primo aprile e termina a fine marzo. Con un po’ di fortuna (occorre beccare la settimana giusta) i ciliegi fioriti accolgono l’entrata degli studenti nelle nuove scuole, ma accompagnano sfiorendo anche l’uscita da quelle vecchie, l’abbandono delle persone con cui abbiamo vissuto uno o più anni scolastici. Tra queste, spesso e volentieri, colei o colui che possedevano il nostro cuore, e ai quali – caducità della vita – siamo costretti a dire addio. E’ la fine di una stagione, e nulla come un ciliegio che sfiorisce è in grado di personificarla.  Il verbo più ricorrente in queste canzoni è maichiru 舞い散る, disperdersi danzando (nell’aria). Il vento che porta via i delicati petali dei ciliegi, porta via le persone care, i nostri ricordi, spazza via le briciole del nostro cuore. Chiamatelo consumismo a posteriori, ma la formula funziona. Le canzoni più azzeccate vendono centinaia di migliaia di copie e vengono cantate a squarciagola nei karaoke da giovani e meno giovani (come me).

Per andare sul pratico e trasmettervi un po’ l’idea di quello di cui sto parlando, pensavo di tradurre un paio di canzoni, tra quelle più riuscite e smaccate a mio insindacabile giudizio negli ultimi anni, sui sakura. Siamo nel campo della metafora coatta, me ne rendo conto, ma spero conveniate con me sul fatto che che, spesso, dolce è il naufragar nella coattata.

(tutte le foto mi sono state gentilmente concesse da Alberto Vicentini)

P1070268

“Sakura”  (2005)  Ketsumeishi   

http://j.mp/10piubB

Tra i petali di ciliegio che danzano nell’aria tornano a me memorie dimenticate e la tua voce

Vento di primavera che non si calma mai, oggi come allora

Vento che scompiglia i tuoi capelli, così delicatamente fragranti nel momento in cui li apro come un sipario sul tuo viso

Pioggia di petali/e io ricordo/senza motivo

illumino il ricordo/E non riesco a non pensarci

Lo stesso profumo/paesaggio/vento

Manchi solo tu

Qui in piedi, rivivo tutto/i ricordi traboccano/rileggo tutto

Capelli che danzano nel vento primaverile/tante storie, poi, in fondo perché?

Parlammo fino all’alba, sotto ai ciliegi

Ero vivo/io/ e il ricordo ne è la prova

Incontro e abbandono/tra i petali che cadevano

Eppure qui/è tutto come allora

Il bocciolo che si schiude/tu/le mani che si lasciano

Ci lasciammo/e quasi non ce ne accorgemmo

È la stagione dei petali che danzano/che mi riporta ad allora

che ti tichiama a me

i petali cadono volteggiando nell’aria, e con loro danzano i ricordi

D’improvviso è di nuovo questa stagione/il ricordo di te che mi chiama

Bussa alla porta del cuore/ma è un petalo che sfiora la mano e va oltre

Ora per la prima volta lo so/ero troppo giovane

E non l’avevo capito prima di venire qui

Solo qui/anche oggi/chissà perché/il vento profuma di destino

Caldi raggi di sole tra i rami/basta chiudere gli occhi per tornare ad allora

Un giorno il tuo ricordo svanirà/verso chissà dove

Da allora il paesaggio non è mai più cambiato

I petali che cadono non raccontano più storie

La tua voce che echeggiava sotto ai ciliegi/oggi non c’è più…

Un fragile petalo si posa leggero sulla mia spalla

lo prendo tra le dita   mi basta chiudere gli occhi, e tu sei qui con meP1070272

“Sakura”  (2006) Ikimonogakari

http://j.mp/10pjeNZ

Tra la danza di petali di ciliegio che cadono leggeri

ho abbracciato tremante tutto quello che ho dentro

Quel sogno che avevamo e che avevamo affidato alla primavera

E’ ancora vivo davanti ai miei occhi        Petali cadono danzando

Ero in treno quando l’ho rivista, un’immagine di non ricordo quando

Il grande ponte (pare, sul fiume Sagami a Kanagawa-ken, NdR) della primavera che attraversavamo assieme

Tempo di diploma, e tu che vai via dalla città

L’ho ricercato, quel giorno, sulla riva del fiume che si colora (del rosa dei ciliegi, NdR)

Ognuno con la sua strada, quella primavera fu l’ultima

Lo sbocciare rigoglioso del futuro è nello stesso tempo una paura

Sul finestrino dell’Odakyū anche quest’anno vedo riflessi i ciliegi

E sento la tua voce, sai?, qui dentro al mio petto!

Sulla lettera iniziata e mai spedita, quel “certo che sto bene”

si vede subito che è una piccola bugia

Anche questa città dove giro senza riposo accoglie dentro di sé la primavera

Anche quest’anno, quei boccioli si apriranno

Giorno dopo giorno, giorni senza di te, anche io divento grande

Possibile che così dimenticheremo tutto?

