Il primo bianco

(puntata 44) di Michele Pinin

                                                                                 chi mena per primo mena due volte

La stagione delle piogge, che per molti stranieri a causa dell’alta percentuale di umidità nell’aria, rappresenta un incubo, di fatto è una fortuna. Solo con il trascorrere degli anni si riescono a cogliere gli aspetti importanti delle stagioni, ecco perché il mondo, lo mandano avanti gli anziani.
Mentre gran parte del pianeta, da metà giugno, inizia a imprecare e soffrire per il caldo, sull’arcipelago la coltre bassa delle nuvole ripara dai raggi del sole e l’umidità tonifica la pelle.
Prima di atterrare sappiamo che fra i mesi di giugno e luglio, per un periodo che va dalle tre alle sei settimane, dipende dagli anni, arriva la stagione delle piogge. Come spesso accade, il problema è l’attrito provocato fra quello che immaginiamo di vivere e la realtà di quello che ci accade. Il nostro immaginario è nutrito dalle serie televisive e film che guardiamo, da quello che scrivono gli amici su Facebook e dai pochi libri letti.
Di conseguenza sono molti quelli che ascoltando le tre parole, stagione delle piogge, vedono scorrere scene da Apocalipse Now o di altri film ambientati nella giungla del sud est asiatico dove interi battaglioni di soldati soccombono madidi di sudore. Altrimenti, fotogrammi di temporali torrenziali che abbattono palme e inondano le strade di città tropicali, portando via automobili con dentro bambini addormentati, lasciati soli da padri e madri scellerati. Continua a leggere

Il Giapponese essenziale: guidare le astronavi superando le barriere linguistiche.

Il giapponese degli anime presenta varie peculiarità, per termini e modi di dire, che lo distinguono dalla lingua più comunemente usata. Tra citazioni e ri-citazioni, molti termini sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo della cultura più strettamente legata al mondo dell’animazione. Il creatore di Evangelion Hideaki Anno, in Nadia, con una serie di virtuosismi, cerca di citare e riprendere il maggior numero possibile di situazioni, frasi e anche inquadrature dalle serie degli anni ’70.

In questo breve post citiamo alcune delle frasi più comuni legate alla navigazione con navi (spaziali e non). Se si ascoltano le serie con sottotitoli è possibile riconoscere  molti dei termini qui citati.

In un post precedente avevamo trattato di alcuni ideogrammi particolari e qui avevamo affrontato il problema della fisica a velocità relativistica.

 

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(con correzione di Andrea Ortolani, che il giapponese  lo sa veramente e scrive delle follie della legge giapponese qui)

 

Il primo bianco

(puntata 43) di Michele Pinin

                                                                                     le cose lunghe diventano serpenti

Dicono che per attraversare il fiume dell’adolescenza e diventare una persona matura, sia necessario non sentire più il bisogno di avere un nemico. Sembra questa la differenza fra una persona matura e una che, nonostante il passare degli anni, non riesce a diventarlo. Sembra facile, ma non lo è.
Proprio come guadare un fiume senza altri mezzi che le proprie braccia e gambe. Viene spontaneo frugare fra i ricordi e chiederci: quante volte abbiamo guadato un fiume? Uno vero, magari in montagna facendo trekking, con lo zaino sulle spalle.
Il fiume, nel nostro caso, è quello impetuoso degli anni dell’adolescenza che rischia di trascinarci verso il mare delle decisioni sbagliate. Alcuni lo attraversano facendo come i castori, radunando rami e arbusti, costruendo delle mezze dighe fra cui saltare e raggiungere in qualche modo la riva opposta. L’importante, sostengono, è arrivare dall’altra parte. Se bastasse saltare in qualche modo dall’altra parte, andare avanti con gli anni, crescere senza maturare, non si sentirebbero frasi come queste: ha 40 anni suonati e si comporta come un ragazzino.
Sembra che la mossa decisiva, sia scegliere il momento giusto, immergersi nelle acque del fiume fino all’ombelico e con la forza delle gambe e magari delle braccia, se per un pezzo serve nuotare, raggiungere l’altra parte del fiume.
C’è chi, invece, sostiene che senza un nemico, la vita non valga la pena di essere vissuta. Meglio avere sempre un nemico davanti; un limite da raggiungere e superare, ti obbliga a migliorare. Ecco perché girano frasi come queste: dobbiamo avere sempre nuovi obiettivi, è necessario alzare l’asticella. Continua a leggere

