Il primo bianco

(puntata 45) di Michele Pinin

                                                                                                                       wei-wu-wei *

Nei giorni di festa o quelli in cui siamo liberi, insomma quando è vacanza, rimanere a casa sembra vietato.
Guarda che bella giornata, dai usciamo. Con questo tempo, rimanere a casa è un sacrilegio, facciamo una passeggiata. Oggi è il giorno ideale per andare al cinema, a trovare zia Gianna, fare un giro al centro commerciale, una sorpresa agli amici. E così di seguito.
Rimanere a casa, senza essere ammalati, troppo stanchi o altre ragioni di forza, è un oltraggio al destino che abbiamo da vivere.
Ci dimentichiamo dei tempi antichi, quelli che fanno da sfondo alle serie televisive ambientate in futuristici medioevi. Non ricordiamo che abbiamo costruito le case per starci dentro, per avere uno spazio nostro, per ripararci, sedere su un divano o davanti a un tavolo.
Le case servono a proteggerci dagli agenti esterni, le intemperie e dalle persone che ci vogliono derubare o spingerci mentre aspettiamo la metropolitana, per farci cadere sui binari. La nostra casa, che dovremmo chiamare dimora, serve a starci dentro.
Il problema è la paura. Non è una cosa semplice, stare in casa. È più facile da dire, che da mettere in pratica. Di solito stiamo in casa per fare qualcos’altro.
Una volta spento il televisore, il telefonino, il computer, chiuso il giornale e smesso di cucinare, fare le pulizie e mettere in ordine gli armadi, possiamo iniziare a fare quella singola azione che indichiamo con “stare in casa”. Continua a leggere

Te la do io la vacanza!

ombrelli

Eccomi qui, nell’assolata e calda Sardegna, alle prese con gli ultimi giorni delle mie FERIE. Sono arrivata dopo un lungo, lunghissimo viaggio in aereo insieme al bambino, e senza avvisare i miei genitori per fare una sorpresa (riuscitissima, li abbiamo lasciati senza fiato).
L’idea di questo viaggio e’ stata di mio marito. Lui non poteva dedicarci molto tempo durante questa estate, e allora mi ha detto “perchè non andate in Sardegna?”.
Dopo il primo iniziale stupore (pensavo che scherzasse), e il momento di negazione (“il tempo è troppo poco, non credo che ne valga la pena”) mi sono guardata intorno, ho messo sul piatto della bilancia la mia vita frenetica e il clima asfissiante che caratterizza l’estate in Giappone e mi sono detta che sarebbe stato veramente stupido non cogliere l’occasione.
Io che, di solito, prenoto molto prima, e inizio a preparare i bagagli con calma, quasi assaporando il momento, stavolta ho messo insieme i vestiti freschi di bucato (devo dire che in questo l’estate è di grande aiuto, le scelte sono molto più rapide) e preparato la nostra valigia con un misero giorno di anticipo!

Ripensando ai fatti di quest’ultimo mese, mi sono venuti in mente alcuni aspetti fastidiosi collegati all’andare in vacanza, a cui ho cercato di dare una risposta positiva. Se vi fa piacere, seguitemi in questo elenco di piccole e grandi seccature, che il fatto di tornare in patria riesce a rendere più sopportabili. Ricordate che si tratta di esperienze personali, e probabilmente esistono altri italiani che non concordano, o che non hanno mai sperimentato le stesse cose.

1) Tornare in patria per le vacanze, e lasciare il marito solo in casa, condanna a lavori domestici forzati non appena si torna alla base.
Alzi la mano quella donna che può contare su un marito/compagno “casalingo”, che passa l’aspirapolvere e pulisce la casa. Purtroppo non è il mio caso.
So già che troverò macchie di calcare (per motivi ignoti, l’acqua della mia zona è piuttosto “pesante”), mucchi di roba lavata e piegata da rimettere a posto e agglomerati di polvere che rotolano per il pavimento quando si creano correnti d’aria! Forza e coraggio, in ogni caso ne vale assolutamente la pena.

2) Il frigorifero, a cui affidate le vostre speranze di fare con calma nei primi giorni successivi al vostro ritorno, sarà desolatamente vuoto. Motivazione ufficiale? Il marito/compagno riterrà di fare cosa gradita lasciando a voi il compito di acquistare il necessario per la vita di tutti i giorni.
In realtà questo capita anche senza un viaggio intercontinentale. Penso che dipenda dalle persone ma sapere cosa vi aspetta potrà essere usato a vostro vantaggio, incaricando l’uomo di casa di acquistare determinate cose prima del vostro ritorno. E quindi, alla fine dei conti, è una difficoltà facilmente superabile.

