Dieci cose, più una, che non tutti sanno del Giappone

Quando ho pensato a questo post, mi sono chiesta cosa avrei potuto inserire in una lista del genere.
Il Giappone è molto popolare nell’Italia di questi ultimi anni, e molte persone si informano correttamente, anche senza il bisogno di venire in questo paese.
Che cosa avrei potuto scrivere?

Alla fine mi sono decisa: la scelta migliore era quella di esaminare la vita quotidiana.
Quindi, se non vi spiace, seguitemi per qualche minuto. Vediamo se riesco a trovare qualcuno che già conosce quello che inserirò nella mia lista.

Cominciamo dalla casa…
Cercate una casa, oppure un appartamento? Per prima cosa ci si rivolge a un’immobiliare, si va a vedere un certo numero di soluzioni che potrebbero fare al caso nostro, e se ne sceglie una.
E, a questo punto, si versa una cauzione.

In Giappone ci sono, quasi sempre, due pagamenti da fare: uno che verrà restituito a fine contratto, senza gli eventuali costi da sostenere per riparazioni straordinarie. Il secondo, invece, è una sorta di “omaggio” per il padrone di casa, che non verrà piu’ rimborsata.

In certi casi il secondo pagamento non è richiesto, e allora sta all’aspirante inquilino interrogarsi sui motivi: forse la casa è molto vecchia? Forse ci sono degli aspetti che la rendono poco “appetibile” sul mercato?

Un normale appartamento, o casa in affitto, non comprende al suo interno proprio nulla: non ci sono mobili, non ci sono elettrodomestici, non ci sono le tende alle finestre. Sta all’inquilino provvedere a tutte queste cose.

Esistono appartamenti in affitto per una clientela prevalentemente straniera, che prevedono anche un minimo di arredamento. Ma, in questo caso, i costi sono più elevati.

Quando ci si trasferisce in una nuova casa, le usanze prevedono un giro dei dintorni, per presentarsi, e lasciare un piccolo regalino ai nuovi vicini. Il regalo più gettonato è una confezione piccola di detersivo per piatti, ma si difende bene anche il detersivo per la lavatrice. (E la massaia che è in me, sentitamente ringrazia). Continua a leggere

Il primo bianco

(puntata 40) di Michele Pinin

                                                                                                              tante buone cose

La sera del primo gennaio arriva come un ceffone a mano aperta. Con le dita ben separate che lasciano il segno sulla guancia. Come il traino dei pescherecci che rompe i fondali e trasforma l’oceano in un polverone.
È un colpo forte che lancia un suono nell’aria, un’eco che rimane per lunghi attimi. Il gesto d’istinto con cui ti copri la guancia colpita non serve a niente. La sera del primo gennaio arriva in questo modo, con le dita ben separate di una mano forte che i ceffoni sa come tirarli.
Il traino dei pescherecci nelle reti si porta dietro detriti, pesci, molluschi e sabbia per miglia marine. Solo quello che si abbandona alla corrente e non oppone resistenza, dopo una lunga tortura, riesce a fuggire fra le maglie delle reti e riguadagna la libertà sul fondale. Cosa che non riesce a fare il tempo durante la settimana che da Natale si allunga fino al primo di gennaio. Il tuo tempo, quello che volevi trascorrere facendo qualcosa di speciale e la sera del primo gennaio ti accorgi di averlo sprecato.
La settimana fra Natale e Capodanno è la festa internazionale della tortura, la celebriamo insieme a delle persone con le quali non vorremmo stare. Ogni minuto di quelle giornate, lunghe come le puntate dell’Odissea alla televisione, immaginiamo di essere altrove, in luoghi caldi, fra le gambe di amanti che non possiamo confessare. Mangiamo e beviamo quello che ci capita a tiro, per dimenticare e alleviare i nostri sensi di colpa, in nome di una scadenza e un rinnovamento, la fine dell’anno vecchio e l’inizio di quello nuovo, che sappiamo non esistere davvero. Anno nuovo, vita nuova: la prima menzogna dell’anno. Continua a leggere

Quel che resta del Sabato: Osaka all`alba.