“Ma allora ti piaceva davvero!?”    allungo una mano verso i petali

Questo sentimento, ora, è avvolto di primavera

Tra la danza di petali di ciliegio che cadono leggeri

ho abbracciato tremante tutto quello che ho dentro

La forza delle parole che mi hai donato

È ancora tutta nel mio cuore    Petali si allontanano danzando

Tra la danza di petali di ciliegio che cadono leggeri

ho abbracciato tremante tutto quello che ho dentro

Quei giorni lontani di primavera, con il sogno negli occhi

stanno svanendo nel cielo

Tra la danza di petali di ciliegio che cadono leggeri

Mi incammino verso quello che mi aspetta oltre la primavera

Gliel’abbiamo promesso, io e te    Stringo forte questo sogno

Dentro di me     Petali cadono danzando

12 pensieri su “Petali e rimembranze

  1. Ottimo post!
    Le canzoni non mi piacciono granché – non sono molto fan della musica pop e/o melodica, soprattutto giapponese – ma devo ammettere che la seconda ha un sound particolare e non è male. Adoro i ciliegi, anche se mi mettono molta nostalgia. 😦
    A proposito… Buona Pasqua a te e a tutti gli scrittori di Burogu! ^_^

    • Sono canzoni celeberrime, ormai. Io le sento dal drugstore di Shinbashi come dal gelataio di Shibuya. Ormai reagisco come reagisco a Let it Be 🙂
      E poi, guai a non godere della coattaggine. Per me, cresciuto negli anni ’80, che pure li odiavo tanto, musicalmente in primis, alla fine sono costretto ad ammettere che sono rimasto marchiato hahah
      E comunque, hai visto? “Nostalgia” is the word.

      • Beh, gli anni 80 musicalmente hanno dato parecchio: glam rock e dark in primis! 🙂
        Io ero ragazzina negli anni 90, avevo uno zio metallaro e uno ex-hippie… ti puoi immaginare: sono cresciuta a Beatles, Rolling Stones, hard rock, grunge e metal. Il pop faccio mooolta fatica ad ascoltarlo, e non mi piace sentir cantare in giapponese. :/
        Però ogni tanto un po’ di di musichette da hit parade ci stanno bene. È vero, “nostalgia” is the word, ahahah! 😀
        Buona giornata!

  2. Il video si Ikimonogakari è fa-vo-lo-so… dite che la fiatata che rivela un clima non proprio primaverile (assieme al paesaggio ancora brullo) è in realtà una sottile citazione di Sesto Senso?

      • hahaha! La pecca di questi video è che rappresentano al minimo quello che volevo dire. L’unico con una storia – quello dei Ketsumeishi – la trasporta di forza alla prima maturità – secondo me – per inflazione di storie scolastiche, che ripeto sono convinto stiano alla base della mitologia (di questa forma di mitologia) dei sakura. Gli altri, gli ikimonogakari, sono famosissimi… sul Tubo è più facile trovare la biografia perduta autonarrata di Kubrick che un video decente loro. E ce ne stavano, aivoglia, che andavano a pennello!

  3. Ne sono strasicura… sai che i vostri Occhi sull’Impero continuano a picconare la lacca metafisico-ieratica con cui ero solita rivestire tutto quello che viene dal Giappone? Io ero ferma ai raffinati cenacoli poetici… battute sui video a parte, mi ha davvero colpito la declinazione dell’impermanenza nel contesto scolastico, grazie!
    (quanto a coattate, no problem: “qui” i classici sono Animal House e Grease!!)

  4. Pingback: Ideogramma cercansi per sakura di seconda mano | Garden tourist

  5. Alessandro, bello questo tuo post “fuori dalle rotaie” e questo sguardo obliquo sulla fenomenologia dei ciliegi in fiore. Non ho un grande immaginario personale sui sakura, ma di certo i quaranta/cinquantenni spolpi (come si dice a Venezia) non ne fanno (beh, facevano…) parte. Quanto alle canzoni, per me la prima è completamente inascoltabile e il video è assurdo: invece di commuovermi mi ha fatta ridere…l’apice è stata la scena in cui stanno fermi uno accanto all’altra sotto il ciliegio a contemplare…cosa? Vabbè. La seconda ha un ritornello che ti entra in testa pure se non sai la lingua, una specie di melodia à la Pausini (nel caso della Pausini viceversa i ritornelli ti entrano in testa pure se sai la lingua e vorresti sbattere al muro il paroliere). Comunque sia, chi non ha mai cantato a squarciagola “l’inquietudine di vivere la vita senza te”, confessiamocelo…son peccati veniali… 😉 Un abbraccio, E.

  6. Figurati Alessandro, io vivo con uno che quando è felice canta tutto il repertorio di Minghi A MEMORIA, il tuo pop giapponese in confronto è musica sperimentale…;) Buon weekend! E.

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