3) Sicuramente vi mancherà la vostra cucina.
Anche se siete il tipo di persona per cui vacanza è sinonimo di fornelli spenti, alla lunga vi scoprirete a pensare che, magari vorreste preparare il vostro cavallo di battaglia per le amiche di sempre, che non possono assaggiare quello che fate quotidianamente poiché abitate troppo lontano. O magari potrebbe capitare che una qualsiasi pietanza, consumata al ristorante, faccia nascere in voi desideri di emulazione (“approfittarne finché gli ingredienti necessari sono disponibili). Per fortuna esistono amiche così gentili da mettere a disposizione la loro cucina, ma si tratta di casi particolari.
Se provate il mio stesso senso di nostalgia posso solo suggerirvi di resistere; anche la migliore vacanza del mondo finisce, e la vostra cucina sarà lì ad attendervi al ritorno, impaziente di rimettersi all’opera.

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Yoshio Nishina: Lo scienziato che tentò di scongiurare Nagasaki

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Nishina (a destra) implora inutilmente i militari americani di non gettare i ciclotroni nella baia di Tokyo

Parleremo di questo argomento con gli amici di Radio3Scienza alle 11:30 italiane del 6 Agosto:  http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-1314fddc-9281-42dc-9229-297d4febf5c8.html?refresh_ce

Il 6 Agosto 1945 la città di Hiroshima fu rasa al suolo dal primo ordigno nucleare della storia: circa 140.000 giapponesi furono uccisi istantaneamente dall’esplosione o morirono successivamente a causa delle ustioni e delle radiazioni.

La bomba, denominata Little boy, era di concezione semplice quanto efficace: un esplosivo convenzionale lanciava un cilindro cavo di uranio verso una serie di dischi dello stesso materiale. Il materiale fissile raggiungeva un peso complessivo di 64 chili, superiore alla massa critica necessaria per innescare una reazione nucleare a catena dal potere distruttivo di 11 chilotoni, equivalente cioè a 11.000 tonnellate di esplosivo convenzionale.

Solo grazie agli enormi mezzi ed investimenti degli Usa – più di due miliardi di dollari dell’epoca, convogliati nel segretissimo progetto Manhattan – fu possibile impiegare a fini bellici le ultime scoperte della fisica nucleare. Liberando le energie che tengono insieme i nuclei atomici, si sviluppava una forza distruttiva milioni di volte più potente di quella degli esplosivi chimici basati sui meri legami molecolari. Continua a leggere

Il primo bianco

(puntata 44) di Michele Pinin

                                                                                 chi mena per primo mena due volte

La stagione delle piogge, che per molti stranieri a causa dell’alta percentuale di umidità nell’aria, rappresenta un incubo, di fatto è una fortuna. Solo con il trascorrere degli anni si riescono a cogliere gli aspetti importanti delle stagioni, ecco perché il mondo, lo mandano avanti gli anziani.
Mentre gran parte del pianeta, da metà giugno, inizia a imprecare e soffrire per il caldo, sull’arcipelago la coltre bassa delle nuvole ripara dai raggi del sole e l’umidità tonifica la pelle.
Prima di atterrare sappiamo che fra i mesi di giugno e luglio, per un periodo che va dalle tre alle sei settimane, dipende dagli anni, arriva la stagione delle piogge. Come spesso accade, il problema è l’attrito provocato fra quello che immaginiamo di vivere e la realtà di quello che ci accade. Il nostro immaginario è nutrito dalle serie televisive e film che guardiamo, da quello che scrivono gli amici su Facebook e dai pochi libri letti.
Di conseguenza sono molti quelli che ascoltando le tre parole, stagione delle piogge, vedono scorrere scene da Apocalipse Now o di altri film ambientati nella giungla del sud est asiatico dove interi battaglioni di soldati soccombono madidi di sudore. Altrimenti, fotogrammi di temporali torrenziali che abbattono palme e inondano le strade di città tropicali, portando via automobili con dentro bambini addormentati, lasciati soli da padri e madri scellerati. Continua a leggere

Il Giapponese essenziale: guidare le astronavi superando le barriere linguistiche.

Il giapponese degli anime presenta varie peculiarità, per termini e modi di dire, che lo distinguono dalla lingua più comunemente usata. Tra citazioni e ri-citazioni, molti termini sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo della cultura più strettamente legata al mondo dell’animazione. Il creatore di Evangelion Hideaki Anno, in Nadia, con una serie di virtuosismi, cerca di citare e riprendere il maggior numero possibile di situazioni, frasi e anche inquadrature dalle serie degli anni ’70.

In questo breve post citiamo alcune delle frasi più comuni legate alla navigazione con navi (spaziali e non). Se si ascoltano le serie con sottotitoli è possibile riconoscere  molti dei termini qui citati.

In un post precedente avevamo trattato di alcuni ideogrammi particolari e qui avevamo affrontato il problema della fisica a velocità relativistica.

 

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(con correzione di Andrea Ortolani, che il giapponese  lo sa veramente e scrive delle follie della legge giapponese qui)