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E` un po’ di tempo che non ho molto tempo. Non vado più a fare le solite foto. Vado, invece, spesso a scattare foto all’alba, a Juso. Ma questa è un’altra storia. Invece la storia di oggi è di quando andavo a fare le foto all’alba ma in centro. La domenica mattina.

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Si sa che su Pensieri Analogici non si legge del Giappone edulcorato, quello fatto di Geisha e Samurai, che si fatica pure a trovare a essere onesto. Chi viene in Giappone per la prima volta ha di solito un’immagine moto diversa da quella che è la realtà. Niente di sbagliato, ma magari incompleto. (E per questo motivo che su Pensieri Analogici trovate post su Nishinari o Shinsekai).

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Dopo un periodo trascorso in una città, smetti di essere turista, e ne diventi parte integrante. Ogni volta che viaggio mi capita sempre di voler vedere le cose nude e crude, di cercare l`anima dei posti che vedo, e non “i vestiti” per così dire. Insomma, assaggiare la vera vita di una citta`, di un paese, e`, per i miei gusti, l`unico modo in cui ha senso viaggiare. Compro sempre una guida, seguo un pochino gli itinerari consigliati, ma se ho tempo mi perdo. La street photography (mamma mia quanto lo odio ormai sto termine) mi ha insegnato a vedere diversamente una citta`, a guardare in modo diverso la gente che ci vive, i luoghi in cui vivono.

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Le grandi citta`, ma forse pure le piccole, hanno diverse facce nelle differenti ore della giornata, e le facce più interessanti da raccontare son quelle che molti non vedono, spesso per il semplice motivo che dormono. Niente di più`.

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Vabbè sto divagando. Ma, in effetti, non è che ci sia molto da dire in questo post, se andate al centro la domenica mattina, trovate quel che resta del sabato sera. La gente qui si sfascia proprio, in modo veramente pesante. Specialmente d’estate ci si può permettere di svenire sulla strada, addormentarsi completamente sbronzi sui marciapiede, con la mano penzoloni, il telefono per terra, sigarette sparse, anime perse che si ritrovano dopo il sorgere del sole. Ragazzetti, salary man, donne e uomini di tutte le età. Insomma, una stratificazione generazionale e sociale di sbronzi.

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Doveroso disclaimer. I giapponesi non sono tutti così, non so questa che percentuale sia, non so quanto conti, non e` uno studio sociale. Ma se andate in città all’alba trovate questo. All’inizio mi sembrava anche un lavoro interessante (inteso come lavoro fotografico, come storia raccontata per immagini). Dopo un po’ mi ha stufato. Alla fin fine che c’è d’interessante?

 

nikon FE 2 (15 of 18)Ma capita a chi ha una macchina fotografica. Io ce l`ho, la uso per raccontare quello che vedo, ci aggiungo qualche parola, e la storia finisce qui. Io di sicuro adesso se punto la sveglia alle 5:00 è per andare a godermi il sorgere del sole da qualche parte. Ecco, quello sì che mi mette di buon umore.

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La prossima volta, all’alba, vi porto da un’altra parte, promesso.

 

Bonus Photos.

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Nasu no itame ni – Melanzane brasate alla giapponese – Ricetta

Eccoci ad un’altra ricetta giapponese, talmente veloce e fatta con ingredienti semplici, che si può preparare anche in Italia.

Il nome giapponese  è ナスの炒め煮 Nasu no itame ni, melanzane brasate.
La traduzione letterale? Melanzane prima saltate in padella e poi sobbollite nel brodo.
炒める itameru significa infatti saltare in padella, 煮る niru significa sobbollire.
Tradurre i nomi delle ricette è sempre molto complicato, sia perché ci sono ricette molto simili che però cambiano nome se si aggiunge un ingrediente, per esempio Nasu no miso itame con il miso (condimento ottenuto dalla soia fermentata con cereali e sale), sia perché la parola corrispondente nella nostra lingua non è sempre quella che useremmo nella cucina italiana.