Odaiba: Neo-Tokyo che sorge dal mare

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Immensa metropoli dalle infinite sfaccettature, Tokyo è un monumento vivente che nella sua unicità incarna aspetti e apparenti contraddizioni della società giapponese. Originariamente chiamata Edo (baia, estuario), la città crebbe e prosperò a partire dal XVII secolo, dopo l’unificazione del paese dello Shogun  Tokugawa. Nel 1868, dopo che l’incontro con l’occidente catalizzò la guerra civile che portò al crollo dello shogunato, Edo fu ribattezzata Tokyo, la  Capitale dell’Est. L’imperatore Meiji  trasferì quindi la sua residenza dalla storica Kyoto al palazzo imperiale che è il fulcro geografico, spirituale ed amministrativo di questa immensa metropoli, in cui dimorano 13 milioni di persone, più di un giapponese su dieci.

Distrutta nel terremoto del Kanto del 1923 e rasa al suolo dai bombardamenti americani del 1945 che – seppur convenzionali – causarono più di 100,000 morti, la città è sempre risorta mutando solo apparentemente aspetto ma mantenendo la topologia originale. Come un immenso giardino roccioso, Tokyo si sviluppa  per cerchi concentrici che si emanano a partire dal fossato del castello imperiale. Si articola quindi lungo la linea ferroviaria Yamanote che nel suo perenne moto circolare collega tutte le stazioni principali, sino alle innumerevoli autostrade, perennemente affollate nonostante la moltitudine di treni e linee di metropolitana. La simmetria circolare è rotta verso ovest dalla valle del fiume Tama, lunga dorsale in cui dimora una buona parte dei pendolari che affollano i treni verso il centro nella micidiale rush hour mattutina. Verso est, invece, la baia di Tokyo ha fermato per secoli l’avanzata dell’uomo, ma ha dovuto cedere terreno alle vaste isole artificiali realizzate nella inestinguibile sete di spazi e volumi. Continua a leggere

Facciamo un gioco?

So che potrebbe sembrare l’inizio di un film horror, ma in realtà e’ qualcosa di completamente diverso.
Il tutto nasce da un discorso con una mia amica: bisogna smettere di lamentarsi dei propri guai, e cominciare a parlare delle cose positive, a cui io ho opposto un “se parlate dei vostri successi allontanate le persone che avete intorno”, un articolo che mi era capitato di leggere qualche giorno prima, corredato dai dati di una ricerca medica.

Allora, per provare quale delle due affermazioni e’ più corretta vi racconto la mia giornata di giovedì
Cominciando dalla notte precedente… Il mio bambino si e’ svegliato in lacrime, piangeva e tossiva, e non riuscivamo a calmarlo. Dopo aver escluso qualsiasi malessere (con termometro e tanta pazienza) ci siamo resi conto che era mezzo addormentato! Un caso di pianto notturno, qualcosa che non gli capitava più da quando era piccolissimo, e a cui – ovviamente – non eravamo per niente preparati (ma quale genitore può dirsi preparato di fronte a cose simili?).
Dopo averlo calmato (idea di mio marito: “cerchiamo di svegliarlo, fagli vedere un cartone animato col cellulare”) e riaddormentato, mi sono resa conto che erano le quattro del mattino! Il giorno dopo mi aspettava il mio primo, impegnativo, giovedì di lavoro: due lezioni di italiano, in due punti diversi della prefettura. Il bambino da portare al nido a ore, con una pedalata (in salita) di circa due km, uscire di casa alle 10:30 e tornare – se va bene – per le 19:30.
Mi sono spaventata, come avrei potuto superare la giornata con solo due ore di sonno? (noi ci svegliamo alle 6:30, perchè mio marito esce per andare al lavoro prima delle 8) Continua a leggere