Il primo bianco

(puntata 49) di Michele Pinin

                                                                                                rosa i ciliegi rossi gli aceri

Fra gli appuntamenti con il resto del mondo a cui non possiamo sottrarci, ci sono i funerali. Arriviamo alla cerimonia con un atteggiamento ogni volta diverso secondo il livello di coinvolgimento con i defunti. Quasi sempre la morte è spiacevole per chi ne rimane travolto e per chi la subisce in maniera più o meno diretta.
Nel caso di Hirose come definirla? Come per tutte le scomparse inaspettate ci sono due punti di vista: dentro e fuori. Il punto di vista interno, quello di chi scompare e quello esterno, di chi rimane e deve affrontare la scomparsa. Nel primo caso potremmo arrivare a pensare che per Hirose la morte sia giunta come un sollievo. Colpa sua o meno, era finito in un vicolo cieco. Un lavoro ormai poco amato, un cuore frustrato e insoddisfatto, incapacità di reagire allo sgretolamento della famiglia e una sete di vendetta violenta e sproporzionata, come dimostra il risentimento verso il cognato in Hokkaido.
Chi rimane invece deve affrontare la scomparsa. Gestirla, sarebbe più esatto scrivere, però ci piace fare gli eroi, accentuare la nostra sofferenza, pensare che sia addirittura più profonda di quella di chi è morto. Ecco perché durante le cerimonie funebri, nei discorsi ufficiali o nel brusio dei partecipanti, ascoltiamo spesso nominare il verbo “affrontare”.
Ci sono tutti al funerale, anche Sae. È arrivata da sola, adesso siede fra Morita e Okada che in testa ha solo una domanda: cosa avranno cremato? Continua a leggere

Il pacifismo utopico di Hayao Miyazaki

 

I Mondi di Miyazaki. Percorsi filosofici negli universi dell’artista giapponese è un libro a cura di Matteo Boscarol uscito di recente per Mimesis Edizioni. Raccoglie una serie di saggi  su vari aspetti di uno degli autori di Anime e Manga più amati in Giappone ed in Italia (Qui ne trovate una recensione). L’indice è:

La melancolia dell’ingegnere. Il sogno tecnoscientifico di Si alza il vento di A.Bordesco

Tempo, tecnica, esistenza nell’ultimo Miyazaki, M. Ghilardi

Il pacifismo utopico di Miyazaki, A. Fontana

Scienza, tecnologia e natura in Miyazaki, di M. Casolino

Geografie e gradi dell’ucronia-Miyazaki, L. Abiusi

Il dio della foresta, una lettura di Mononoke HIme, R. Terrosi

Il principe cane, elementi della filosofia e della poetica di Miyazaki Hayao in una fiaba tibetana, di Massimo Soumaré Continua a leggere

TOBAKU, o dell’azzardo in Giappone

   Tempo di scommesse, in Giappone. Ricollegandomi idealmemte all’ultimo post sugli yakuza (maschile e plurale, come mi sta facendo riflettere una persona di cui dire “mi fido” sarebbe svilente) non penso di aver bisogno di fonti inoppugnabili per poter affermare con discreta sicurezza che ai giapponesi, il gioco d’azzardo, piace da morire. E da morire, in alcuni casi è da prendere alla letttera.  

Poniamoci una domanda basilare: perché il gioco d’azzardo è proibito dalla legge? La risposta più semplice è: per il divertimento che garantisce, per l’adrenalina che è capace di mettere in moto. Un popolo che abbia la possibilità di dedicarsi liberamente al gioco d’azzardo è un popolo che lavorerà di meno, e un lavoratore in meno significa anche introiti fiscali minori, lo spauracchio per eccellenza di qualunque stato, antico o moderno.

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Maid Café

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Foto da Wikipedia

(tratto da Grikon)

«Cosa c’è che non va?», chiese Adriano.

«C’è che ci hanno dato appuntamento in un meido kissaten! Nessuna persona sana di mente ci andrebbe di sua spontanea volontà, anche se magari a te potrebbe piacere», rispose sarcastica.

Adriano era perplesso. Era stato più volte in una kissaten, una sala da tè, e tutte avevano le meido, ossia le cameriere, secondo la storpiatura del termine inglese, quindi non capiva il motivo della rabbia della ragazza. Preferì però non chiedere chiarimenti.

«Per di qua». Noriko condusse l’amico in uno stretto vicolo tra due edifici, passando accanto a un ristorante specializzato in anguilla alla griglia. Il profumo fece risvegliare l’appetito in Adriano, ma la ragazza proseguì sino a giungere a un basso edificio con un’insegna in legno. Su di essa, una ragazza sorridente in stile manga era l’unico indizio di questa famosa sala da tè, secondo la mappa ricevuta da Hikaru. Continua a leggere

Una (quasi) poesia al giorno (3)

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Sul destino Continua a leggere