Le melanzane giapponesi sono molto importanti nella cucina giapponese e vengono utilizzate in una grande varietà di piatti; sono più piccole e meno amare rispetto a quelle nostrane.

La melanzana giapponese riveste un ruolo importante anche nel folklore locale.
Ad esempio, viene considerato di buon auspicio sognare il Monte Fuji, o un falco o una melanzana a Capodanno.
In un proverbio giapponese inoltre, i suoceri non devono offrire melanzane alla nuora in autunno. Ciò deriva dal fatto che in autunno le melanzane giapponesi sono particolarmente buone ed è meglio tenersele per sé.
Comunque il proverbio si riferisce anche al fatto che le melanzane sono rinfrescanti ed è meglio consumarle nei caldi mesi estivi. Di conseguenza, in autunno sarebbe un dono povero per la nuora e scoraggerebbe la gravidanza.

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Shinsekai: Il Nuovo Mondo

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Nelle immediate vicinanze di Nishinari, un`altra area molto interessante da visitare, senza pericoli stavolta, è Shinsekai.
Il nome significa “Nuovo Mondo” come appunto recita il titolo di questo post. Questo quartiere nacque nell`immediato dopoguerra, e si proponeva come la nuova area pulsante e viva della citta`.

shinsekai 6 (7 of 11)Ben presto le attività cominciarono a spostarsi verso Namba ed Umeda, e lo Shinsekai divenne quello che è ora. Vale a dire un posto fantastico. Se avete voglia di assaporare un Giappone diverso dalle luci abbaglianti ed il caos di Namba, questa è l`area che fa per voi. Non mi fraintendete, Namba mi piace, ci vado spesso a fare foto, Amemura è una parte davvero interessante. Ma quando ho voglia di una sessione rilassante e allo stesso tempo emozionante e coinvolgente vado più a sud.

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Di solito ci arrivo a piedi, scendo dalla metro a Namba e mi incammino, lungo i vari shotengai (gallerie coperte dedicate allo shopping). Attraverso Den Den town ci si arriva piuttosto facilmente. Ovviamente potrei scendere ad una fermata li vicino, ma non voglio precludermi il piacere di assaporare ogni volta la sensazione che si ha di tornare indietro nel tempo ad ogni incrocio che attraverso verso sud. Si passa da Namba, luci colori, vita notturna anche di giorno, si arriva a Den Den town, accozzaglia di negozi di elettronica solitamente con prezzi per niente competitivi rispetto ai grandi centri commerciali tipo Yodobashi camera o Bic Camera.

Lentamente i jingle si affievoliscono, i giovani che si incontrano son diversi, ci si lascia le ragazze che promuovono i maid cafe di Den Den town alle spalle e si comincia a sentire l`odore del fritto.

