Il primo bianco

(puntata 50) di Michele Pinin
Epilogo-1

                                                                                                                 i morti sono vivi

Entra e si sente a disagio. Succede quando si ritrova nella lobby di un albergo. Questo sembra uno dei più lussuosi, antico quasi, con delle colonne di legno scuro avvitate verso l’alto che ricordano quelle dell’altare di una basilica. Non avrebbe mai detto che i morti si trattassero così bene. Si è chiesto tante volte, superate le porte girevoli come queste o quelle di vetro che scorrono aprendosi a un passo dall’impatto, perché gli alberghi grandi o piccoli, lo fanno sentire a disagio. Lo stesso disagio che provava la mattina quando finiva di vestirsi. Dall’abito intero ai jeans del weekend si è sempre sentito a disagio nei vestiti che indossava. Mancava qualcosa, una sciarpa o una nota di colore o c’era qualcosa di troppo, i quadretti della camicia o la giacca di lana.
Non la saprebbe individuare neanche adesso la causa di quel disagio che ha provato ogni mattina prima di uscire di casa. Non era solo una questione di sentirsi vestito più o meno elegante degli altri: non era mai riuscito a trovare dei vestiti che lo facessero sentire per un giorno a proprio agio.
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Come sono arrivata fin qui?

Mi sono accorta di una cosa…
In questi anni, grazie al lavoro comune con gli altri compagni di viaggio, voi avete appreso della mia esistenza. Sapete che vivo in Giappone e che, qualche volta, vi racconto qualcosa. Pochino, in realtà, ma oggi mi sono accorta di una grave mancanza!
Non mi sono ancora presentata.


Non l’ho fatto per presunzione, direi piuttosto per una sorta di “stanchezza” che mi assale ogni volta che mi trovo a raccontare la mia storia. Ai miei occhi ho una vita comune: casa, famiglia, figlio e un lento ritorno al lavoro. Potrebbe essere uguale alla vita di tante altri italiani, sia in patria che all’estero, ma io vivo in Giappone.
In questi ultimi anni, il Giappone e’ diventato una sorta di “Terra Promessa” per gli italiani: mi è capitato di sentire, o di leggere, lo stesso tipo di ragionamento migliaia di volte… L’Italia è in crisi, non ci si trova bene, si vuole emigrare e allora… Si vorrebbe andare in Giappone.
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“Lo voglio, guarisci!” (o della lebbra in Giappone)

“Una volta, monaci, qui a Rajagaha, Suppabuddha il lebbroso era il figlio di un ricco usuraio. Mentre veniva accompagnato in un parco, vide Tagarasikhi il Buddha Solitario che andava in cerca di elemosina in città. Nel vederlo, pensò: ‘Chi è quel lebbroso errante?’ Dopo aver sputato e irriverentemente girato intorno sulla sinistra di Tagarasikhi il Buddha Solitario, andò via. Come risultato di quell’azione si consumò nell’inferno per molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia di anni, molte centinaia di migliaia di anni.”

(Il lebbroso, kutthi sutta, da Udāna o “detti solenni del Buddha”)

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L’imperatrice Komyo 光明皇后 (701-760), modello leggendario di virtù buddista, si dice che abbia lavato il corpo di mille sudditi presso i bagni del tempio Hokke-ji 法華時 di Nara. Caso volle che il millesimo fosse un lebbroso, che chiese gli venissero lavate le suppurazioni  delle piaghe. Komyo non solo lo lavò, ma succhiò con la sua stessa bocca il liquido purulento. In quel momento il corpo iniziò a emanare luce e il lebbroso si rivelò essere  il Buddha Akshobhya (da “Le 69 stazioni di posta sulla strada Kisokaido” 木曾街道六十九次之内 di Utagawa Kuniyoshi 歌川国芳).

La notte del 1 agosto 1951, nel villaggio di Kikuchi (prov. di Kumamoto), qualcuno solleva la zanzariera sotto cui dormiva un ex impiegato dell’ufficio di salute pubblica e suo figlio per introdurvi un candelotto di dinamite acceso. Il candelotto esplode solo parzialmente ferendo leggermente l’impiegato e il bambino (giudicati guaribili in circa una settimana). Ad essere arrestato è Fujimoto Matsuo 藤本松夫, all’epoca ventinovenne, che viene condannato a dieci anni di reclusione per tentato omicidio e detenzione illegale di  materiale esplosivo. Inutili la procalamazione di innocenza di Fujimoto e il ricorso nei tre gradi di giudizio.

 

L’anno dopo, il 16 giugno, Fujimoto evade dal centro di detenzione. Tre settimane più tardi il corpo senza vita dell’impiegato di cui sopra viene trovato con i segni di venti pugnalate. Continua a leggere

Il primo bianco

(puntata 49) di Michele Pinin

                                                                                                rosa i ciliegi rossi gli aceri

Fra gli appuntamenti con il resto del mondo a cui non possiamo sottrarci, ci sono i funerali. Arriviamo alla cerimonia con un atteggiamento ogni volta diverso secondo il livello di coinvolgimento con i defunti. Quasi sempre la morte è spiacevole per chi ne rimane travolto e per chi la subisce in maniera più o meno diretta.
Nel caso di Hirose come definirla? Come per tutte le scomparse inaspettate ci sono due punti di vista: dentro e fuori. Il punto di vista interno, quello di chi scompare e quello esterno, di chi rimane e deve affrontare la scomparsa. Nel primo caso potremmo arrivare a pensare che per Hirose la morte sia giunta come un sollievo. Colpa sua o meno, era finito in un vicolo cieco. Un lavoro ormai poco amato, un cuore frustrato e insoddisfatto, incapacità di reagire allo sgretolamento della famiglia e una sete di vendetta violenta e sproporzionata, come dimostra il risentimento verso il cognato in Hokkaido.
Chi rimane invece deve affrontare la scomparsa. Gestirla, sarebbe più esatto scrivere, però ci piace fare gli eroi, accentuare la nostra sofferenza, pensare che sia addirittura più profonda di quella di chi è morto. Ecco perché durante le cerimonie funebri, nei discorsi ufficiali o nel brusio dei partecipanti, ascoltiamo spesso nominare il verbo “affrontare”.
Ci sono tutti al funerale, anche Sae. È arrivata da sola, adesso siede fra Morita e Okada che in testa ha solo una domanda: chi avranno cremato? Continua a leggere

Il pacifismo utopico di Hayao Miyazaki

 

I Mondi di Miyazaki. Percorsi filosofici negli universi dell’artista giapponese è un libro a cura di Matteo Boscarol uscito di recente per Mimesis Edizioni. Raccoglie una serie di saggi  su vari aspetti di uno degli autori di Anime e Manga più amati in Giappone ed in Italia (Qui ne trovate una recensione). L’indice è:

La melancolia dell’ingegnere. Il sogno tecnoscientifico di Si alza il vento di A.Bordesco

Tempo, tecnica, esistenza nell’ultimo Miyazaki, M. Ghilardi

Il pacifismo utopico di Miyazaki, A. Fontana

Scienza, tecnologia e natura in Miyazaki, di M. Casolino

Geografie e gradi dell’ucronia-Miyazaki, L. Abiusi

Il dio della foresta, una lettura di Mononoke HIme, R. Terrosi

Il principe cane, elementi della filosofia e della poetica di Miyazaki Hayao in una fiaba tibetana, di Massimo Soumaré Continua a leggere