shinsekai 1 (1 of 4) shinsekai 1 (2 of 4)La strada che porta dritta alla Tsutentaku, la torre che porta al paradiso, da` subito qualche indizio, un primo negozio di giocattoli davvero datati, con tutte le scatole scolorite dal sole, non ci ho mai visto nessuno dentro, ma dopo i miei bravi 5 anni ad Osaka ancora è li. Vi consiglio di farci un giro all`interno, aumenterà la sensazione di essere tornati indietro nel tempo. La torre, attrazione di punta della zona, è vecchia, scolorita, onestamente bruttina. Ma è una di quelle cose di Osaka, che ha una bruttezza strana, tutta sua, quasi malinconica, decadente ed affascinante allo stesso tempo. Il colore stesso è quello che viene da una foto analogica sbiadita degli anni `70. Insomma, non stona per niente, anzi, come direbbe Drugo, da decisamente un tono all`ambiente. Oltre la torre si arriva nel cuore pulsante dello shinsekai 1 (4 of 4) shinsekai 2 (6 of 8)Shinsekai, una piccola croce di due vie affollate di negozi di vario genere, per la maggior parte kushi-catsu, spiedini fritti, tra i migliori che possiate assaggiare a Osaka, così si dice. Lasciandovi lo SPA world, un grande complesso termale, sulla destra, proseguite per la strada che porta verso lo shotengai. E qui le cose si fanno serie. Camminate lentamente, sorridete, date uno sguardo agli avventori dei piccoli stand-bar. Le facce sono vere, dure e pure. La gente che bazzica lo Shinsekai ha un viso che mi è sempre sembrato diverso da quelli che vedo più a nord. Può benissimo essere una sensazione, questo è vero. Capita spesso di incontrare travestiti, apparentemente in questa zona c’è la più alta concentrazione di trans di Osaka. Perché`? Non ne ho idea. In Giappone nessuno giudica, tutti si fanno i fatti loro, ma in realtà non è cosi`. Ma forse allo Shinsekai, si bada un po’ meno a ste cose. Dopotutto a soli 100 metri c’è Nishinari, i personaggi sbilenchi di quella zona spesso filtrano sin qua. Lo shotengai è fantastico, ci sono due negozi di kushi catsu dove onestamente ho sempre, ogni volta, visto una coda lunghissima di persone. Qualcosa vorrà dire.

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Potete anche fermarvi per un po’, con il naso appiccicato al vetro, a godervi qualche partita di Go, anche qui, potete guardare la partita, o ammirare le facce. Stupende, non passa volta che non faccia qualche scatto davanti a questi vetri.

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Camminate sino alla fine, superate il piccolo sottopassaggio e avrete percorso quello che la maggior parte delle persone pensano sia il meglio. NO. Dovete continuare. Dovete attraversare la strada e andare in quello shotengai che vedete davanti a voi, grigio, vecchio, malandato. Portate indietro l`orologio di 40 anni e preparatevi. Questo ultimo tratto è breve, quasi sempre mezzo deserto, ma l`atmosfera è quella di un “nuovo mondo” abbandonato da 40 anni. Qui si torna indietro all`inizio dell`epoca Showa. I negozi vendono cianfrusaglie improbabili, gli avventori dei piccoli karaoke bar son vecchietti che se vi vedranno passare vi saluteranno, inviteranno ad entrare con loro, sorrisi tutti gengive e sincera ospitalità. La volta dello shotengai è anch`essa uno spettacolo, vecchi vetri e lampade, insegne decrepite….insomma, tutto ciò che desiderate per un tuffo indietro nel tempo è qui.

shinsekai 5 (2 of 3)Proseguendo si arriva a Tobita. Questo è forse il distretto di prostitute più grande del Giappone, o magari no, ma è sicuramente unico. Le prostitute stanno in piccole stanzette che si affacciano sulla strada, una signora attempata ne gestisce il tempo. La cosa divertente è che ne trovate per tutti i gusti. Ebbene si, shinsekai 6 (10 of 11)ogni piccola stradina è a tema, c’è la classica con le ragazze giovani e super gnocche, quella con le donne leggermente attempate, quelle in carne, e soprattutto quella dei mostri. Donne veramente brutte, ma, a quanto pare, se volete garantirvi un`esperienza indimenticabile, sono quelle da scegliere.

Ok, lungi da me incoraggiare questo tipo di passatempo. Lo trovo piuttosto triste, sebbene abbia un`aria affascinante, è sempre quello che è. Non voglio neanche snocciolare una morale, vorrei solo che il tono divertente con cui ho descritto il tutto non sia frainteso, ecco.

shinsekai 5 (3 of 11)Interessante alla fine di questa piccola area, il ristorante, costruito nell`edificio dell`unico bordello originale dell`epoca del dopo guerra. La struttura è rimasta la stessa insomma, ma è stato convertito in un ristorante, dove per mangiare bisogna prenotare con un larghissimo anticipo.

E con questo si conlcude questa serie dedicata alla zona sud di Osaka, molto caratteristica e decisamente diversa dalle altre, spero di avervi convinto che merita una visita!

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Bonus Gallery

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